Le fasi del cambiamento

Il trattamento dei disturbi del peso molto spesso deve confrontarsi con una fase iniziale di scarsa motivazione ed elevata resistenza al cambiamento. Quest’ultima viene definita come un insieme di comportamenti osservabili che riflettono un conflitto della persona, radicato nella sua storia. Spesso le persone che si affacciano ad un cambiamento importante devono affrontare questo conflitto, oscillando tra tendenze, stati e desideri opposti. Quando queste resistenze si manifestano, la persona – posta di fronte agli aspetti da modificare – ha difficoltà ad apportare delle mutazioni e ristrutturazioni dei suoi schemi comportamentali e cognitivi.

Alcune delle ragioni per le quali possono emergere questo tipo di resistenze sono:

  • Il comportamento sintomatico è una soluzione “funzionale” per la persona in un determinato contesto, per cui cambiarla vorrebbe dire esporsi al rischio di intaccare un equilibrio;
  • Il comportamento sintomatico è frutto di una storia di lunga durata, fortemente radicato nelle abitudini di vita;
  • Il comportamento è una sorta di protezione verso qualcosa di temuto;
  • Manca la fiducia in sé nel raggiungimento degli obiettivi. Si ha paura di non farcela e di aggiungere il nuovo tentativo alla lista dei fallimenti terapeutici passati, che hanno a loro volta alimentato il senso di inadeguatezza.

La risposta terapeutica deve quindi necessariamente tenere conto di questi fattori e deve cercare di aiutare la persona a superare le proprie resistenze, senza forzature.

Seguendo il modello DiClemente e Prochaska (1982), il processo di cambiamento potrebbe essere distinto nelle seguenti fasi:

  • PRE-CONTEMPLAZIONE: il problema non esiste, si pensa di non dover modificare alcun comportamento;
  •  
  • CONTEMPLAZIONE: si ha consapevolezza del problema ma senza una visione chiara della necessità di cambiare;
  •  
  • DETERMINAZIONE: l’intenzione di cambiare esiste ma ha bisogno di essere rafforzata e ben organizzata;
  •  
  • AZIONE: si sta compiendo il cambiamento. Per modificare il comportamento disfunzionale sono necessarie strategie di intervento applicabili da costruire insieme al terapeuta;
  •  
  • MANTENIMENTO: si stabilizzano i risultati raggiunti e le strategie acquisite vengono fatte proprie e consolidate;
  •  
  • RICADUTA: è un evento che deve essere sempre previsto perché fa parte del percorso.

In sintesi, acquisire consapevolezza della propria sofferenza, dandole un nome e rendendola così riconoscibile e controllabile può essere un primo passo per superare le resistenze al cambiamento. Una volta dato un nome al disagio, si possono valutare insieme alla persona i costi e i benefici del cambiamento. Infine, valutare insieme come affrontare il problema strategicamente. Sposare l’idea che l’importante è FARE, anche se poco. Cominciare a piccoli passi, ponendosi degli obiettivi realistici e raggiungibili, può aiutare la persona a fare una nuova esperienza e ad accrescere il senso di adeguatezza, acquisendo così più sicurezza in se stessa.

Il punto fondamentale da sottolineare è che bisogna ammettere di darsi tempo per creare una nuova modalità di fare esperienza e quindi delle nuove e sane abitudini.


Richiedi informazioni

    Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.



    Resistere alla tentazione

    Mi basta vedere o annusare il cibo per ingrassare

    Sarà vero? Quello che è certo è che spesso sentiamo questa frase provenire da chi ha problemi di peso e ha difficoltà nel perderlo. Nonostante l’affermazione sembri assurda, probabilmente c’è un fondo di verità.

    Il profumo e l’aroma di alcuni cibi possono infatti rendere più acuta la spinta impulsiva verso di essi e scatenare la necessità di ottenere una gratificazione immediata. In alcuni periodi dell’anno (come le festività) o in occasione di eventi particolari (ad es., compleanni, cene e pranzi al ristorante) o ancora alla vista di immagini di cibi particolarmente invitanti è molto difficile resistere.

    Quante volte sentendo un odore, guardando una foto di un buon piatto o l’insegna di un fast-food ci siamo ritrovati ad aver voglia di mangiare quel particolare cibo?

    Qual è la ragione di questo meccanismo? Ce lo spiegano Alain Dagher e colleghi. I ricercatori canadesi hanno condotto un interessante studio presso il Montreal Neurological Institute and Hospital della McGill University.

    Un primo aspetto importante è che la risposta della fame è regolata da un ormone (GRELINA) nello stomaco che ha il compito di incoraggiare l’assunzione di cibo e ci rende quindi più vulnerabili all’odore dei cibi calorici e saporiti.

    Inoltre, la grelina, oltre ad incoraggiare l’assunzione di cibo, favorisce la produzione di DOPAMINA, un neurotrasmettitore – secreto in particolari regioni del nostro cervello – coinvolto nella percezione della ricompensa.


    LO STUDIO DI DAGHER et al (2018)

    Chi?

    Il campione

    38 individui sani.

    Come?

    Il metodo

    Ai partecipanti veniva data una dose di grelina. Durante una sessione di risonanza magnetica funzionale, i partecipanti venivano esposti a una varietà di odori di cibo e non, mentre guardavano contemporaneamente delle immagini di oggetti di uso comune. I partecipanti erano così portati ad associare le immagini con i diversi odori.

    Cosa?

    I risultati

    Grazie all’analisi dei dati di risonanza, i ricercatori hanno mostrato come i partecipanti a cui avevano iniettato grelina mostravano una maggiore attività cerebrale nelle regioni coinvolte nei meccanismi di ricompensa, durante la visione di immagini associate con odori di cibo (e non oggetti). Questo significa che la grelina interviene nei meccanismi alla base della ricompensa associata agli odori di cibo.

    Un secondo interessante risultato riguarda la piacevolezza delle immagini. Ad ogni partecipante veniva chiesto di valutare la piacevolezza delle immagini associate agli odori di cibo. I risultati hanno mostrato che la grelina aumenta la percezione di piacevolezza delle sole immagini che sono associate con gli odori di cibo (e non di quelle associate con odori neutri).

    Quindi?

    Le conclusioni

    La grelina sembra quindi essere associata ai meccanismi che guidano il nostro comportamento alimentare.

    In persone affette da obesità, questo ormone potrebbe essere tra i responsabili di una anormale reattività agli stimoli cibo: potrebbe cioè essere responsabile dell’elevata attrazione verso cibi calorici e gustosi o verso immagini di cibo (ad es., pubblicità o insegne di fast-food). Ci potrebbe essere quindi il coinvolgimento di determinati ormoni e regioni cerebrali alla base di una maggiore vulnerabilità e sensibilità verso questi stimoli ricompensanti.

    Potremmo parlare di una ipersensibilità “genetica”? Presto per dirlo. Per quanto questi risultati siano interessanti, costituiscono solo un primo passo verso la comprensione del complesso e complicato problema dell’obesità. In generale però, lo studio dei meccanismi alla base di questa condizione è fondamentale per aiutare a definire interventi mirati per la terapia del sovrappeso e dell’obesità e, in futuro, per la prevenzione del comportamento di iperalimentazione.


    Prenota la visita o richiedi maggiori informazioni

      Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.



      Il pensiero dicotomico tutto/nulla

      La base di un percorso di cura di sé è quella di prendersi TEMPO, per permettersi di fare un’esperienza, nuova, e di lavorare alla creazione di nuove abitudini. Il motivo per cui è importante concentrarsi sulla possibilità di darsi tempo è per aiutarsi ad abbandonare il pensiero dicotomico tutto/nulla.

      Cos’è questa modalità?

      Il pensiero dicotomico è una modalità che ci porta a pensare che tutto sia o bianco o nero, nessuna sfumatura. Come si traduce nella vita di tutti i giorni?

      “O si è di successo o si è falliti”

      “O si ingrassa o si dimagrisce”

      “O si riesce o non si riesce”

      In alcuni casi, potrebbe sembrare rassicurante avere solo due possibilità di azione o di risultato (o va o non va). Vedere più sfumature, diverse opzioni, porta a metterci in discussione e ad interrogarci di più (cosa che costa fatica) ma ci porta ad avere anche più carte da giocare.

      Nelle etichette “bianco e nero” infatti si perde il senso di noi, di quello che abbiamo e non abbiamo fatto per raggiungere o non raggiungere l’obiettivo. Il pensiero dicotomico porta infatti a percepire una situazione non proprio perfetta come un completo fallimento. Non fa cioè cogliere il percorso e ciò che è stato fatto, ma solo il non-raggiungimento dell’obiettivo.

      Un intervento corretto in campo nutrizionale deve quindi prevedere un’educazione alla via di mezzo. È solo questa “via di mezzo” che ci aiuterà a mantenere nel tempo i diversi traguardi raggiunti.

      La via di mezzo in campo nutrizionale vuol dire, ad esempio, prevedere che alla regola (cioè al seguire il piano con attenzione) si alternino momenti di pausa o trasgressione. Questi momenti possono avere diversi scopi:

      • Se previsti, possono essere momenti di gratificazione controllati, senza senso di colpa, durante i quali la persona si concede ciò di cui in quel momento ha voglia o bisogno;
      • aiutano ad allenarci a tornare alla regola. In questo modo, cioè, ci abituano a rialzarci dopo una piccola scivolata; a tornare ad un’alimentazione sana senza fatica. Il significato di trasgressione, da dannoso, diventa quindi positivo, di utilità.

      In generale, l’alternanza di regola-trasgressione permette di abbandonare il pensiero tutto-nulla “sono a dieta – non sono a dieta”. Si può stare a dieta anche concedendosi dei momenti di gratificazione con qualsiasi cibo ci aggradi. Il pensiero tutto-nulla non ci permette di contemplare l’errore o la trasgressione: alla prima “scivolata” verso cibi proibiti, penseremo di aver fallito e di aver buttato via settimane di lavoro perché la trasgressione segna la fine della dieta e l’inizio della “non-dieta”.

      Al contrario, la persona deve essere educata all’equilibrio e alla normalità dietologica, dove la regola rappresenta un riferimento, una linea guida, e la trasgressione fa necessariamente parte del percorso.


      Prenota la prima visita o richiedi maggiori informazioni

        Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.



        Possiamo seguirti in presenza o online

        30 anni di esperienza nella cura di obesità, sovrappeso e disturbi alimentari

        Scopri le terapie proposte

        oppure contattaci al 0415317638 o scrivi a info@obesita.org

        Food Craving: che cos’è e cosa fare?

        Con il termine food craving si fa riferimento ad un desiderio irresistibile di cibo, difficile da controllare ed arginare.

        La differenza rispetto alla fame biologica sta nel fatto che il desiderio (o craving) è rivolto soprattutto verso cibi particolarmente ricchi di sale, zuccheri e grassi. È un desiderio che ha bisogno di essere soddisfatto nell’immediato, è potente e irrefrenabile.

        Gli attivatori di questo desiderio si possono ritrovare sia negli stati d’animo o nelle emozioni (es. rabbia o tristezza) che ci spingono verso il cibo oppure nelle caratteristiche del cibo stesso (es. zucchero, sale, grasso), potenti attivatori della sensazione di ricompensa e gratificazione.

        Se una persona si ritrova ad avere questi episodi e sta cercando di perdere peso, la dieta non può essere la sola risposta. Una diminuzione degli episodi di discontrollo infatti non dipende dalla forza di volontà del singolo: non basta sapere COSA dovremmo fare, ma anche COME possiamo farlo. Ed è proprio quel “COME” che deve diventare il focus del percorso nutrizionale.

        In generale, due elementi chiave sono da tenere in considerazione:

        • Evitare la restrizione: la restrizione è infatti un potente attivatore per la perdita di controllo. Più restringiamo il nostro introito calorico, più alimentiamo quella spinta verso il cibo. Pulire il campo dalla fame biologica, con un’alimentazione saziante, è un primo passo per ridurre l’impulso a mangiare;
        • Non evitare i cibi a rischio: ebbene sì, NON evitare. Più si chiede di “non pensare all’orso bianco” più si pensa all’orso bianco. Più ci sforziamo di sopprimere un pensiero più questo ritorna con forza. La risposta per ridurre il food craving non è quindi quella di cercare di evitare il cibo. Più evitiamo specifici cibi, più quei cibi diventeranno per noi fonte di irresistibile attrazione. Fare esperienza di questi cibi in diverse occasioni, prevedendolo, ci può aiutare ad allenare il controllo, limitandone le quantità pur non privandosi della gratificazione.

        Attenzione quindi ai metodi “fai da te” o alle diete restrittive.

        Non per tutti la sola risposta giusta per perdere peso è seguire un piano alimentare. In questi casi, è importante considerare gli ostacoli che ci impediscono di seguire un’alimentazione sana.

        ____________________________________________________________

        Richiedi informazioni

          Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.



          Possiamo seguirti in presenza o online

          30 anni di esperienza nella cura di obesità, sovrappeso e disturbi alimentari

          Scopri i percorsi di cura

          oppure contattaci al 0415317638  Whatsapp 32787191 50

          La dipendenza dal controllo

          La necessità o il bisogno di tenere tutto sotto controllo, sintomo specifico dei DCA, porta certi soggetti (normo o leggermente sovrappeso) a vivere per anni controllando rigidamente il cibo per controllare il peso e stare bene solo di conseguenza. Stare bene non perché si riesce a gestire il cibo e quindi il corpo ma perché si esercita il controllo.

          Si prova piacere nell’esercitare il controllo. Un piacere che è dipendenza visto che non se ne può fare a meno e si sente il bisogno di esercitarlo sempre di più.

          Questo tipo di comportamento ad esempio è presente in chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare come l’Anoressia Nervosa. In questa condizione patologica la persona mette in atto la restrizione alimentare e in questo modo esercita il controllo su ciò che assume, inoltre focalizzando la sua attenzione sul peso ha sempre la possibilità di controllare. Questo tipo di comportamento dal punto di vista celebrale attiva la via dopaminergica andando a stimolare i centri del piacere. Pertanto si parla di vera e propria dipendenza da controllo.

          Questa categoria di persone controllo-dipendenti giunge alla nostra osservazione quando “il corpo non risponde più”, quando sentono di non riuscire come prima, quando hanno il terrore di perdere il controllo. Vivono apparentemente bene solo grazie a questo, vanno dal dietologo chiedendo una dieta drastica e un aiuto nel controllarsi. Un aiuto per continuare a stare male.

            “Dottore mi sgridi, non vede che non riesco a perdere un grammo. Mi aiuti a controllarmi. Mi controlli.”

          E’ questo il grido disperato di Maria normopeso da sempre iper-controllata e controllore di tutto e di tutti. Emerge lentamente il suo disagio, si scopre e incomincia a vedere se stessa per quella che è, inizia a sentire la necessità della cura che non è del corpo ma della mente.

          Si tratta di malattie multidimensionali che richiedono risposte interdisciplinari.

          Richiedi informazioni

            Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.



            Possiamo seguirti in presenza o online

            30 anni di esperienza nella cura di obesità, sovrappeso e disturbi alimentari

            Scopri i percorsi di cura

            oppure contattaci al 0415317638  Whatsapp 32787191 50

            La dieta funzionale oltre le calorie e il peso

            Il semplice e a volte efficace “mangia meno e muoviti di più” non può essere la risposta medica scientifica alla diffusione dell’obesita e alla richiesta sempre crescente del dimagrimento.

            Il semplice e a volte efficace “mangia meno e muoviti di più” non può essere la risposta medica scientifica alla diffusione dell’obesita e alla richiesta sempre crescente del dimagrimento.

            Il medico impegnato nella diagnosi e terapia dell’obesità oggi ha la possibilità strumentale per dare delle risposte sempre più mirate alle esigenze nutrizionali individuali.

            La calorimetria indiretta studia il funzionamento metabolico e monitorizza gli effetti di una terapia funzionale dietetica e motoria.

            L’armband  diagnostica la sedentarietà e ci orienta sulla riabilitazione motoria.

            La bioimpedenza valuta lo stato nutrizionale, la composizione corporea e monitorizza il dimagrimento .

            Nel linguaggio dietologico corrente la “dieta dimagrante” va sostituita con la “dieta funzionale” e la scelta dimagrante con la scelta di salute.

            La salute deve coincidere con il buon funzionamento metabolico che è la condizione essenziale per perdere peso e potersi muovere di più.  Percepire il benessere psicofisico perché i nutrienti creano salute e l’attività motoria contrasta la sedentarietà che è uno dei fattori di rischio più sicuri per il diabete e le malattie cardiovascolari.

            La dieta funzionale bilancia  i nutrienti positivi che ci proteggono e limita i nutrienti che in eccesso possono ostacolare la funzionalità.

            Pensare sano aiuta a modificare i comportamenti anche quelli motori e questi a bilanciare gli introiti con le uscite. L’efficienza metabolica  adatta i consumi e regola i più fini meccanismi biologici per contrastare le malattie e le disfunzioni. Un corpo efficiente si sa difendere dagli insulti esterni compresi gli eccessi calorici.

            Siamo stati creati per correre e non possiamo fermarci. La sedentarietà fisica diventa mentale e quindi metabolica. Un rallentamento metabolico porta alle disfunzioni che si traducono nelle malattie metaboliche e vascolari che viaggiano di pari passo all’obesità.

            Nutrirsi bene e muoversi è il farmaco di prima scelta che va prescritto e dosato dal medico nutrizionista che deve occuparsi prima del malato e poi della malattia.


            Richiedi informazioni

              Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.



              Sovrappeso: la cura

              Il sovrappeso e l’obesità non sono riconosciute come un disordine o disturbo del comportamento alimentare (DCA) e quindi non richiedono necessariamente il ricorso ad un intervento di tipo psicologico, ma è ormai accettato che il  trattamento si avvale positivamente di tecniche di tipo cognitivo comportamentale.

              Il sovrappeso e l’obesità non sono riconosciute come un disordine o disturbo del comportamento alimentare (DCA) e quindi non richiedono necessariamente il ricorso ad un intervento di tipo psicologico, ma è ormai accettato che il  trattamento si avvale positivamente di tecniche di tipo cognitivo comportamentale.

              Non serve prescrivere ai pazienti obesi la dieta e dire loro cosa fare e non fare. Limitarsi a prescrizioni sulla qualità e sulla quantità dell’alimentazione renderà il paziente passivo di fronte al suo cambiamento, che per essere significativo e duraturo deve nascere da una partecipazione attiva.

              Più ci si sente impotenti a gestire le situazioni difficili, più si spera in un miracolo. Il cambiamento, invece, si può raggiungere attraverso un impegno costante e la consapevolezza che esso può avvenire solo accettando i piccoli passi che costituiscono l’unica strada per un risultato vero e duraturo.

              La parola chiave deve essere “insegnare ed educare” e non “prescrivere”. Il paziente deve avere la percezione del controllo e per questo è basilare aiutarlo ad acquisire capacità di autogestione e abilità decisionali.

              Prescrivere una dieta istruendo il paziente sulle nozioni corrette che stanno alla base della normale alimentazione è semplice ma non risolverà il problema. Una volta impostato il programma dietetico (educazione nutrizionale volta ad una dieta normocalorica bilanciata o schema dietetico ipocalorico bilanciato), l’efficacia del trattamento deve essere verificata con controlli clinici periodici effettuati dal medico, meglio se in collaborazione con un dietista, a scadenza non superiore a 6-8 settimane fino al raggiungimento dell’obiettivo e ogni 4-6 mesi per i successivi 3 anni.

              “I controlli clinici periodici dovranno comprendere la misurazione dei valori antropometrici ed un’attenta valutazione della compliance del paziente e della sua famiglia agli interventi proposti, valorizzando i miglioramenti, evidenziando eventuali difficoltà, con disponibilità a modificare eventualmente l’approccio iniziale”.

              ( Ministero della Salute )

              Per una maggiore completezza di indagine il medico può effettuare:

              • Calorimetria Indiretta, per lo Studio del Metabolismo a riposo;
              • Bioimpedenza per la Valutazione della composizione corporea;
              • Armband per il monitoraggio dell’attività motoria

              La letteratura medica evidenzia come l’assiduità ai controlli periodici (possibilmente settimanali) sia il parametro più predittivo del successo terapeutico.

              Il programma proposto nell’Ambulatorio del dott. Oliva si articola con questa modalità ed è applicato anche nella prevenzione dell’Obesità e nella cura dei Disturbi Alimentari.


              Prenota la visita

                Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.



                Il paziente al centro della cura

                Il termine obesità al singolare obbliga a racchiudere, condizioni molto differenti tra di loro, in uno spazio diagnostico che non riesce a differenziare i vari soggetti.

                Il termine obesità al singolare obbliga a racchiudere, condizioni molto differenti tra di loro, in uno spazio diagnostico che non riesce a differenziare i vari soggetti.

                Sarebbe opportuno pertanto incominciare a parlarne al plurale: “le obesità”. Esistono i soggetti “ingrassati” perché mangiano e non hanno nessuna intenzione di cambiare, altri invece che hanno delle condizioni genetiche (polimorfismi) che facilitano l’accumulo di grasso nonostante i tentativi di porre rimedio e quelle obesità associate a un disturbo del comportamento alimentare (binge eating) . Anche questa è una schematizzazione grossolana ma distingue almeno tre differenti percorsi terapeutici.

                “Noi partiamo dall’idea che si cura l’obeso e non l’obesità, il malato al posto della malattia, la consapevolezza al posto della prescrizione medica e la restrizione alimentare è superata da un nuovo stile di vita.

                La dieta fine a se stessa, non serve, anzi alla lunga fa prendere più chili. Non si può vivere a lungo nella restrizione alimentare, prima o poi si cede e si innescano meccanismi pericolosi.

                È il  paradosso delle diete ipocaloriche, che con il  passare del tempo finiscono col far ingrassare.

                Prenota la prima visita o richiedi maggiori informazioni

                  Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.



                  Possiamo seguirti in presenza o online

                  30 anni di esperienza nella cura di obesità, sovrappeso e disturbi alimentari

                  Scopri i percorsi di cura

                  oppure contattaci al 0415317638  Whatsapp 32787191 50

                  Contenuto in fibra insolubile degli alimenti

                  Di seguito una tabella con la concentrazione di fibra insolubile negli alimenti, dalla maggiore alla minore.

                  Di seguito una tabella con la concentrazione di fibra insolubile negli alimenti, dalla maggiore alla minore.

                  FIBRA INSOLUBILE (g/100g p.e.)

                  ALIMENTO

                  Q.TÀ

                  Crusca di frumento  41,13
                  Biscotti integrali arricchiti con fibra  26,67
                  Fave secche crude  20,00
                  Carrube  19,07
                  Fagioli -Borlotti secchi crudi  15,71
                  Fagioli -Cannellini secchi crudi  15,25
                  Fagioli crudi  15,14
                  Lenticchie secche crude  12,91
                  Castagne, secche  12,66
                  Ceci secchi crudi  12,45
                  Mandorle dolci, secche  12,04
                  Fagioli, dall’occhio secchi  11,70
                  Fichi, secchi  11,01
                  Farina di segale  10,69
                  Snack di frutta pressata  10,22
                  Arachidi, tostate  9,89
                  Mele, disidratate  9,66
                  Noci pecan  9,07
                  Lenticchie secche, cotte [bollite in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolate]  7,74
                  Castagne, arrostite  7,61
                  Datteri, secchi  7,49
                  Semi di zucca secchi  7,23
                  Fagioli, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolati]  6,78
                  Fagioli -Cannellini secchi, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolati]  6,78
                  Fave secche sgusciate, cotte [bollite in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolate]  6,75
                  Farina di frumento integrale  6,51
                  Fagioli -Borlotti secchi, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolati]  6,28
                  Crackers con crusca  6,24
                  Piselli freschi crudi  5,80
                  Farro  5,75
                  Piselli freschi, cotti [saltati in padella senza aggiunta di grassi e di sale]  5,73
                  Feijoa  5,39
                  Noci, secche  5,37
                  Pane di tipo integrale  5,36
                  Ceci in scatola, scolati  5,30
                  Ceci secchi, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolati]  5,29
                  Biscotti integrali  5,07
                  Pasta di semola, integrale cruda  5,02
                  Grano saraceno  5,01
                  Fiocchi d’avena  4,99
                  Fichi-d’india  4,87
                  Fave fresche, cotte [saltate in padella senza aggiunta di grassi e di sale]  4,86
                  Castagne, bollite  4,84
                  Prugne secche  4,84
                  Orzo perlato  4,83
                  Funghi coltivati pleurotes, cotti [saltati in padella senza aggiunta di grassi e di sale]  4,65
                  Fagioli -Borlotti in scatola, scolati  4,58
                  Mele cotogne  4,51
                  Fave fresche crude  4,45
                  Biscotti con crusca  4,40
                  Pappa per bambini alle verdure  4,33
                  Castagne  4,33
                  Cavoli di bruxelles, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  4,30
                  Uva, secca  4,04
                  Fagioli -Cannellini in scatola, scolati  3,93
                  Fagioli -Borlotti freschi crudi  3,93
                  Lenticchie in scatola, scolate  3,79
                  Pinoli  3,77
                  Cereali da colazione per bambini  3,63
                  Carciofi, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  3,17
                  Funghi coltivati prataioli, cotti [saltati in padella senza aggiunta di grassi e di sale]  3,09
                  Farina di mais  2,76
                  Carote crude  2,70
                  Pasta di semola, integrale, cotta [bollita in acqua distillata senza aggiunta di sale]  2,58
                  Pere fresche, senza buccia  2,56
                  Cavolo broccolo verde ramoso, cotto [bollito in acqua distillata senza aggiunta di sale]  2,54
                  Cavolo verza crudo  2,53
                  Cicoria di campo, cotta [bollita in acqua distillata senza aggiunta di sale]  2,43
                  Loti o kaki  2,43
                  Broccolo a testa, cotto [bollito in acqua distillata senza aggiunta di sale]  2,42
                  Radicchio rosso  2,37
                  Rape crude  2,32
                  Melanzane, cotte [saltate in padella senza aggiunta di grassi e di sale]  2,31
                  Cavolo cappuccio verde crudo  2,26
                  Fagiolini a corallo, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolati]  2,14
                  Fagiolini freschi crudi  2,14
                  Funghi coltivati prataioli crudi  2,14
                  Pasta di semola, integrale, cotta e condita al ragù  2,13
                  Fagiolini surgelati, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolati]  2,07
                  Barbabietole rosse, cotte [bollite in acqua distillata senza aggiunta di sale]  2,05
                  Topinambur, cotto [bollito in acqua distillata senza aggiunta di sale]  2,01
                  Porri, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  2,00
                  Cavolo cappuccio verde, cotto [bollito in acqua distillata senza aggiunta di sale]  2,00
                  Melagrane  1,98
                  Finocchi crudi  1,97
                  Pizza con pomodoro  1,93
                  Carciofi, surgelati crudi  1,93
                  Agretti, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,88
                  Farina di frumento tipo 0  1,86
                  Agretti  1,85
                  Mele fresche con buccia  1,84
                  Crackers senza grassi  1,84
                  Cavolo verza, cotto [bollito in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,81
                  Riso integrale crudo  1,80
                  Pane di tipo 00  1,72
                  Cavolfiore, cotto [bollito in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,68
                  Pomodori maturi  1,67
                  Pasta di semola, cotta e condita al ragu’  1,64
                  Spinaci, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,64
                  Carote, cotte [bollite in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,64
                  Pane formato rosetta  1,63
                  Broccoletti di rapa, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,59
                  Nespole  1,57
                  Asparagi di campo, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,57
                  Pasta di semola cruda  1,55
                  Rape, cotte [bollite in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,50
                  Minestrone, cotto  1,50
                  Cipolline crude  1,48
                  Peperoni crudi  1,47
                  Puntarelle  1,46
                  Pane azzimo  1,46
                  Mele fresche senza buccia  1,44
                  Kiwi  1,43
                  Sedano crudo  1,41
                  Farina di frumento tipo 00  1,41
                  Indivia  1,40
                  Finocchi, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,38
                  Fichi  1,38
                  Bieta, cotta [bollita in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,37
                  Lattuga  1,33
                  Uva, nera  1,33
                  Biscotti secchi  1,32
                  Cardi, cotti [bolliti in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,25
                  Ravanelli  1,23
                  Uva, bianca  1,20
                  Cipolline, cotte [bollite in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,20
                  Banane  1,19
                  Pesche con buccia  1,14
                  Fragole  1,13
                  Pizza bianca  1,11
                  Lattuga a cappuccio  1,11
                  Pompelmo  1,06
                  Patate novelle, cotte [bollite in acqua distillata senza aggiunta di sale]  1,05
                  Merendine, farcite di latte  1,05
                  Mandarini  1,03
                  Pasta di semola, cotta [bollita in acqua distillata senza aggiunta di sale e scolata]  1,03
                  Arance  1,00

                  Ferro: aspetti dietetici

                  Il ferro si trova nel nostro organismo come componente essenziale di alcune strutture (70%) o sotto forma di ferritina ed emosiderina, come deposito, in fegato, milza e midollo osseo (30%).

                  Il ferro si trova nel nostro organismo come componente essenziale di alcune strutture (70%) o sotto forma di ferritina ed emosiderina, come deposito, in fegato, milza e midollo osseo (30%). 
L’assorbimento del ferro è modulato da quattro fattori:

                  1.  Il contenuto di Fe negli alimenti ingeriti
                  2. La sua disponibilità a livello intestinale
                  3. La presenza di altri componenti delle sostanze alimentari assunte (fitati e polifenoli)
                  4. Le condizioni dell’intestino a livello intraluminale

                   

                  Negli alimenti il ferro si può trovare come
:

                  • Ferro emico (carne, pesce): viene assorbito più velocemente e in quantità maggiore
                  • Ferro non emico (es legumi): l’assorbimento sotto questa forma è di circa il 10% del contenuto dell’alimento.

                  La vitamina C migliora l’assorbimento del ferro: è buona abitudine, dunque, quella di aggiungere succo di limone alle verdure, di per sé ricche di vitamine, per facilitare la trasformazione del ferro a livello gastrico.

                  L’assorbimento del ferro viene invece diminuito dalla presenza di calcio.

                  Il fabbisogno di ferro è di 10-12 mg/die nell’uomo adulto, 18 mg nella donna, 7-9 mg nei bambini.
 Per la gestante il fabbisogno sale a 30 mg/die, per la nutrice 18.

                  Alimento

                  Vit. C mg/100 g alimento

                  fegato di maiale

                  18

                  vongole

                  14

                  caviale

                  11,8

                  fagioli borlotti

                  9

                  fegato di bovino

                  8,8

                  fiocchi di crusca

                  8,

                  radicchio verde

                  7,8

                  pistacchi

                  7,3

                  orata

                  6

                  cozze

                  5,8

                  muesli

                  5,6

                  rucola

                  5,2

                  cioccolato fondente

                  5

                  tuorlo d’uovo

                  4,9

                  cavallo

                  3,9

                  nocciole

                  3,3

                  spinaci

                  2,9

                  gamberi

                  1,8

                  piselli secchi

                  1,7

                  riso

                  0,8


                  Richiedi informazioni

                    Consento il trattamento dei dati personali secondo gli art.7 e 13 del D.Lgs 196/03.