25

maggio

2019

Le fasi del cambiamento

Il trattamento dei disturbi del peso molto spesso deve confrontarsi con una fase iniziale di scarsa motivazione ed elevata resistenza al cambiamento. Quest’ultima viene definita come un insieme di comportamenti osservabili che riflettono un conflitto della persona, radicato nella sua storia. Spesso le persone che si affacciano ad un cambiamento importante devono affrontare questo conflitto, oscillando tra tendenze, stati e desideri opposti. Quando queste resistenze si manifestano, la persona – posta di fronte agli aspetti da modificare – ha difficoltà ad apportare delle mutazioni e ristrutturazioni dei suoi schemi comportamentali e cognitivi.

Alcune delle ragioni per le quali possono emergere questo tipo di resistenze sono:

  • Il comportamento sintomatico è una soluzione “funzionale” per la persona in un determinato contesto, per cui cambiarla vorrebbe dire esporsi al rischio di intaccare un equilibrio;
  • Il comportamento sintomatico è frutto di una storia di lunga durata, fortemente radicato nelle abitudini di vita;
  • Il comportamento è una sorta di protezione verso qualcosa di temuto;
  • Manca la fiducia in sé nel raggiungimento degli obiettivi. Si ha paura di non farcela e di aggiungere il nuovo tentativo alla lista dei fallimenti terapeutici passati, che hanno a loro volta alimentato il senso di inadeguatezza.

La risposta terapeutica deve quindi necessariamente tenere conto di questi fattori e deve cercare di aiutare la persona a superare le proprie resistenze, senza forzature.

Seguendo il modello DiClemente e Prochaska (1982), il processo di cambiamento potrebbe essere distinto nelle seguenti fasi:

  • PRE-CONTEMPLAZIONE: il problema non esiste, si pensa di non dover modificare alcun comportamento;
  • CONTEMPLAZIONE: si ha consapevolezza del problema ma senza una visione chiara della necessità di cambiare;
  • DETERMINAZIONE: l’intenzione di cambiare esiste ma ha bisogno di essere rafforzata e ben organizzata;
  • AZIONE: si sta compiendo il cambiamento. Per modificare il comportamento disfunzionale sono necessarie strategie di intervento applicabili da costruire insieme al terapeuta;
  • MANTENIMENTO: si stabilizzano i risultati raggiunti e le strategie acquisite vengono fatte proprie e consolidate;
  • RICADUTA: è un evento che deve essere sempre previsto perché fa parte del percorso.

In sintesi, acquisire consapevolezza della propria sofferenza, dandole un nome e rendendola così riconoscibile e controllabile può essere un primo passo per superare le resistenze al cambiamento. Una volta dato un nome al disagio, si possono valutare insieme alla persona i costi e i benefici del cambiamento. Infine, valutare insieme come affrontare il problema strategicamente. Sposare l’idea che l’importante è FARE, anche se poco. Cominciare a piccoli passi, ponendosi degli obiettivi realistici e raggiungibili, può aiutare la persona a fare una nuova esperienza e ad accrescere il senso di adeguatezza, acquisendo così più sicurezza in se stessa.

Il punto fondamentale da sottolineare è che bisogna ammettere di darsi tempo per creare una nuova modalità di fare esperienza e quindi delle nuove e sane abitudini.

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