3

maggio

2019

Il pensiero dicotomico tutto/nulla

In una società che richiede di essere performanti e lo richiede subito, è difficile pensare di darsi il giusto tempo di fare le cose

La base di un percorso di cura di sé è quella di prendersi TEMPO, per permettersi di fare un’esperienza, nuova, e di lavorare alla creazione di nuove abitudini. Il motivo per cui è importante concentrarsi sulla possibilità di darsi tempo è per aiutarsi ad abbandonare il pensiero dicotomico tutto/nulla.

Cos’è questa modalità?

Il pensiero dicotomico è una modalità che ci porta a pensare che tutto sia o bianco o nero, nessuna sfumatura. Come si traduce nella vita di tutti i giorni?

“O si è di successo o si è falliti”

“O si ingrassa o si dimagrisce”

“O si riesce o non si riesce”

In alcuni casi, potrebbe sembrare rassicurante avere solo due possibilità di azione o di risultato (o va o non va). Vedere più sfumature, diverse opzioni, porta a metterci in discussione e ad interrogarci di più (cosa che costa fatica) ma ci porta ad avere anche più carte da giocare.

Nelle etichette “bianco e nero” infatti si perde il senso di noi, di quello che abbiamo e non abbiamo fatto per raggiungere o non raggiungere l’obiettivo. Il pensiero dicotomico porta infatti a percepire una situazione non proprio perfetta come un completo fallimento. Non fa cioè cogliere il percorso e ciò che è stato fatto, ma solo il non-raggiungimento dell’obiettivo.

Un intervento corretto in campo nutrizionale deve quindi prevedere un’educazione alla via di mezzo. È solo questa “via di mezzo” che ci aiuterà a mantenere nel tempo i diversi traguardi raggiunti.

La via di mezzo in campo nutrizionale vuol dire, ad esempio, prevedere che alla regola (cioè al seguire il piano con attenzione) si alternino momenti di pausa o trasgressione. Questi momenti possono avere diversi scopi:

  • Se previsti, possono essere momenti di gratificazione controllati, senza senso di colpa, durante i quali la persona si concede ciò di cui in quel momento ha voglia o bisogno;
  • aiutano ad allenarci a tornare alla regola. In questo modo, cioè, ci abituano a rialzarci dopo una piccola scivolata; a tornare ad un’alimentazione sana senza fatica. Il significato di trasgressione, da dannoso, diventa quindi positivo, di utilità.

In generale, l’alternanza di regola-trasgressione permette di abbandonare il pensiero tutto-nulla “sono a dieta – non sono a dieta”. Si può stare a dieta anche concedendosi dei momenti di gratificazione con qualsiasi cibo ci aggradi. Il pensiero tutto-nulla non ci permette di contemplare l’errore o la trasgressione: alla prima “scivolata” verso cibi proibiti, penseremo di aver fallito e di aver buttato via settimane di lavoro perché la trasgressione segna la fine della dieta e l’inizio della “non-dieta”.

Al contrario, la persona deve essere educata all’equilibrio e alla normalità dietologica, dove la regola rappresenta un riferimento, una linea guida, e la trasgressione fa necessariamente parte del percorso.

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