25

dicembre

2017

La dieta funzionale

uomo con alimenti nella testa

Il paradosso delle diete dimagranti fortemente restrittive è che alla lunga diventano ingrassanti. 
Si perde peso per riacquistare più chili di quelli persi e in percentuale recuperare più grasso di quello iniziale.


È meglio non iniziare mai una dieta dimagrante se non si hanno delle buone probabilità di poter mantenere il peso raggiunto.

E allora, come fare? È questo il grande impegno che sta a cuore a chi si occupa di sovrappeso e diventa l’obiettivo prioritario nella terapia dell’obesità e delle sue coomorbilità.

La dieta dimagrante va sostituita con la dieta funzionale

La prima esclude i cibi cosiddetti “ingrassanti”, elenca i cibi da escludere, priva e penalizza. La seconda propone la giusta quantità di cibo sano e di alimenti che diventano farmaci in grado di creare salute.

Si parla di nutraceutici, per mettere in evidenza le proprietà protettive e curative di elementi contenuti negli alimenti.

Mangiare sano aiuta a pensare sano, evitando di cadere nella trappola delle idee disfunzionali che dalla dieta “dimagrante” portano al fallimento dietologico, causa di tanti malanni.

La medicina dello stile di vita diventa la risposta semplice ed economica alle malattie del benessere. Uno stile di vita salutare ci protegge dal diabete, dalle malattie vascolari e da alcune forme di malattie tumorali.

Senza fumo, eccesso di alcool, con una alimentazione funzionale e una attività motoria adeguata si può vivere più a lungo ma soprattutto meglio.
 La parola d’ordine è promuovere gli stili di vita salutari.

La sedentarietà diventa uno dei fattori di rischio più sicuri e rappresenta l’obiettivo terapeutico principale nei dismetabolismi, quali il diabete e l’obesità, e nelle malattie vascolari
.

Cos’è la sedentarietà e qual è il livello di attività motoria ottimale? Come si fa a stabilire la quantità di cibo da assumere?

Ippocrate nel 463 A.C. già si poneva questi quesiti e affermava che se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute.

Negli ultimi anni si è sempre di più imposta la necessità di misurare il fabbisogno energetico, ovvero la quantità di energia spesa per mantenere le funzioni vitali in condizioni basali.
 La ricerca tecnologica, inoltre, è riuscita a produrre microprocessori, derivati dalla nanotecnologia, in grado di monitorare lo stile di vita e la conseguente spesa energetica.

La calorimetria indiretta è la strumentazione che misura il bisogno energetico basale, mentre accelerometri, sofisticati cardiofrequenzimetri e misuratori della dispersione termica quantificano la spesa energetica per le attività motorie giornaliere.

Ippocrate pertanto oggi riceverebbe una risposta precisa ai suoi quesiti.
La dieta funzionale parte dalla giusta prescrizione energetica per andare oltre le calorie e gli alimenti. Dagli alimenti si passa a considerare gli elementi, in particolare quelli buoni, in grado di modificare positivamente persino l’espressione genica.

Geni buoni che emergono su quelli meno buoni

La genetica si manifesta solo se trova un ambiente idoneo e di fronte ad una familiarità poco favorevole o a un riscontro di rischio 
metabolico o vascolare elevato deve nascere la speranza e quindi l’impegno ad assumere cibi sani da associare ad una attività motoria quotidiana, leggera e costante.

Gli Omega 3 diventano un farmaco utile nelle trigliceridemie  e gli antiossidanti, come il resveratrolo del vino rosso o i bioflavonoidi delle verdure, sono consigliati perché in grado di prevenire e rallentare le malattie degenerative. 
L’acido folico riduce i valori di omocisteina che, se elevati, aumentano il rischio vascolare. 
Il giusto apporto di calcio nell’età della crescita aiuta a prevenire l’osteoporosi dell’età adulta. La fibra presente nelle verdure e nei cereali integrali ci protegge dal carcinoma del colon retto e migliora l’insulino resistenza, fattore causale della sindrome metabolica, che rappresenta un forte fattore di rischio cardiovascolare. Le vitamine (specie del gruppo B) e gli oligoelementi aiutano il metabolismo intermedio che migliora l’efficienza dell’organismo.

Un organismo che è fatto per funzionare bene in presenza di un’adeguata attività motoria. Ci si muove per le necessità elementari, ma molto poco spontaneamente e a fatica per le attività programmate, sia ludiche che sportive.
 Siamo sempre più sedentari, nonostante le sempre più numerose evidenze scientifiche sul ruolo preventivo e curativo dell’attività motoria.
 Un recente studio mette in evidenza l’incidenza maggiore di tumore al seno tra donne obese sedentarie, rispetto a donne obese attive; per questo tipo di tumore l’attività motoria riveste un ruolo protettivo.

L’attività motoria inoltre riduce i valori pressori, aumenta il colesterolo buono, riduce la glicemia, migliora lo stato dell’umore, contrasta lo stress e ci rende mentalmente più attivi.
 Diecimila passi è diventata la prescrizione a cui tutti dovremmo rapportarci. Passi, però, che se non sono fatti con una certa velocità e continuità, il più delle volte non sono idonei a far consumare quella quota energetica indispensabile a far “quadrare i conti”.

Lo studio del movimento e dello stile di vita è alla base di qualsiasi programma di riabilitazione nutrizionale. Sofisticati sensori applicati direttamente sulla pelle possono monitorare per giorni i livelli di attività fisica, la qualità del sonno e più in generale lo stile di vita.
 Diagnosticare il livello di attività motoria per prescrivere su misura l’integrazione motoria.
 La giusta quantità di cibo e di nutrienti, associata ad un’adeguata attività motoria, è in grado di generare salute, intesa non come assenza di malattia, ma come percezione del benessere.

 

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