Ho iniziato il percorso con tirzepatide mantenendo sempre il dosaggio minimo di 2.5 mg, ed è stato sufficiente per osservare un cambiamento che definirei prima di tutto cognitivo, ancora più che fisico.
La differenza più evidente è stata l’assenza del cosiddetto “rumore del cibo”. Quel sottofondo costante di pensieri, impulsi e richiami legati al mangiare si è progressivamente silenziato, lasciando spazio a una relazione completamente diversa con l’alimentazione. Oggi il cibo è tornato a essere un meraviglioso ed essenziale nutrimento.
Prima del trattamento avevo una percezione della sazietà alterata: tendevo a non avvertirla in modo chiaro, come se i segnali fisiologici fossero disallineati. Con il farmaco questa regolazione si è normalizzata.
Anche la gestione dello stress è cambiata: non passa più attraverso il cibo. Questo ha avuto un impatto molto più ampio di quanto immaginassi, perché ha liberato uno spazio mentale significativo. La reazione più sorprendente, infatti, è stata proprio questa sensazione di silenzio e di spazio: una mente meno occupata, più lucida, con una maggiore capacità di concentrazione su tutto il resto.
Sono sempre stata una persona con molti interessi, ma spesso faticavo a dedicarmi davvero a ciò che mi appassionava. Ora ho la sensazione concreta di poterlo fare: il cibo non è più un pensiero centrale né un elemento di distrazione. Ed è sorta una domanda a cui, in fondo, è stato facile rispondere: chi sono oltre il cibo?
Oggi vivo con una sensazione di leggerezza, come se molte scelte avvenissero in modo più naturale, quasi in “pilota automatico”, ma in senso positivo. È come aver ritrovato fiducia nel mio corpo e nei suoi segnali.
Non esiste più il senso di colpa. Non esiste più giudizio nei confronti di me stessa quando mangio. Il pensiero distorto del cibo era talmente opprimente che pensavo fosse impossibile da scorporare dalla mia persona. Ho vissuto ogni traguardo della mia vita con ai piedi queste catene e, guardando avanti, davo per scontato che avrebbero per sempre appesantito il mio futuro. Non sarà così. Oggi mi sento liberata e, più passa il tempo, più realizzo che questa è una meravigliosa normalità: un diritto, una dimensione che tutti meritiamo.








