Fitness metabolico

Senza un’adeguata attività motoria non è possibile gestire il peso corporeo nel lungo periodo. Il movimento comporta diversi benefici che supportano e incrementano l’effetto di un regime dietetico bilanciato e studiato sulla base del metabolismo.

Metabolismo e attività fisica: un rapporto complesso

Il corpo, quando è a riposo, per produrre energia utilizza i cosiddetti “substrati ossidabili”, come glucosio e glicogeno. 
In caso di attività fisica, invece, utilizza i depositi di acidi grassi contenuti nelle cellule adipose, ed è per questo che lo sforzo favorisce la perdita di tessuto adiposo.

Non solo: chi è sovrappeso o addirittura obeso e non pratica un’attività fisica regolare, va incontro a un calo del metabolismo basale e quindi a una perdita di massa magra, che viene sostituita da massa grassa, peggiorando la situazione.

L’esercizio fisico, oltre ad incrementare progressivamente il metabolismo a riposo, influenza anche la produzione di calore indotta dagli alimenti. Questo fenomeno, estremamente interessante sotto il profilo scientifico, è mediato da una serie di segnali ormonali specifici. In particolare l’attività fisica regolare agisce direttamente sulla corticotropina (CRF), che induce una riduzione delle calorie introdotte e un aumento del consumo di energia, al contrario del neuropeptide Y, che ha un’attività diametralmente opposta. Con l’esercizio fisico, quindi, si favorisce la sintesi di CRF e si consumano più calorie.

La conferma pratica di queste osservazioni viene dalle 
Clinical Guidelines on The Identification, Evaluation and Treatment of Overweight and Obesity in Adults dei National Institutes of Health (NIH) di Bethesda, Maryland (USA), che si possono così riassumere:

  • l’aumento dell’attività fisica, da solo o in associazione a un trattamento dietetico, consente di creare un deficit nel bilancio calorico e quindi di favorire il calo di peso;
  • in particolare, con l’attività fisica si può ottenere un calo del 2-3 per cento del peso e dell’indice di massa corporea;
  • un’attività fisica regolare favorisce la ridistribuzione del grasso corporeo, facilitando la perdita del grasso intraddominale considerato particolarmente a rischio per la salute. Non esistono ancora studi che dimostrino che questo effetto sia indipendente dalla perdita di peso;
  • l’attività fisica regolare nelle persone obese e in sovrappeso aumenta le prestazioni cardiorespiratorie indipendentemente dalla perdita di peso, con ripercussioni positive sulla qualità della vita e sull’umore del soggetto;
  • l’attività fisica regolare rappresenta un fattore protettivo per le malattie cardiovascolari e il diabete, sia in termini di mortalità che di morbilità. In particolare, agisce abbassando la pressione arteriosa e i valori dei trigliceridi nel sangue, aumentando il colesterolo HDL e migliorando la tolleranza al glucosio.Tutti questi effetti sono indipendenti dal calo di peso (tratto da www.cardiometabolica.org).
 
I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston hanno recentemente osservato gli effetti di differenti tipologie di attività fisica sulla salute delle donne americane di età superiore ai 50 anni. Dai risultati è emerso che una passeggiata giornaliera a passo sostenuto per un totale di circa 2 ore e mezzo alla settimana, riduce il rischio di ictus e cardiopatie più della corsa e degli sforzi in palestra.

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    Prevenire le patologie della tiroide in 5 mosse

    Molte delle malattie della tiroide, dal gozzo semplice a quello multinodulare, si possono prevenire con un’adeguata assunzione di iodio con gli alimenti. Inoltre la diagnosi precoce dei noduli e dei carcinomi permette, nella maggior parte dei casi, una guarigione completa dalla malattia.

    Ecco 5 consigli per la prevenzione delle patologie tiroidee :

    1. Assumi un’alimentazione variata che preveda pesce 2-3 volte la settimana e usa regolarmente il sale iodato.
    2. Fai valutare la tua tiroide con la semplice palpazione una volta all’anno dal tuo medico di fiducia. I test di screening come l’ecografia e gli esami del sangue sono giustificati solo in persone ad alto rischio di malattie e tumori della tiroide.
    3. Durante la gravidanza e l’allattamento accertati che l’assunzione di iodio sia adeguata ed eventualmente utilizza un integratore di iodio.
    4. Se soffri di ipotiroidismo o ipertiroidismo e aspetti un bambino o intendi programmare una gravidanza, consulta un endocrinologo e accertati di assumere una terapia corretta.
    5. Se sei stato esposto a iodio radioattivo a dosi elevate o irradiazione  nella regione del collo sottoponiti a regolari controlli.

     Tratto da “La Tiroide dalla A alla Z” di Claudio Pagano, Pragmata Edizioni, Roma.

    Claudio Pagano-endocrinologo-


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      La prevenzione del cancro al colon

      È noto che il cancro al colon è correlato gli stili di vita occidentali fortemente caratterizzati dall’assunzione di diete ad alto contenuto di acidi grassi saturi e povera di fibre.

      Il cancro colorettale (CCR) rappresenta la seconda causa di morte per cancro nei due sessi ; nella stragrande maggioranza dei casi il processo neoplastico si realizza con un evoluzione dell’epitelio intestinale che avviene in molti anni e questo rappresenta un’opportunità ideale per interventi di prevenzione diretti ad interrompere la storia naturale della malattia in una delle fasi evolutive che precedono l’insorgenza del cancro.

      Tra gli interventi di prevenzione si distinguono:

      • la prevenzione primaria che ha  l’obiettivo di evitare l’insorgenza dell’adenoma ed è diretta alla popolazione generale;
      • lo screening diretto ai soggetti asintomatici a rischio intermedio per identificare e trattare gli adenomi in stadi più precoci di quanto si osserva nei soggetti sintomatici;
      • la sorveglianza , che ha lo stesso obiettivo dello screening ma è diretta ai soggetti ad alto rischiio per questo cancro.

      È noto che il CCR sia correlato gli stili di vita occidentali fortemente caratterizzato dall’assunzione di diete ad alto contenuto di acidi grassi saturi  e povera di fibre il cui effetto protettivo dipenderebbe dall’aumento della massa fecale che diluisce i carcinogeni e riduce il loro contatto con la mucosa accelerando il transito.

      Molti studi epidemiologici mostrano un aumento di incidenza di CCR nei grandi consumatori di carne rossa , le ipotesi patogenetiche sono numerose: stimolo alla secrezione di insulina endogena con azione mitogena, incremento di grassi saturi, di ferro emico , di amine eterocicliche (effetti dovuti alla modalità di cottura della carne , alte temperature >200° , tempi prolungati e superfici carbonizzate). Dati relativi all’assunzione di calcio e vit D hanno mostrato una modesta ma significativa riduzione del rischio di insorgenza di cancro e adenomi, per quanto riguarda l’acido folico gli studi sono contrastanti , importanti invece sono la correlazione inversa tra vitamina B6 e CCR soprattutto negli alcolisti . Al momento quindi non sono ben note informazioni sui singoli componenti alimentari ma vi è una forte correlazione tra CCR e stili alimentari che comportano importanti consumi di carni rosse e carboidrati raffinati . Le prime per la presenza di amine eterocicliche prodotte da metodi di cottura basate su alte temperature e tempi prolungati , e sulla presenza in prodotti conservati quali salumi ed affettati di conservanti quali nitriti e nitrati usati come antimicrobici ed antisettici che nell’organismo vanno incontro a trasformazioni in nitrosammine ( probabili cancerogeni per l’uomo secondo l’AIRC) i secondi per lo scarso utilizzo di fibra alimentare e il conseguente accumulo di acidi biliari a livello intestinale.

      Tra i meccanismi patogenetici legati all’obesità ed al sovrappeso sono coinvolti la resistenza insulinica e l’iperinsulinemia ma anche uno stato pro infiammatorio legato alla presenza di grasso viscerale in sede addominale (organo endocrino a tutti gli effetti ). Infine anche l’attività fisica avrebbe una correlazione inversa con il CCR giacchè ridurrebbe la produzione di insulina e lo stato infiammatorio e ridurrebbe l’adiposità viscerale.

      Per riassumere le raccomandazione per la prevenzione primaria del CCR sono le seguenti:

      • ridurre l’assunzione di grassi al 30%
      • includere nella dieta ogni giorno frutta e verdura
      • assumere alcolici con moderazione ( 1 bucchiere di vino a pasto)
      • mantenere un peso sano
      • aumentare l’apporto di fibra a 20-30 g al giorno
      • minimizzare il consumo di cibi salati, conservati o affumicati o nel caso abbinarli ad alimenti ricchi di vitamina C in grado di impedire la formazione di amine eterocicliche ( esempio marinatura con succo di limone per le carni alla griglia e consumo di frutta dopo un pasto che preveda salumi: panino e prosciutto seguito da kiwi !)
      • bilanciare l’apporto calorico con l’attività fisica.

      fonte : Manuale di Gastroenterologia Unigastro 2013-2015

      Federica Mercuri -dietista-


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        La terapia educazionale comportamentale

        Cura l’Obeso, ossia la persona, per curare l’obesità, ossia la malattia. Nello specifico la terapia educazionale-comportamentale: coinvolge il paziente in tutte le fasi della terapia informando, educando, sostenendo come in un percorso di riabilitazione.

        Cura l’Obeso, ossia la persona, per curare l’obesità, ossia la malattia.

        Nello specifico la terapia educazionale-comportamentale:

        • coinvolge il paziente in tutte le fasi della terapia informando, educando, sostenendo come in un percorso di riabilitazione;
        • propone il calo ponderale non come obiettivo primario ma punta al benessere e alla qualità delle vita;
        • enfatizza il vantaggio metabolica e vascolare di un calo ponderale anche modesto ( 5-10%) ;
        • spiega il vantaggio di una nutrizione bilanciata e saziante. La dieta saziante aiuta il controllo mentre la dieta affamante porta alla perdita di controllo e quindi al fallimento;
        • illustra l’importanza dell’esercizio fisico e dei suoi benefici metabolici. La sedentarietà ha spesso un ruolo superiore al cibo sia nel determinare l’obesità che nel programma di perdita di peso.

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          Dimagrire con la testa: il pensiero dimagrante

          Ciò che pensiamo e le emozioni che proviamo influiscono sempre sul nostro corpo e sui tempi e i modi di recupero da un disturbo, o sul successo di una terapia. Per questo anche nell’approccio a una dieta dimagrante è importante adottare un pensiero favorevole a un nuovo approccio positivo al cambiamento.

          Possiamo elencare alcuni “pensieri negativi” che tipicamente allontanano da un approccio corretto al percorso dietologico che vanno accantonati per far spazio a “pensieri positivi”, che al contrario lo sostengono e lo incoraggiano.

          È sbagliato pensarla così:

          • la presunzione di sapere ’come fare’ è la maggiore causa di fallimento
          • per dimagrire bisogna fare la fame salto i pasti cosi dimagrisco prima
          • la pasta e il pane fanno ingrassare
          • sto a dieta quindi non posso assolutamente trasgredire
          • il mio metabolismo non funziona bene
          • solo i farmaci mi possono far dimagrire
          • da domani mi metto a dieta intanto mangio
          • per dimagrire debbo per sempre rinunciare ai miei cibi preferiti
          • la dieta mette tristezza
          • mi sento in colpa se trasgredisce
          • è inutile dimagrire tanto poi ingrasso.

          È corretto pensarla così:

          • evito la rigidità
          • controllo alimentare significa dieta come regola che prevede ed è potenziata dalla trasgressione
          • il tempo è il migliore alleato
          • controllo non tanto il tipo di cibo ma il metodo di cottura che non preveda l’aggiunta di grassi di condimento
          • meglio una porzione abbondante di pasta senza condimenti che metà porzione condita abbondantemente
          • la colazione è un pasto principale
          • non salto i pasti altrimenti la fame mi fa perdere il controllo
          • ho la certezza di perdere peso se rinvesto nel lungo periodo
          • solo modificando il mio modo di “pensare dietologico” posso mantenere i chili persi
          • se mi trovo a lottare con la bilancia debbo mettere in discussione le mie convinzioni dietologiche.

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            OSAS e depressione: quale legame?

            Cos’è l’OSAS? La Sindrome da apnee notturne (detta OSAS) è caratterizzata da episodi di apnea durante il sonno. Questi episodi portano con loro diversi effetti negativi a carico della salute mentale e fisica.

            La persona che soffre di OSAS esperisce una frammentazione del sonno, con un’aumentata sonnolenza durante il giorno , che porta a difficoltà nella gestione delle attività quotidiane e lavorative, a causa di diversi disturbi secondari ( come mancanza di concentrazione, irritabilità, sbalzi d’umore, etc.).

            Secondo recenti studi, le apnee notturne si assocerebbero a disturbi depressivi.

            Lo stretto legame tra OSAS e depressione deriva da due aspetti:

            • la mancanza di sonno ha come conseguenza una compromissione della qualità della vita, associata ad un abbassamento del tono dell’umore;
            • apnee notturne e depressione sembrano condividere un substrato comune, cioè la carenza di serotonina. Quest’ultima ha un ruolo importante sia nella regolazione dell’umore che nel controllo del tono muscolare delle vie aeree superiori durante il sonno. Una riduzione della serotonina potrebbe quindi essere alla base dell’abbassamento del tono dell’umore e delle apnee notturne.

            Nonostante non sia stato del tutto chiarito se la depressione sia causa o conseguenza dei sintomi dell’OSAS, è importante valutare l’eventuale comorbilità tra queste due condizioni per adottare il trattamento più adeguato ed alleviare entrambe.

            Presso il nostro Ambulatorio è possibile effettuare l’esame della Polisonnografia.

            Per informazioni e prenotazioni:

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              Neoplasie del colon: cause e tipologie

              Neoplasie benigne

              I polipi sono protrusioni macroscopicamente visibili sulla superficie mucosa dell’intestino, la cui grandezza varia da millimetri ad alcuni centimetri.  Possono essere classificati in sessili o peduncolati e possono essere singoli o multipli.

              Le neoplasie maligne

              Le neoplasie maligne sono costituite essenzialmente dal cancro colorettale (CCR).

              Il CCR costituisce da solo il 95% di tutti i tumori maligni del colon, è al terzo posto per incidenza tra le malattie neoplastiche nell’uomo e secondo nella donna e costituisce la quarta e terza causa di morte per cancro nella donna e nell’uomo rispettivamente.

              Le cause e i fattori di rischio

              I principali fattori di rischio sono fattori non modificabili quali l’età superiore ai 50 anni o soggetti giovani che presentano una storia familiare di malattia,  ma anche fattori modificabili quali obesità, sovrappeso e vita sedentaria, dieta ipercalorica, iperlipidica e povera di fibre, ricca di grassi saturi, alcool e fumo. Diversi studi effettuati sugli animali correlano infatti dieta ricca di grassi e il rischio di sviluppare la neoplasia come anche un aumento del rischio in soggetti con Body Mass Index superiore a 30.

              Anche una dieta povera di fibra facilita il rischio di malattia poiché si permette  il contatto di metaboliti degli acidi biliari, mutageni e carcinogeni fecali con la mucosa intestinale per un transito rallentato.

              Federica Mercuri-dietista-

              Fonte: Manuale di Gastroenterologia Unigastro edizione 2013-2015


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                Obesità e diabete

                L’obesità è generalmente considerata un fattore favorente lo sviluppo del diabete. studi epidemiologici hanno dato una risposta positiva, sull’esistenza di una correlazione fra i due fattori.

                L’obesità è generalmente considerata un fattore favorente lo sviluppo del diabete.

                Dati americani avevano rivelato che 34.413 dei 55.110 decessi per diabete erano causati dall’obesità; studi epidemiologici hanno dato una risposta positiva, sull’esistenza di una correlazione fra i due fattori.

                Gli studi genetici hanno messo in evidenza che alterazioni metaboliche presenti in questi soggetti hanno come prima manifestazione l’insulina resistenza prima ancora dell’alterazione del metabolismo del glucosio e del peso.

                L’epidemiologia moderna ha dato una risposta convincente a tale convinzione: nei soggetti con familiarità per il diabete il BMI è significativamente più elevato rispetto a quello dei soggetti senza familiarità. Negli indiani Pima, una tribù con elevata prevalenza di diabete, è stata dimostrata una stretta correlazione tra familiarità per il diabete ed obesità.

                La prevalenza del diabete aumenta in modo consistente con l’aumentare del peso.

                Nella relazione fra familiarità al diabete e obesità si è osservato che la prevalenza del diabete aumenta in modo consistente con l’aumentare del peso e del grado di familiarità per il diabete: nello studio di E. M. Allen, si è visto che, sul cane parzialmente pancreasectomizzato in concomitanza con aumento di peso, compariva il diabete; quando il peso veniva riportato alla normalità il diabete scompariva completamente.


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                  Dalla diversità penalizzante alla scelta di salute

                  Corpo grosso e ingombrante, pesantezza, difficoltà nei movimenti quotidiani, vergogna per il proprio stato, sguardi e giudizi di familiari, conoscenti ed estranei. Si evita di guardarsi allo specchio, non si ha tanta voglia di uscire, ci si è abituati a questa condizione fisica e mentale. Ci si sente sempre in colpa, al posto sbagliato e con un grande disagio dentro. E’ visibile l’obesità, tanto visibile da doverne rendere sempre conto agli altri.

                  Le persone obese o in forte sovrappeso sono spesso considerate, e lo erano assolutamente fino a qualche anno fa anche nell’ambito medico, persone portatrici di una diversità cronica e senza rimedio, un po’ da compatire, un po’ da spronare facendo leva sulla loro forza di volontà e impegno, come se la condizione del loro corpo fosse tutta colpa loro e merito dell’incapacità di sapersi controllare e gestire nell’alimentazione.

                  Mi raccomando dimagrisca (…) perda 30 chili e poi possiamo programmare l’intervento (…) è diabetico: o si mette a dieta o deve prendere il farmaco (…) la sua artrosi migliorerà se dimagrisce, mi raccomando si metta a dieta (…). Ma non capisce che deve dimagrire (…)

                  Messaggi che colpevolizzano e non motivano. Il paziente si viene così a trovare in un ruolo, in parte auto-costruito anche involontariamente e in parte definito dal contesto esterno sociale, medico e relazionale, in cui si sente e si vede in difetto e gli altri rinforzano questo aspetto di colpa, questa mancanza di volontà e negativismo: sei grasso, dunque, brutto ed è disdicevole magari frequentarti; sei obeso, malato e non capisci che devi dimagrire.

                  La classica prescrizione a lungo attuata (e tuttora appartenente a molte prassi di cura): “Mi raccomando dimagrisca, mangi meno e si muova di più”, come se tutto dipendesse dal paziente, veicola proprio questo messaggio: mancata comprensione delle difficoltà, della malattia e del malato che necessita di una cura. Il disagio relazionale, sociale e psicologico (anche solo come conseguenza), oltre che fisico non viene preso in carico ma è delegato totalmente alla volontà del paziente; come se dipendesse solo dalla volontà, come se un bel giorno il soggetto avesse deciso di ingrassare e ora non volesse decidere di dimagrire. Distacco assoluto tra necessità di cura e vita reale della persona. Non si delega, bisogna farsi carico delle aspettative del soggetto e delle sue debolezze, dei sintomi, delle resistenze, delle motivazioni e della voglia di cambiare.

                  Cambiare è possibile e conviene. La pretesa della cura, presente in tutte le malattie, è assente paradossalmente in questa malattia orfana di farmaci e di cure adeguate.

                  Fortunatamente, nel tempo, questo concetto estremamente penalizzante nei confronti dell’obesità è andato scemando per convergere (anche se non ancora del tutto) verso altre concezioni di questa patologia (solo recentemente riconosciuta come tale) molto più realistiche, vicine alla persona e funzionali al suo miglioramento.

                  L’obeso non è assolutamente “il diverso penalizzato per la vita”, come se fosse portatore e anche un po’ responsabile di un handicap inguaribile, bensì è una persona che, esattamente come tutte le altre, deve fare scelte di salute per poter stare bene. La dieta va sostituita con il concetto della “scelta di salute” che guarda al peso solo indirettamente. Il normopeso, come il sovrappeso e l’obeso, se hanno cura del proprio corpo e della propria salute debbono investire – per avere un’aspettativa di vita qualitativamente e quantitativamente migliore – su stili di vita salutari, contrastando la sedentarietà e l’eccesso di cibo. Quindi debbono essere educati, aiutati e guidati a modificare il proprio stile di vita attraverso strumenti “educativi” fondamentali, proposti dallo specialista ma che debbono poi diventare fattori personali di decisione consapevole. Una scelta ragionata che diventa un’abitudine ed infine un’esigenza.

                  L’esigenza di stare bene.


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                    Dimagrire? Sì, sotto controllo medico

                    La dieta è un atto medico e come tale deve essere gestita da operatori sanitari e diventa un atto clinico quando inevitabilmente si interferisce con la salute o le malattie del soggetto.

                    La voglia di essere magri, oggi più di ieri, è un forte desiderio di giovani e meno giovani tutti consapevoli della “convenienza” estetica, funzionale e medica.

                    La prima, estetica, riguarda soprattutto i soggetti giovani mentre la funzionale e la medica riguardano principalmente le persone che presentano patologie o disfunzioni correlate al cibo.

                    Chi vuole modificare il proprio peso e di conseguenza la propria immagine è spesso un facile bersaglio dell’Industria dimagrante. Facile perché la voglia di dimagrire il più delle volte fa dimenticare i rischi velati o palesi che ci sono dietro i facili dimagrimenti.

                    La dieta è un atto medico e come tale deve essere gestita da operatori sanitari e diventa un atto clinico quando inevitabilmente si interferisce con la salute o le malattie del soggetto.

                    E’ il medico, infatti, che può prescrivere un farmaco o una dieta o un programma motorio nella gestione delle malattie quali il diabete, l’ipertensione arteriosa, le dislipidemie e tante altre malattie. La prevenzione delle malattie e il mantenimento dello stato di salute passa attraverso gli stili di vita salutari.

                    Perché allora non rivolgersi sempre al medico e solo al medico quando si vuole modificare il proprio peso corporeo ?
                    E’ sempre necessario?

                    La prima cosa da fare è capire a quale fascia di peso si appartiene. In modo molto semplice dividendo il peso per l’altezza al quadrato si ottiene l’Indice di Massa corporea che se compreso tra 18,5 e 25 classifica il soggetto nel normopeso. Valori superiori sconfinano nel sovrappeso e nell’obesità di vario grado.

                    L’esame bioimpedenziometrico, da effettuarsi in una struttura sanitaria, serve invece per quantificare la composizione corporea.
                    Valori eccessivi di massa grassa anche con un peso normale ci possono far fare diagnosi di obesità.

                    Se si appartiene alla fascia del normopeso, si è giovani (al di sotto dei 30 anni) e in buona salute ci si può affidare al fai da te per non più di 3 settimane e per una perdita di peso inferiore al 5%.

                    Se invece ci si trova nella fascia del sovrappeso o peggio dell’obesità è bene rivolgersi ad un medico. Attenzione alla circonferenza addominale!

                    Se presenta valori superiori a 88 cm nella donna e 102 cm nell’uomo, anche se il soggetto è normopeso o in leggero sovrappeso, rappresenta un rischio vascolare e metabolico importante e pertanto bisogna cercare una risposta medica evitando il fai da te.

                    Bisogna evitare, inoltre, il fai da te se si ha un passato di diete fallimentari o se ci si accorge di essere condizionati pesantemente dal cibo e dal peso.
                    Attenzione ai Disturbi Alimentari, e non solo all’anoressia o alla bulimia, sono sempre in agguato e non solo tra le donne o i giovanissimi.
                    Se pensi di soffrire o se hai dubbi sul tuo comportamento alimentare puoi, in www.obesita.org, effettuare un test per sapere se devi approfondire la tua situazione in uno studio medico.

                    Si può giustificare il “fai da te” solo se è inteso come attenzione verso un cibo sano e un aumento dell’attività motoria.
                    Bisogna spostare, infatti, l’attenzione dal cibo al movimento e pensare che si ottiene un risultato maggiore modificando la propria attività motoria anzicchè ridurre in maniera drastica l’assunzione di cibo.
                    Muoversi tanto aiuta a pensare sano, a sentirsi più rilassati e, se sazi nella giusta misura, tranquilli e senza il pensiero fisso del doversi controllare.

                    Dopo queste doverose premesse sapendo che non tutti andranno dal medico, anche se rientranti nelle categorie dove il “fai da te” è bandito,ci sentiamo  di dare delle indicazioni che se seguite nella loro globalità possono essere di aiuto:

                    • Muoviti di più fai almeno 10.000 passi al giorno e se vuoi ridurre il tuo peso almeno 15.000.
                    • Non fare diete inferiori al Tuo metabolismo che puoi misurare con la calorimetria indiretta o stimare con una formula.
                    • Non escludere nessun gruppo alimentare.
                    • Inserisci almeno 5 porzioni tra frutta e verdura.
                    • Fraziona il tuo menu in 5 pasti.
                    • Mangia lentamente e cerca di sentire la sazietà.
                    • Limita i grassi aggiunti.
                    • Concediti della pause trasgressive cercando di coglierne solo gli aspetti piacevoli.

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