La famiglia non è la causa del disturbo ma può costituirne il contesto

Molte sono le domande che si pone il nucleo famigliare del soggetto affetto da disturbi alimentari: “Cosa devo fare con mia figlia? Come posso aiutarla?” ma a anche “Perché proprio a lei?

COSA FARE?

Molte sono le domande che si pone tutto il nucleo famigliare e la sfera di affetti che sta intorno al soggetto affetto: domande come “Cosa devo fare con mia figlia? Come posso aiutarla?”, ma a anche “Perchè proprio mia figlia? Cosa le è successo? Perchè è cambiata?”.

L’anoressia e la bulimia, ma più in generale i disturbi del comportamento alimentare, sono patologie che investono i più diversi ambiti della vita del paziente. E’ in evidenza un corpo che soffre, ma è presente un dolore diffuso che colpisce tutti gli aspetti della vita del soggetto in questione.

La sofferenza che si trova a gestire il soggetto anoressico-bulimico si riversa su tutto l’ambiente familiare che si trova spiazzato da un familiare “che non sembra più lo stesso”, che “non riesce più a riconoscere”.

Il contributo della famiglia è fondamentale sia per quanto riguarda la prevenzione che per la cura.

Il ruolo della famiglia nella prevenzione

I disturbi del comportamento alimentare si sviluppano prevalentemente in età adolescenziale ma hanno basi che si manifestano già in età infantile, momento in cui il ruolo dei genitori è fondamentale nella salute fisica e psichica del bambino:

  • Conoscere i campanelli di allarme della sofferenza e come affrontarli riduce il rischio di sviluppo in età adolescenziale.
  • Capire la sofferenza che il disturbo alimentare esprime è importante poiché spesso i sintomi anoressico-bulimici portano alla luce un malessere più generale di tutta la famiglia.
  • Nella cura, affinché il disturbo venga affrontato tempestivamente. Troppo spesso si perde tempo prezioso alla ricerca di un metodo “fai da te”.

L’attenzione non va focalizzata unicamente sul cibo, ma è utile aiutare il soggetto attraverso il dialogo. E’ importante un ascolto sincero e aperto delle problematiche del soggetto, senza preconcetti e punti di vista precostituiti. Spesso l’anoressia e la bulimia si manifestano in un’età difficile, di cambiamento, in cui il soggetto stesso non sa più chi è, e come gestire il proprio malessere.

E’ altrettanto fondamentale sapere che il disturbo alimentare è solo un lato del problema e quindi il recupero del peso non implica necessariamente la guarigione. Sottovalutare questo aspetto implica il rischio di pericolose e dolorose ricadute.E’ il “contesto familiare” che, da fattore favorente il Disturbo, diventa una risorsa terapeutica indispensabile al percorso di guarigione.

Il COUNSELING FAMIgLIARE

È molto importante che il familiare sostenga il figlio nella cura, se possibile confrontandosi egli stesso con un esperto dei disturbi alimentari che può aiutarlo a:

  • Diminuire il carico emotivo e le tensioni accumulate nella gestione di comportamenti di rifiuto, difficili da capire e accettare, per un dialogo più sereno.
  • Sollevarlo da un carico familiare eccessivo, derivante dall’impossibilità di affrontare un problema così complesso senza un aiuto professionale.
  • Capire se ci sono elementi nelle dinamiche familiari che mantengono il disturbo al fine di favorire il percorso di guarigione e ridurre il rischi di ricadute.

La scuola rappresenta un’estensione dell’ambiente familiare e diventa spesso un terreno favorente il disturbo alimentare.

Il Disturbo Alimentare investe il soggetto in diversi ambiti, uno dei quali è quello affettivo-relazionale. Spesso questi soggetti si isolano dagli amici, e dagli interessi sociali e l’unico interlocutore al di fuori della famiglia, rimane la scuola.

A volte, per un soggetto in età scolare è più facile esprimere la propria sofferenza con un adulto di riferimento esterno alla famiglia, piuttosto che all’interno. Ma spesso gli insegnanti si sentono disorientati rispetto ad alcune problematiche, quali ad esempio come affrontare la situazione, se informare i genitori o meno, come aiutare l’allievo.

Altre volte può essere l’insegnante stesso che, messo in allarme da alcuni segnali come l’isolamento dai compagni, la difficoltà di relazione, o le innumerevoli scuse per non uscire al momento dell’intervallo, si preoccupa della salute psicofisica dell’allievo.

E’ molto importante che gli insegnanti siano correttamente informati sui disturbi alimentari, sulla loro gravità, su come si manifestano e sulla sofferenza che nascondono anche per un’importante opera di prevenzione da attuare in classe.

COSA POSSONO FARE GLI INSEGNANTI

Informarsi e informare correttamente sui disturbi del comportamento alimentare (DCA) e possibilmente avere all’interno della scuola uno “sportello d’ascolto” gestito da personale sanitario esperto in tali problematiche. Se un allievo chiede aiuto:

  • Dare spazio all’ascolto dell’allievo, senza pregiudizi e senza la necessità di rispondere. A volte, tutto ciò che il soggetto affetto da questo tipo di Disturbo cerca, è un interlocutore con cui confrontarsi, in merito alle sue difficoltà.
  • Spiegare al soggetto che dal Disturbo Alimentare si può guarire ma che non può uscirne da solo, che ha bisogno di essere aiutato da personale qualificato.
  • Valutare la situazione, anche con l’aiuto di personale qualificato, e se necessario avvisare i genitori affinché si attivino relativamente alla cura.

Se si hanno dei dubbi, rispetto ad un allievo, in merito a disturbi di tipo alimentare, è utile attivare dei gruppi di discussione sull’argomento, magari partendo da materiale appositamente preparato, affinché sia il soggetto sia i compagni di classe, siano informati sulle cause e conseguenze del disturbo ma anche sul disagio che esso nasconde.

I disturbi del comportamento alimentare spesso compaiono nella fase adolescenziale, in cui il soggetto si confronta con un corpo che cambia e che non riesce a controllare, una maturità sessuale che arriva quando il soggetto non è ancora pronto.

Inoltre questo è il momento in cui il soggetto deve affrontare la difficile separazione dalla famiglia e dall’età infantile per entrare nel mondo come adulto, come soggetto indipendente. Parlare di questi argomenti aiuta il giovane a sentirsi meno solo e può spingerlo a chiedere aiuto a qualcuno.E’ importante confrontarsi con i colleghi sull’argomento e se possibile creare delle occasioni di incontro per insegnanti e genitori con personale specializzato al fine di sensibilizzare tutti sull’argomento e confrontarsi sulla problematica nel modo più efficace possibile.

Se l’insegnante si trova in empasse rispetto alla modalità migliore da attuare, può rivolgersi all’associazione ADAM che offre uno sportello gratuito informativo telefonico o di consultazione presso la propria sede.

E’ un’opportunità importante che permette di avere delle risposte tempestive.

I disturbi del comportamento alimentare non sono un capriccio del soggetto ma un disagio serio da affrontare il prima possibile con l’aiuto di professionisti qualificati.


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    Diabesità: obesità e diabete

    L’attenzione verso un’alimentazione equilibrata e un adeguato livello di attività motoria sono in grado di prevenire e curare il diabete di tipo 2, malattia che assume dimensioni sempre più preoccupanti.

    Diabesità, neologismo che mette in evidenza la stretta relazione tra obesità e diabete. L’una condizone alimenta l’altra cosi come la cura.

    Le persone affette da diabete di tipo 2 sono spesso in sovrappeso e sedentari. La cura del sovrappeso e della sedentarietà indirettamente cura anche il diabete.

    L’alimentazione del diabetico di tipo 2 sostanzialmente non si differenza dall’alimentazione del soggetto sano che tende all’obesità, cosi come la prescrizione dell’attività motoria che rappresenta un farmaco naturale altamente efficace nella gestione delle due condizioni.

    La prescrizione dietetica come apporto calorico deve soddisfare le richieste metaboliche ed essere almeno pari al metabolismo basale che può essere stimato con la Calorimetria Indiretta.

    Il dispendio energetico attivo dovrebbe essere di almeno il 20/30% in più rispetto al basale e lo si può ottenere con circa 10/15 passi al giorno o con una camminata di almeno un’ora frazionata in sessioni non inferiori ai dieci minuti.

    Una prescrizione corretta è preceduta pertanto da una valutazione strumentale con la calorimetria indiretta (misura del metabolismo basale) e l’armband (monitoraggio dello stile di vita).

    Dati americani avevano rivelato che 34.000 su oltre 55.000 decessi per diabete erano causati dall’obesità; studi epidemiologici hanno dato una risposta positiva, sull’esistenza di una correlazione fra i due fattori.
    Gli studi genetici hanno messo in evidenza che alterazioni metaboliche presenti in questi soggetti hanno come prima manifestazione l’insulina resistenza prima ancora dell’alterazione del metabolismo del glucosio e del peso.

    L’epidemiologia moderna ha dato una risposta convincente a tale convinzione: nei soggetti con familiarità per il diabete il BMI è significativamente più elevato rispetto a quello dei soggetti senza familiarità. Negli indiani Pima, una tribù con elevata prevalenza di diabete, è stata dimostrata una stretta correlazione tra familiarità per il diabete ed obesità.

    Nella relazione fra familiarità-diabete e obesità si è osservato che la prevalenza del diabete aumenta in modo consistente con l’aumentare del peso e del grado di familiarità per il diabete: nello studio di E. M. Allen, si è visto che, sul cane parzialmente pancreasectomizzato in concomitanza con aumento di peso,compariva il diabete; quando il peso veniva riportato alla normalità il diabete scompariva completamente.


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      Digiuno intermitente

      Dimagrire velocemente e in sicurezza
      Digiuno intermittente, integrazione mirata e terapie iniettive.

      Che cos’è il digiuno intermittente?

      Il digiuno intermittente (dall’inglese “Intermittent Fasting” o IF) è uno schema alimentare che prevede l’alternanza tra periodi di astensione dal cibo con periodi di assunzione controllata di cibo.

      Come funziona il digiuno intermittente 8/16

      Il digiuno intermittente può essere applicato in vari modi: uno dei metodi più studiati prevede di mangiare secondo il proprio fabbisogno calorico durante una precisa finestra temporale di 8 ore e di digiunare per le restanti 16 ore della giornata: ad esempio, se il primo pasto coincide con il pranzo (ore 13.00), secondo tale schema l’ultimo sarà alle 21.00, coincidendo, dunque, con la cena.

      Sarebbe preferibile, per motivi neuro endocrini e metabolici praticare l’intermittenza nella prima parte della giornata ovvero dalla 8 alle 16 ma per motivi pratici e logistici la maggior parte di persone può praticarlo nella seconda parte della giornata ( 13/21)

      Oltre la dieta, la proposta dimagrante del Dott.Oliva

      Dopo aver analizzato le pubblicazioni scientifche e le esperienze riportata da ricercatori nel campo della salute e della longevità abbiamo elaborato degli schemi dietetici e verificato, nella nostra attività ambulatoriale, la facile adesione e la relativa efficacia nella perdita di peso.

      Lo schema più frequentemente proposto prevede l’intermittenza 8/16 con apporto calorico pari al metabolismo basale misurato con la calorimetria indiretta.

      Per aumentare l’efficacia dimagrante nelle persone che presentano una resistenza dimagrante da esposizione alla dieta o che per necessità mediche   richiedono un dimagrimento più veloce proponiamo il digiuno a doppia intermittenza

      Questo schema prevede la doppia intermittenza ovvero all’ intermittenza 8/16 si aggiunge la 7/2. Il piano prevede due giorni ad alto contenuto di carboidrati alternati con  un giorno iperproteico e a ridotto apporto calorico.

      L’efficacia di tale proposta viene potenziata da una integrazione mirata con principi attivi che favoriscono la lipolisi (trasformazione dei grassi in energia) la microcircolazione e la tonicità tissutale.

      Per via orale vengono assunti gli stessi integratori che tramite la tecnica mesoterapica vengono iniettati nel grasso sottoocutaneo dei distretti corporei più rappresentati.

      Oltre l’integrazione giornaliera sono previste due sedute settimanali  di attivazione lipolitica mesodermica distrettuale con e senza aghi.

      Vengono suggeriti schemi dietetici “senza pesi” ma con porzioni di riferimento in base alla taglia metabolica della persona, stabilita con la calorimetria indiretta

      E’ sempre opportuno inserire una sessione di attività aerobica giornaliera ( es. 30 minuti di camminata veloce)

      Questo programma, viene proposto solo dopo attenta valutazione clinica, comportamentale e nutrizionale.

      Il programma è supervisionato direttamente dal Dott.L.Oliva

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      Annachiara, assistente di direzione

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      Curare il corpo per aiutare la mente

      Curare il corpo significa aiutare la mente a pensare sano. Avere cura del corpo per volersi bene, amarsi. La capacità di mettere in pratica tali scelte, al di là della motivazioni e delle resistenze, non è legata allo stato ponderale ma alle attitudini del soggetto.

      “Riesco a stare a dieta, perdere peso, anche 20-30 chili (…) poi, improvvisamente è come se volessi distruggere tutto e incomincio a mangiare, fino quasi a volermi fare del male. Io sono quella prima della dieta, la nuova non mi appartiene.”

      “Non ho tempo per me (…) la mia giornata è piena di impegni, il lavoro, la casa (…)”

      Curare il corpo con il cibo e il movimento ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri.

      Rendersi presentabili, adeguati al contesto, rendersi piacevoli alla vista propria e altrui, valorizzare il proprio volto e la propria figura, porre attenzione al trucco e all’abbigliamento, coltivare e migliorare le risorse estetiche che si possiedono sono tutti aspetti che, nella giusta misura, arricchiscono la persona, la sua autostima, la gratificazione, il rispetto per il proprio corpo e per le persone che entrano in contatto con lei.

      Carla, 13 anni, normopeso. E’ alta e bella ma oggetto di derisione per il suo sviluppo precoce. Dopo un percorso nutrizionale e motorio dice:

      “Ho raggiunto l’obiettivo”. “Prima mi vedevo rotondetta, adesso so che quello che vedevo non era corretto. Adesso sto bene.”

      L’ambiente scolastico, fatto di derisione, l’aveva portata a sviluppare pensieri e comportamenti disfunzionali: pensava di essere rotondetta, cercava di stare a dieta, si isolava e non si muoveva.

      Adesso è consapevole che può alimentarsi normalmente, cammina regolarmente e si vede bene. Curare il corpo significa aiutare la mente a pensare sano. Avere cura del corpo per volersi bene, amarsi. La capacità di mettere in pratica tali scelte, al di là della motivazioni e delle resistenze, non è legata allo stato ponderale ma alle attitudini del soggetto. Alcuni smettono di fumare quando lo decidono, altri iniziano a fare attività motoria o modificano le abitudini alimentari rapportandole a principi di una sana alimentazione solo perché prescritti da uno specialista.

      Non tutti sono in grado di farcela da soli e sono proprio questi soggetti che hanno bisogno della cura, di essere presi per mano e portati, attraverso un percorso di riabilitazione psiconutrizionale e motorio, a una dimensione nuova fatta di benessere, dove la cura di sé coincide anche con la cura del corpo che lentamente e stabilmente si porta verso un peso sano e una dimensione dove si può anche partire dal corpo per avere nuovi equilibri mentali. Il fallimento lascia il campo al successo e fa svanire il corollario dei sintomi depressivi, negativi che da sempre hanno accompagnato quel corpo eccessivamente visibile. Successo/fallimento, ingrassare/dimagrire, mangiare/non mangiare, riuscire/non riuscire, sono figli del pensiero “tutto o nulla” che è alla base dei disturbi del comportamento alimentare e dell’obesità.

      Succede spesso che sin dall’inizio della terapia la persona ci riferisca una soddisfazione elevata e oggettivamente eccessiva rispetto agli obiettivi raggiunti. E’ bene non farsi trascinare da questi facili ma effimeri entusiasmi. La terapia prevede il sostegno, l’incoraggiamento ma a volte è più utile, anzi indispensabile, frenare gli entusiasmi. Un intervento corretto mira all’educazione, a quella via di mezzo che è la sola che aiuta ad ottenere un risultato stabile. Via di mezzo che prevede la regola e la trasgressione dove la prima rappresenta l’impegno necessario per ottenere dei risultati e la seconda il volersi bene, il sapersi fermare, l’equilibrio e la normalità. La normalità che sostituisce la diversità, che toglie la penalizzazione e cancella lo stigma sociale che segna da sempre quei corpi ingombranti, a volte o spesso ostacolo nella vita affettiva, lavorativa e sociale.

      Tratto dal libro “Corpi uguali Storie diverse” del dottor Luigi Oliva

      La centralità della persona, il rispetto, la sicurezza e la cura

      La persona che entra in contatto con noi, già dalla prima telefonata si inserisce in un sistema di accoglienza e trattamento peculiari appositamente voluti e pensati, dove anche i particolari hanno unsignificato e non sono lasciati al caso.

      L’idea di base riguarda in generale l’offrire un luogo e delle persone preparate in grado di comprendere, venire incontro, far sentire a proprio agio il paziente,dall’inizio alla fine del percorso e dargli opportunità personalizzate per la cura di sé nel miglior modo possibile.

      Dal punto di vista pratico questo si esplica in modalità organizzative, relazionali e ambientali appositamente create. Già a partire dal personale preposto alla ricezione delle telefonate e alla pianificazione degli appuntamenti vi è un atteggiamento di massima cordialità, flessibilità e disponibilità nel dare corretti chiarimenti e informazioni, nel trovare un momento per le visite che sia idoneo per il paziente in relazione ai suoi impegni quotidiani e lavorativi, così da rendere agilmente fattibile e costante la frequentazione dell’ambulatorio.

      Quest’ultimo poi, è predisposto all’accoglienza e all’agio dei pazienti anche dal punto vista materiale ed estetico. Lo spazio, ampio e molto curato, è suddiviso in una reception, in un’ampia e confortevole sala d’attesa e negli studi, ciascuno dedicato a un’attività e a uno specialista. L’atmosfera è calda e rilassata, ammorbidita da un leggero sottofondo musicale diffuso. L’arredamento, nei colori del legno, del bianco e del grigio scuro, è di tipo minimalista, ricercato e raffinato. La finalità di questo ambiente è innanzitutto predisporre la migliore accoglienza per la persona che giunge da noi portando un disagio e darle sin dal momento in cui entra la percezione di stare già meglio, di essere entrata in un luogo appositamente studiato per farle ricostruire e ritrovare uno stato di benessere e di salute.

      L’ordine, l’accuratezza, il minimalismo e la cura estetica hanno anche una funzione “educativa”: in particolare le persone che soffrono di sovrappeso ed obesità, spesso caratterizzate da uno stile alimentare e anche di vita vago, disordinato, con confini labili, hanno bisogno di imparare l’essenzialità, l’ordine, il rigore e di sentire in queste modalità un modo per vivere meglio.

      Ci prendiamo cura del vostro peso e della vostra alimentazione e di conseguenza di tutte quelle condizioni mediche che ne possono trarre vantaggio ( diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemie, disturbi del sonno in particolare sindrome delle apnee notturne, disturbi gastroenterici, intolleranze alimentari…)

      Desideriamo informarVi che in questo momento di emergenza sanitaria per l’infezione da Coronavirus, lo studio rimarrà aperto con orari ridotti e prestazioni limitate.

      Come sempre, vengono rispettate scrupolosamente tutte le norme di sicurezza igienica previste per gli Ambulatori medici che in questo momento sono potenziate con l’invito a tutti ( professionisti e pazienti) di indossare guanti e mascherine chirurgiche oltre che a rispettare la distanza di almeno un metro. Barriere anti soffi sono interposto tra le persone, il personale di segreteria e i professionisti.

      Massima attenzione alla vostra e nostra sicurezza

      Promuoviamo per la psicoterapia e i colloqui dietologici gli incontri a distanza tramite strumenti telematici ( es. skype ).


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        L’importanza della cura di sè

        Negli ultimi decenni alla parola dieta abbiamo, purtroppo, iniziato ad associare solo le calorie e quindi l’esclusione di cibi, attribuendo alla dieta un significato prevalentemente, se non esclusivamente dimagrante.

        La parola dieta (diaita) nell’accezione propria del termine, per gli antichi greci e romani stava a significare uno stile di vita dove l’attenzione verso un giusto nutrimento, un adeguato movimento assieme alla capacità di vivere in tranquillità (otium) indicava loro la strada per la salute.

        Salute intesa come percezione di benessere e non solo come assenza di malattia (OMS).

        Negli ultimi decenni alla parola dieta abbiamo, purtroppo, iniziato ad associare solo le calorie e quindi l’esclusione di cibi, attribuendo alla dieta un significato prevalentemente, se non esclusivamente dimagrante.

        Sono così nate le liste di cibi ingrassanti, da escludere a tutti i costi, e quelle dei cibi dimagranti, ai quali si attribuiscono spesso virtù terapeutiche più fantasiose che scientifiche.

        Abbiamo incominciato allora a pensare che per dimagrire tanto bisognasse eliminare il massimo delle calorie. Meno mangio più dimagrisco è diventato lo slogan degli ultimi decenni. La restrizione imposta o cercata ha così innescato danni al comportamento alimentare quali la perdita di controllo e danni alla sfera psicologica quali la colpevolizzazione e il fallimento.

        La parola dieta pertanto anziché sinonimo di salute e benessere è diventata causa di fallimenti, obesità e disturbi alimentari. E’ auspicabile quindi tornare alle origini e ridare al termine dieta il suo vero significato.

        Dobbiamo quindi considerare la dieta come strumento di terapia per la salute dosando, grazie all’aiuto della recente tecnologia (calorimetria, holter metabolico) quello che serve per la buona funzionalità ed efficienza metabolica.

        Parte integrante di diaita è il concetto della “cura di sè”, del volersi bene e riuscire ad avere quel “sano egoismo” che ci permette di pensare a noi stessi per pensare agli altri.

        Se analizziamo le richieste che i pazienti ci portano in prima visita scopriamo che la domanda diretta esprime la volontà di perdere peso ma c’è sempre un desiderio nascosto che è quello di stare bene e trovare un equilibrio psico-fisico, è per questo motivo che quando viene proposta la terapia che dovranno intraprendere parliamo di percorso di “cura di sé” e non di dieta.

        La cura di se stessi ha come obiettivo il benessere, il raggiungimento di un equilibrio globale della persona, gli strumenti impiegati in questo percorso sono un piano alimentare di riferimento personalizzato e l’attività fisica. Ma non si tratta semplicemente di seguire una dieta e fare del movimento bensì come prima cosa è fondamentale comprendere quali significati dare agli strumenti. Ad esempio si entra in un contesto di cura di sé se l’attività motoria viene fatta con il fine di stare bene, di sciogliere la tensione lavorativa, dedicarsi del tempo, conoscere persone nuove. La stessa cosa vale per l’alimentazione, non è funzionale seguire un’alimentazione sana per scopo dimagrante, mentre se il fine è la salute e il benessere psico-fisico sarà più facile raggiungere l’obiettivo. Si tratta di un metodo che non porta la persona ad identificarsi con la dieta e  non porta a manifestare modalità rigide nei confronti dello stile di vita.

         


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          La dieta mediterranea

          La dieta mediterranea è la dieta degli anni 50’ dei popoli che si affacciano sul mediterraneo. La dieta dei nostri antenati che per necessità e tradizione si nutrivano prevalentemente dei prodotti della terra e che erano costretti alla fatica fisica  perchè l’essere contadini implicava il lavoro nei campi.

          Il valore protettivo di questo equilibrio alimentare e motorio è stato evidenziato da uno studio condotto da Ancel Keys ( ricercatore americano) in cui vennero messe a confronto le diete adottate da Stati Uniti e paesi mediterranei.

          La dieta mediterranea risultava   protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari.

          Negli anni altri studi hanno evidenziato il beneficio anche in termini di riduzione di rischio e di protezione dlle malattie metaboliche (diabete) e oncologiche.

          Le sostanze protettive chiamate in causa sono principalmente i polifenoli contenuti nei prodotti vegetali (frutta e verdura) in particolare nei pomodori (licopene), agrumi,ciliegie, frutti di bosco, olio di oliva, aglio, cipolla, radicchio, cavoli, broccoli. Altre fonti sono il the verde e nero, il cacao, la cioccolata ed il vino rosso (resveratrolo).

          La raffigurazione di tale dieta è la piramide alimentare, che visivamente e in modo decrescente fa vedere le quantità dei cibi consigliati, ovvero carboidrati possibilmente integrali, legumi, verdura e frutta seguiti da pesce pescato, carni possibilmente bianche, formaggi, grassi, zuccheri.

          Tale piramide dovrebbe, inoltre, contenere anche il livello di attività motoria fatto prevalentemente di camminate veloci e in parte di attività intense.

          La dieta mediterranea adattata per quantità al metabolismo (misurato con la calorimetria indiretta) del singolo individuo permette inoltre di poter gestire un peso sano e di raggiungerlo se si è in condizioni di sovrappeso.

          Contrariamente ai vari modelli alimentari di moda che rappresentano delle soluzioni temporanee, la dieta mediterranea non ha scadenza perchè educa ed educa per sempre.

          Se ti “metti a dieta” fallisci, se ti educhi lo fai per sempre


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            “Diete dimagranti”? Un successo temporaneo seguito da un fallimento duraturo

            Le sirtuine sono delle molecole che regolano importanti vie metaboliche, mediano fenomeni quali l’invecchiamento, la resistenza allo stress e il bilancio energetico aumentando il metabolismo basale.

            Esistono cibi che sono attivatori le sirtuine quali il vino rosso, il cavolo verde, gli agrumi, il tè verde, la curcuma, i mirtilli, il prezzemolo, i capperi, le mele e il cioccolato fondente, l’olio di oliva e il cumino.

            Il resveratrolo, forse il più famoso degli antiossidanti, presente nel vino rosso o il licopene presente nei pomodori sono potenti attivatori le sirtuine.

            A questi cibi sarebbe attribuito il ruolo di attivatori dei geni che favoriscono il dimagrimento.

            Su queste basi nasce la dieta sirt, salita agli onori della cronaca perché utilizzata da personaggi famosi quali la cantante Adele.

            Tutte le diete “commerciali” , solitamente in voga per un tempo  limitato, quali la dukan, aktins, hanno di certo il vantaggio di attivare una perdita di peso veloce perchè fortemente ipocaloriche ma allo stesso tempo possono creare effetti negativi   quali l’attivazione del discontrollo alimentare con conseguente abbuffate e recupero del peso perso.

            Un temporaneo successo seguito da un fallimento più duraturo.

            L’obesità è una condizione di lunga durata che necessita di cure interdisciplinari ( medico, psicologo, dietista) che vanno oltre la dieta e il peso corporeo. La sola dieta prescrittiva nella maggior parte dei casi è fallimentare e paradossalmente ingrassante nel lungo periodo.

            Noi ci facciamo carico della cura della persona, della sua storia, del suo funzionamento per educarla e farle acquisire conoscenze e abilità comportamentali per sapersi gestire per sempre.

            Se ti “mettiamo a dieta” falliamo,  se ti “curiamo” lo facciamo per sempre

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