6

febbraio

2018

La famiglia non è la causa del disturbo ma può costituirne il contesto

dad and son silhouette on sunset

Il primo sentimento che colpisce il familiare di una persona affetta da disturbi del comportamento alimentare è il disorientamento.

COSA FARE?

Molte sono le domande che si pone tutto il nucleo famigliare e la sfera di affetti che sta intorno al soggetto affetto: domande come “Cosa devo fare con mia figlia? Come posso aiutarla?”, ma a anche “Perchè proprio mia figlia? Cosa le è successo? Perchè è cambiata?”.

L’anoressia e la bulimia, ma più in generale i disturbi del comportamento alimentare, sono patologie che investono i più diversi ambiti della vita del paziente. E’ in evidenza un corpo che soffre, ma è presente un dolore diffuso che colpisce tutti gli aspetti della vita del soggetto in questione.

La sofferenza che si trova a gestire il soggetto anoressico-bulimico si riversa su tutto l’ambiente familiare che si trova spiazzato da un familiare “che non sembra più lo stesso”, che “non riesce più a riconoscere”.

Il contributo della famiglia è fondamentale sia per quanto riguarda la prevenzione che per la cura.

Il ruolo della famiglia nella prevenzione

I disturbi del comportamento alimentare si sviluppano prevalentemente in età adolescenziale ma hanno basi che si manifestano già in età infantile, momento in cui il ruolo dei genitori è fondamentale nella salute fisica e psichica del bambino:

  • Conoscere i campanelli di allarme della sofferenza e come affrontarli riduce il rischio di sviluppo in età adolescenziale.
  • Capire la sofferenza che il disturbo alimentare esprime è importante poiché spesso i sintomi anoressico-bulimici portano alla luce un malessere più generale di tutta la famiglia.
  • Nella cura, affinché il disturbo venga affrontato tempestivamente. Troppo spesso si perde tempo prezioso alla ricerca di un metodo “fai da te”.

L’attenzione non va focalizzata unicamente sul cibo, ma è utile aiutare il soggetto attraverso il dialogo. E’ importante un ascolto sincero e aperto delle problematiche del soggetto, senza preconcetti e punti di vista precostituiti. Spesso l’anoressia e la bulimia si manifestano in un’età difficile, di cambiamento, in cui il soggetto stesso non sa più chi è, e come gestire il proprio malessere.

E’ altrettanto fondamentale sapere che il disturbo alimentare è solo un lato del problema e quindi il recupero del peso non implica necessariamente la guarigione. Sottovalutare questo aspetto implica il rischio di pericolose e dolorose ricadute.E’ il “contesto familiare” che, da fattore favorente il Disturbo, diventa una risorsa terapeutica indispensabile al percorso di guarigione.

Il COUNSELING FAMIgLIARE

È molto importante che il familiare sostenga il figlio nella cura, se possibile confrontandosi egli stesso con un esperto dei disturbi alimentari che può aiutarlo a:

  • Diminuire il carico emotivo e le tensioni accumulate nella gestione di comportamenti di rifiuto, difficili da capire e accettare, per un dialogo più sereno.
  • Sollevarlo da un carico familiare eccessivo, derivante dall’impossibilità di affrontare un problema così complesso senza un aiuto professionale.
  • Capire se ci sono elementi nelle dinamiche familiari che mantengono il disturbo al fine di favorire il percorso di guarigione e ridurre il rischi di ricadute.

La scuola rappresenta un’estensione dell’ambiente familiare e diventa spesso un terreno favorente il disturbo alimentare.

Il Disturbo Alimentare investe il soggetto in diversi ambiti, uno dei quali è quello affettivo-relazionale. Spesso questi soggetti si isolano dagli amici, e dagli interessi sociali e l’unico interlocutore al di fuori della famiglia, rimane la scuola.

A volte, per un soggetto in età scolare è più facile esprimere la propria sofferenza con un adulto di riferimento esterno alla famiglia, piuttosto che all’interno. Ma spesso gli insegnanti si sentono disorientati rispetto ad alcune problematiche, quali ad esempio come affrontare la situazione, se informare i genitori o meno, come aiutare l’allievo.

Altre volte può essere l’insegnante stesso che, messo in allarme da alcuni segnali come l’isolamento dai compagni, la difficoltà di relazione, o le innumerevoli scuse per non uscire al momento dell’intervallo, si preoccupa della salute psicofisica dell’allievo.

E’ molto importante che gli insegnanti siano correttamente informati sui disturbi alimentari, sulla loro gravità, su come si manifestano e sulla sofferenza che nascondono anche per un’importante opera di prevenzione da attuare in classe.

COSA POSSONO FARE GLI INSEGNANTI

Informarsi e informare correttamente sui disturbi del comportamento alimentare (DCA) e possibilmente avere all’interno della scuola uno “sportello d’ascolto” gestito da personale sanitario esperto in tali problematiche. Se un allievo chiede aiuto:

  • Dare spazio all’ascolto dell’allievo, senza pregiudizi e senza la necessità di rispondere. A volte, tutto ciò che il soggetto affetto da questo tipo di Disturbo cerca, è un interlocutore con cui confrontarsi, in merito alle sue difficoltà.
  • Spiegare al soggetto che dal Disturbo Alimentare si può guarire ma che non può uscirne da solo, che ha bisogno di essere aiutato da personale qualificato.
  • Valutare la situazione, anche con l’aiuto di personale qualificato, e se necessario avvisare i genitori affinché si attivino relativamente alla cura.

Se si hanno dei dubbi, rispetto ad un allievo, in merito a disturbi di tipo alimentare, è utile attivare dei gruppi di discussione sull’argomento, magari partendo da materiale appositamente preparato, affinché sia il soggetto sia i compagni di classe, siano informati sulle cause e conseguenze del disturbo ma anche sul disagio che esso nasconde.

I disturbi del comportamento alimentare spesso compaiono nella fase adolescenziale, in cui il soggetto si confronta con un corpo che cambia e che non riesce a controllare, una maturità sessuale che arriva quando il soggetto non è ancora pronto.

Inoltre questo è il momento in cui il soggetto deve affrontare la difficile separazione dalla famiglia e dall’età infantile per entrare nel mondo come adulto, come soggetto indipendente. Parlare di questi argomenti aiuta il giovane a sentirsi meno solo e può spingerlo a chiedere aiuto a qualcuno.E’ importante confrontarsi con i colleghi sull’argomento e se possibile creare delle occasioni di incontro per insegnanti e genitori con personale specializzato al fine di sensibilizzare tutti sull’argomento e confrontarsi sulla problematica nel modo più efficace possibile.

Se l’insegnante si trova in empasse rispetto alla modalità migliore da attuare, può rivolgersi all’associazione ADAM che offre uno sportello gratuito informativo telefonico o di consultazione presso la propria sede.

E’ un’opportunità importante che permette di avere delle risposte tempestive.

I disturbi del comportamento alimentare non sono un capriccio del soggetto ma un disagio serio da affrontare il prima possibile con l’aiuto di professionisti qualificati.

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