Disturbi del comportamento alimentare

La terapia farmacologica e la psicoterapia sono i principali metodi di contrasto al disturbo alimentare dell’anoressia nervosa. Per contrastare lo squilibrio organico che è alla base del disturbo, è spesso previsto un trattamento antidepressivo.

 

I DCA quindi, pur coinvolgendo il trinomio cibo-peso-corpo, non riguardano l’apparenza o l’alimentazione, ma sono sintomi di una sofferenza più profonda.

La Gestione Multidisciplinare del Disturbo Alimentare

La terapia ambulatoriale con un team multidisciplinare rappresenta il trattamento d’elezione per la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

L’importanza di considerare gli aspetti BIOLOGICI, PSICOLOGICI e SOCIALI di ogni particolare condizione rende necessario l’intervento integrato di diversi professionisti: medico nutrizionista, psichiatra, psicologo-psicoterapeuta e dietista.

L’intervento del singolo professionista infatti non può essere la risposta adeguata per la cura di questi disturbi: le numerose competenze richieste, afferenti a diverse specializzazioni, infatti, non possono essere concentrate in un solo terapeuta.

L’équipe multidisciplinare e multiprofessionale, presente nel nostro Centro, collabora e lavora nella stessa struttura per avere il modo di confrontarsi ogni qualvolta sia necessario sull’andamento della terapia e sull’eventuale ridefinizione del progetto.

L’équipe è guidata da un team-leader che coordina  le varie figure professionali. Ad ogni paziente inoltre è affiancato un case-manager che nel rispetto della valutazione diagnostica, lo indirizza nei percorsi terapeutici concordati con l’intera equipe e valuta periodicamente i risultati del trattamento.

 

Modello Biopsicosocialenella cura del Disturbo Alimentare

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie caratterizzate da un distorto rapporto con il cibo e con il peso, che ha come conseguenza un ampio ventaglio di condizioni psicologiche, fisiche e sociali disfunzionali.

Nonostante questi disturbi abbiano a che fare con il cibo e corpo, non sempre si rendono evidenti con un peso eccessivamente alto o basso, ma comprendono tutti gli intermedi di peso e di disagio tra gli estremi di anoressia e obesità.

Anche dietro ad un corpo apparentemente sano può nascondersi un circolo vizioso di abitudini dannose e gravi: non si deve pensare di prendere in considerazione il disagio solo quando questo si rende evidente agli occhi dei più.

I DCA quindi, pur coinvolgendo il trinomio cibo-peso-corpo, non riguardano l’apparenza o l’alimentazione, ma sono sintomi di una sofferenza più profonda.

Cibo e corpo diventano gli strumenti per far fronte a questa sofferenza. Inizialmente la persona ha l’illusione di poter gestire la situazione ma ben presto è il disturbo alimentare a prendere il controllo delle azioni e dei pensieri che diventano ossessivi e totalizzanti.

La persona finisce per identificarsi con la propria malattia.

Il modello biopsicosociale (Engel, 1977) è una strategia di approccio alla persona di centrale importanza nella cura di diversi disturbi, tra cui anche i DCA. Questo modello pone la persona al centro di un ampio sistema influenzato da molteplici variabili, di cui i professionisti devono preoccuparsi ed occuparsi. L’attenzione quindi deve essere rivolta a tre macrocategorie:

–    Aspetti medici, funzionali e organici (BIO)
–    Aspetti psicologici (PSICO)
–    Aspetti sociali e familiari (SOCIALE)

 

Tutti questi aspetti, insieme, sono coinvolti nello sviluppo, nell’evoluzione e nel mantenimento della malattia. La terapia proposta pertanto  prevede la presa in carico del “sistema familiare” .

 

 

 

 

 

 

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    Il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo

    Disturbo della nutrizione e dell’alimentazione (per es., apparente mancanza di interesse per il mangiare o per il cibo; evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo; preoccupazione relativa alle conseguenze negative del mangiare) che si manifesta attraverso la persistente incapacità di soddisfare le appropriate necessità nutrizionali e/o energetiche, associato a uno (o più) dei seguenti aspetti:

    1. Significativa perdita di peso (o mancato raggiungimento dell’aumento ponderale previsto o crescita discontinua nei bambini)
    2. Significativo deficit nutrizionale
    3. Dipendenza dalla nutrizione parenterale oppure da supplementi nutrizionali orali
    4. Marcata interferenza con il funzionamento psicosociale

    Il disturbo non è meglio spiegato da una mancata disponibilità di cibo o da una pratica culturalmente sancita.

    • Il disturbo dell’alimentazione non si manifesta esclusivamente durante il decorso di anoressia nervosa e di bulimia nervosa e non c’è evidenza di un disturbo nel modo in cui il proprio peso e la forma del corpo sono sperimentati.
    • Il disturbo non è attribuibile a una malattia medica concomitante o non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale.
    • Quando il disturbo dell’alimentazione si verifica nel contesto di un’altra condizione o disturbo la gravità del disturbo alimentare eccede quella abitualmente associata con la condizione o il disturbo ed è sufficientemente grave da giustificare un’attenzione clinica aggiuntiva.

    Comorbilità: Disturbi d’ansia (disturbo d’ansia generalizzato, disturbo di panico, fobia sociale)

    (Dsm-v,2014)

     

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      Obesita.org e Ambulatorio Dott.Oliva, insieme dal 1999

      Obesita.org è un portale dedicato interamente all’obesità e ai disturbi del comportamento alimentare. 
Presente in rete dal 1999 è continuamente aggiornato.

      Obesita.org è un portale dedicato interamente all’obesità e ai disturbi del comportamento alimentare. 
Presente in rete dal 1999 è continuamente aggiornato.

      L’ultima revisione (2021) offre un ampio spazio alla attività cliniche svolte all’interno dell’Ambulatorio.

      Fortemente voluto dal Dott. Luigi Oliva – nutrizionista di Mestre, Venezia – che avvalendosi della collaborazione di professionisti interni all’Ambulatorio Specialistico che dirige, è riuscito negli anni a farne un portale di riferimento nazionale

      Il portale, dotato di molte categorie, strumenti e articoli continuamente aggiornati, si è rivelato un mezzo di comunicazione utile e supportivo per le persone che vi accedono.

      Assolve funzioni importantissime che hanno come filo conduttore la possibilità di conoscere e di sapere, la possibilità di comunicare liberamente e a distanza in merito al proprio disturbo, e già queste azioni costituiscono un primo passo nella direzione dell “iniziare a fare qualcosa per il proprio disagio”.

      Il nostro spazio web rappresenta vari diversi significati per chi lo utilizza e assolve varie funzioni, come si può evincere direttamente da quello che le persone ci scrivono.

      • È un mezzo per avere una corretta informazione scientifica e aggiornata sui disturbi alimentari, sulle modalità di terapia effettuate, e soprattutto sulla possibilità reali di un miglioramento ed una guarigione dalla patologia. Per molti è anche un modo per iniziare ad acquistare la giusta consapevolezza di un disagio che si vive ma che si teneva per sé o a cui non si era in grado di dare un nome, o per recepire input funzionali alla motivazione e alla cura di sé.
      • E’ uno spazio di ascolto e di sfogo. Numerose sono le persone che sentendo di soffrire di un qualche disturbo del comportamento alimentare, o riconoscendosi in esso, scrivono il loro vissuto e la loro problematica, chiedono un consiglio o una visita, trovando in questa modalità comunicativa una possibilità non giudicante, libera, accogliente, e molto utile per cominciare ad uscire dalla vergogna, dall’isolamento, dal nascondersi nel proprio disagio.
      • Permette una conoscenza della struttura. Attraverso descrizioni e immagini si dà visione dell’ambiente, delle varie fasi del percorso terapeutico, degli esami e trattamenti proposti, delle figure professionali disponibili e dei loro rispettivi ruoli. Si informa inoltre sulla peculiare modalità di lavoro di tipo interdisciplinare in cui il paziente verrà inserito qualora acceda all’ambulatorio.
      • E’ un punto di riferimento cui rivolgersi. Spesso chi porta un disagio alimentare, soprattutto relativo all’obesità, non trova a disposizione strutture idonee ad un trattamento efficace, globale ed educativo. Magari dopo aver effettuato varie esperienze fallimentari di cura, perde la fiducia e la speranza, oltre che in sé, nelle figure professionali preposte alla cura.

      Informare dell’esistenza della nostra struttura è un modo per accogliere, motivare a provare e dare una risposta precisa alle differenti richieste di aiuto.

      La nostra proposta di aiuto>>>

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        Digiuno intermittente personalizzato con la calorimetria indiretta

        Che cos’è il digiuno intermittente?

        Il digiuno intermittente (dall’inglese “Intermittent Fasting” o IF) è uno schema alimentare che alterna periodi di digiuno e di non digiuno.

        L’utilità del digiuno intermittente nasce da evidenze scientifiche sulla restrizione calorica prolungata, la quale è in grado di promuovere la perdita di massa grassa e il mantenimento di quella magra e contemporaneamente migliorare lo stato di salute.

        Come funziona il digiuno intermittente 8/16

        Il digiuno intermittente può essere applicato in vari modi: uno dei metodi più studiati prevede di mangiare secondo il proprio fabbisogno calorico durante una precisa finestra temporale di 8 ore e di digiunare per le restanti 16 ore della giornata: ad esempio, se il primo pasto coincide con il pranzo (ore 12.00), secondo tale schema l’ultimo sarà alle 20.00, coincidendo, dunque, con la cena.
        Sarebbe preferibile, per motivi neuro endocrini e metabolici praticare l’intermittenza nella prima parte della giornata ovvero dalla 8 alle 16 ma per motivi pratici e logistici la maggior parte di persone può praticarlo nella seconda parte della giornata ( 13/21)

        La proposta dell’Ambulatorio Specialistico Dott.Oliva

        Dopo aver analizzato le pubblicazioni scientifche e le esperienze riportata da ricercatori nel campo della salute e della longevità abbiamo elaborato degli schemi dietetici e verificato, nella nostra attività ambulatoriale, la facile adesione e la relativa efficacia nella perdita di peso.
        Lo schema più frequentemente proposto prevede l’intermittenza 8/16 con apporto calorico pari al metabolismo basale stimato con la calorimetria indiretta.
        Per aumentare l’efficacia dimagrante nelle persone che presentano una resistenza dimagrante da esposizione alla dieta o che per necessita mediche richiedono un dimagrimento più veloce proponiamo il digiuno a doppia intermittenza
        Questo schema prevede la doppia intermittenza ovvero all’ intermittenza 8/16 si aggiunge la 7/2. Il piano prevede due giorni ad alto contenuto di carboidrati alternati con un giorno iperproteico e a ridotto apporto calorico.
        L’apporto calorico dei due giorni è pari al dispendio energetico a riposo (misurato tramite calorimetria indiretta) e ad alto contenuto di carboidrati, alternato con un giorno da 800 kcal ad alto contenuto proteico.

        Norme da seguire durante la fase di digiuno:
        La fase di digiuno e il giorno a bassa apporto calorico ha l’obiettivo di favorire la lipolisi (processo di scissione dei grassi) e di tenere bassa l’insulina (ormone che aumenta in corrispondenza dell’assunzione di zuccheri e carboidrati) e che si oppone alla perdita di peso.
        Durante le ore di digiuno va quindi evitato qualsiasi tipo di alimento, anche piccole dosi di zucchero o latte.
        È importante, invece, mantenere un buono stato di idratazione in particolare durante la fase del digiuno.
        Possono essere assunti tè, tisane, caffè purchè non zuccherati.
        È bene anche evitare di svolgere attività fisica ad alta intensità.
        Ben tollerata e consigliato è la camminata a velocita sostenuta e senza sosta per almeno 20 minuti

        Non iniziare mai una dieta né tantomeno praticare il digiuno intermittente senza una preventiva visita medica specialistica.

        Se interessato ci puoi contattare telefonicamente al numero 041 531 76 38 o via whatsapp al numero 327 871 91 50


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          Telemedicina per la dietologia e telepsicologia

          L’esperienza della terapia online, effettuata con numerosi pazienti, si è rivelata molto efficace, a volte addirittura in modo maggiore rispetto alla terapia “tradizionale”

          Molte persone, per svariati motivi di tipo logistico, geografico o personale, non hanno la possibilità di frequentare le visite previste dal programma dietologico e/o psicologico  proposti dai centri specializzati.

          La telemedicina in questi casi può rappresentare la soluzione ideale.

          Utilizziamo la telemedicina dal 2006 riscontrandone un’efficacia elevata.

          Proponiamo tre differenti percorsi:

          1. Percorso dietologico che prevede visita medica iniziale
          2. Percorso dietologico educazionale senza la visita medica iniziale
          3. Percorso psicologico online
          Percorso dietologico che prevede visita medica iniziale

          Al di fuori dei necessari incontri di persona da effettuarsi inizialmente per la diagnosi e durante il percorso come controllo, le “visite” vengono svolte online attraverso una piattaforma informatica creata ad hoc. Questo tipo di trattamento utilizza l’invio di materiale teorico-informativo, e questionari che il paziente compila e il terapista supervisiona, in modo da ricreare uno spazio di dialogo terapeutico e  di cura psico-comportamentale con la persona.

          L’esperienza della terapia online, effettuata con numerosi pazienti, si è rivelata molto efficace, in alcuni casi in modo maggiore rispetto alla terapia “tradizionale”. Come riferiscono anche le persone stesse che hanno sperimentato tale modalità, vi sono alcuni aspetti da sottolineare che caratterizzano questo canale terapeutico, e che concorrono ad ottenere risultati positivi. Innanzitutto, viene promossa una valutazione del proprio stato di salute e di persona globale, cioè non monitorata solo attraverso i cambiamenti che avvengono sulla bilancia, bensì attraverso numerosi altri fattori che devono andare a comporre lo “stare bene”. Il fatto che il soggetto debba apportare una descrizione personale dell’andamento del programma, attraverso le risposte alle domande strutturate, comporta un’attivazione mentale e un impegno che lo rendono protagonista della cura: il nucleo della terapia diviene così man mano non il medico o la dieta, ma la persona stessa. Quest’ultima è così stimolata su aspetti fondamentali: l’autonomia, l’autoconsapevolezza, la gestione responsabile e personale del programma, e viene spinta a conoscere e sfruttare al meglio le risorse di cui già dispone o che possono essere incrementate.

          Percorso dietologico  senza visita medica iniziale

          Colloquio preliminare per verificare l’idoneità della domanda .

          Fase di conoscenza finalizzata all’elaborazione di un programma dietologico altamente personalizzato

          Incontro online periodici con la dietista e la supervisione medica

          Percorso psicologico online

          Il percorso online viene offerto anche nell’ambito della psicologia e della Psicoterapia. Le psicoterapeute del Centro hanno sviluppato un’importante esperienza nella terapia a distanza verificandone l’efficacia e la sostenibilità nel lungo periodo.

          La presa in carico prevede una fase di valutazione iniziale e di conoscenza reciproca tramite 5 colloqui online.

          Per verificare l’idoneità della richiesta offriamo una prima consulenza telefonica gratuita.

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            OSAS (Obstructive Sleep Apnea)

            Nella metà degli anni cinquanta venne descritta una sindrome caratterizzata da marcata obesità, intensa sonnolenza diurna, respiro rumoroso durante il sonno e policitemia.

            Nella metà degli anni cinquanta venne descritta una sindrome caratterizzata da marcata obesità, intensa sonnolenza diurna, respiro rumoroso durante il sonno e policitemia. La sintomatologia dei pazienti che ne erano colpiti, ricordava un personaggio del romanzo di Charles Dickens, “Il circolo Pickwick”, descritto come un ragazzo molto grosso, dal colorito rubicondo, che durante il giorno si addormenta ripetutamente. 
Fu coniato il termine “Sindrome di Pickwick”.

            Studi successivi hanno portato all’identificazione di un quadro patologico denominato OSAS (obstructive sleep apnea sindrome), caratterizzato dalla presenza, durante il sonno, di apnee prevalentemente di tipo ostruttivo. 
Da un punto di vista epidemiologico, ne è interessato , nei paesi occidentali, circa il 10 % della popolazione di sesso maschile e il 4% di quella femminile.

            I sintomi tipici sono sia notturni che diurni. 
Tra i primi troviamo: apnee, russamento, movimenti anomali, insonnia, nicturia e, soprattutto nei bambini, enuresi. Al secondo gruppo appartengono: cefalea mattutina, sonnolenza e grave compromissione della vigilanza e dell’efficienza che purtroppo spesso si traducono in un incremento del rischio di incidenti stradali o sul lavoro. Si possono verificare anche disturbi dell’ umore, deficit cognitivo e decadimento delle condizioni psichiche superiori (es. riduzione della memoria e dell’attenzione).
 Questa condizione si accompagna anche ad un aumento della mortalità per eventi cardiovascolari e l’identificazione di altri fattori di rischio, quali ipercolesterolemia, ipertensione, fumo di sigaretta, diabete, ipertrigliceridemia e obesità, è fondamentale per successive decisioni terapeutiche.

            La diagnosi può essere posta mediante registrazione polisonnografica notturna che può avvenire in regime di ricovero ospedaliero o anche domiciliare grazie all’uso di apparecchiature maneggevoli e poco ingombranti.

            Si possono individuare tre approcci terapeutici:

            1. Comportamentale
            2. Protesico-ventilatorio ( con CPAP o BiLevel )
            3. Chirurgico

            Esistono forti evidenze scientifiche che il trattamento dei disturbi respiratori ostruttivi correlati al sonno comporta positive ripercussioni sulla qualità di vita, sul rischio cardiovascolare e sulla mortalità dei pazienti. Dopo la scelta dell’intervento terapeutico devono essere effettuati controlli periodici con lo scopo di valutare gli effettivi risultati.

            Tra i disturbi respiratori del sonno troviamo anche il russamento. A questa condizione, molto diffusa nella popolazione, può far seguito l’insorgenza di un quadro conclamato di OSAS. La sua identificazione è dunque importante nella prevenzione dell’instaurarsi di un quadro clinico che comporta un aumento di morbilità e mortalità.

            Nella maggior parte dei pazienti obesi con OSAS una moderata perdita di peso e quindi una riduzione della circonferenza addominale fa regredire la sintomatologia respiratoria fino alla scomparsa delle apnee.
            Nel nostro Centro è possibilire effettuare la polisonnografia che serve a dignosticare l’ OSAS.

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              Disturbi alimentari (DCA): caratteristiche in comune

              Di seguito sono riportate le caratteristiche più peculiari e comuni di questi tipi di disturbi del comportamento alimentare “non classificabili”. Esse, oltre ad essere facilmente identificabili dai soggetti che ne sono affetti, sono oramai da tempo parte del bagaglio culturale dei professionisti del settore, che negli ultimi anni hanno potuto formulare dei protocolli di trattamento adeguati. 

              La sezione “caratteristiche comuni” dei disturbi del comportamento alimentare racchiude una eterogenea categoria diagnostica che contempla al suo interno manifestazioni alimentari scorrette caratterizzate da una sintomatologia clinicamente significativa che però non soddisfa i criteri diagnostici dei disturbi del comportamento alimentare ad oggi inquadrati a livello nosologico.

              I criteri diagnostici per un disturbo del comportamento alimentare “classico”, come l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa, possono non essere soddisfatti a causa di una durata inferiore dei sintomi in termini di tempo, per una minore significatività clinica delle manifestazioni sintomatologiche, o per una sovrapposizione di sintomi appartenenti a diverse categorie diagnostiche.

              Sarebbe tuttavia un errore sottovalutare questi disturbi partendo dal presupposto che non godono ancora di una chiara ed autonoma collocazione diagnostica (Walsh, Garner 1997), soprattutto alla luce di recenti dati statistici che stimano molto elevata la loro incidenza sul totale dei disturbi del comportamento alimentare.

              Di seguito sono riportate le caratteristiche più peculiari e comuni di questi tipi di disturbi del comportamento alimentare “non classificabili”. Esse, oltre ad essere facilmente identificabili dai soggetti che ne sono affetti, sono oramai da tempo parte del bagaglio culturale dei professionisti del settore, che negli ultimi anni hanno potuto formulare dei protocolli di trattamento adeguati.

              Bassa autostima: è una delle caratteristiche più frequenti nei soggetti affetti da disturbi del comportamento alimentare. La bassa autostima spesso spinge gli individui a sovrastimare l’apparenza corporea, riponendo nel raggiungimento della migliore forma fisica aspettative irreali di successo e di realizzazione personale.

              Inoltre, la poca stima di sé contribuisce a far affrontare in maniera eccessivamente negativa eventuali “sconfitte” o “ricadute” alimentari, favorendo l’insorgere di un altro aspetto comune nei soggetti con disturbi alimentari, e cioè i sensi di colpa.

              Sensi di colpa: l’imporre a se stessi una dieta troppo rigida stigmatizzando eventuali trasgressioni, non solo è un atteggiamento che favorisce l’accadimento di queste ultime, ma soprattutto rende facile l’insorgenza dei sensi di colpa a causa della non adempienza alle proprie prescrizioni. I sensi di colpa dunque innescano un circolo vizioso grazie al quale il soggetto alterna momenti di restrizione alimentare con altri di perdita di controllo, modalità alimentare che altro non porta che allo sviluppo di pensieri e comportamenti perpetuanti l’obesità.

              Sintomi depressivi: a lungo termine, l’incapacità di adempiere ad una rigida prescrizione alimentare unita allo sperimentare numerosi fallimenti, può favorire l’insorgenza di sintomi depressivi che, in alcuni casi, possono risultare così significativi da interferire con le attività affettive, sociali e lavorative dei soggetti. Inoltre, il probabile utilizzo del cibo come “antidepressivo”, tipico di questi soggetti, altro non fa che peggiorare in maniera inesorabile la situazione.

              Pensiero dicotomico: è il modo di pensare contraddistinto dalla caratteristica di catalogare le cose in maniera estrema, cioè bianche o nere, belle o buone, ecc. Questo atteggiamento, comune alle persone con disturbi del comportamento alimentare, risulta molto pericoloso in quanto rafforza il senso di fallimento di fronte anche ad una piccola “ricaduta” alimentare, favorendo l’insorgenza dei sensi di colpa e l’insinuarsi e il successivo perpetuarsi dei sintomi depressivi.

              Perfezionismo: con questo termine si fa riferimento all’abitudine di domandare a se stessi o agli altri una prestazione maggiore rispetto a quella richiesta dalla situazione. Questa tendenza è spesso accompagnata ad una valutazione critica del proprio comportamento (Frost et al., 1990).

              Sbilanciamento Devo/ Voglia
              Bisogno di esercitare il controllo
              Vergogna
              Eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee
              Colpevolizzazione ( stigma sociale)

              Alcune caratteristiche del perfezionismo possono essere viste come socialmente desiderabili ed appaiono essere funzionali dato che spesso sforzi elevati sono spesso associati a soddisfazione personale e ad un aumentato senso di autostima.

              D’altra parte la tendenza al perfezionismo può essere associata ad un forte bisogno di evitare fallimenti, ed in questo caso può favorire lo sviluppo di elementi stressiogeni, umore oscillante, difficoltà a creare legami ed incapacità a tollerare critiche, fallimenti ed errori con la conseguente rinuncia all’affrontare compiti giudicati difficili.


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                La terapia ambulatoriale dell’obesità

                L’obesità non è riconosciuta come un disordine del comportamento alimentare (DCA) e quindi non richiede necessariamente il ricorso ad un intervento di tipo psicologico, ma è ormai accettato che il suo trattamento si avvale positivamente di tecniche di tipo cognitivo comportamentale. 



                “L’obesità non è riconosciuta come un disordine del comportamento alimentare (DCA) e quindi non richiede necessariamente il ricorso ad un intervento di tipo psicologico, ma è ormai accettato che il suo trattamento si avvale positivamente di tecniche di tipo cognitivo comportamentale.

                Non serve prescrivere ai pazienti obesi la dieta e dire loro cosa fare e non fare. Limitarsi a prescrizioni sulla qualità e sulla quantità dell’alimentazione renderà il paziente passivo di fronte al suo cambiamento, che per essere significativo e duraturo deve nascere da una partecipazione attiva.

                Più ci si sente impotenti a gestire le situazioni difficili, più si spera in un miracolo. Il cambiamento, invece, si può raggiungere attraverso un impegno costante e la consapevolezza che esso può avvenire solo accettando i piccoli passi che costituiscono l’unica strada per un risultato vero e duraturo.

                La parola chiave deve essere “insegnare ed educare” e non “prescrivere”. Il paziente deve avere la percezione del controllo e per questo è basilare aiutarlo ad acquisire capacità di autogestione e abilità decisionali.

                Prescrivere una dieta istruendo il paziente sulle nozioni corrette che stanno alla base della normale alimentazione è semplice ma non risolverà il problema. Una volta impostato il programma dietetico (educazione nutrizionale volta ad una dieta normocalorica bilanciata o schema dietetico ipocalorico bilanciato), l’efficacia del trattamento deve essere verificata con controlli clinici periodici effettuati dal medico, meglio se in collaborazione con un dietista, a scadenza non superiore a 6-8 settimane fino al raggiungimento dell’obiettivo e ogni 4-6 mesi per i successivi 3 anni.

                I controlli clinici periodici dovranno comprendere la misurazione dei valori antropometrici ed un’attenta valutazione della compliance del paziente e della sua famiglia agli interventi proposti, valorizzando i miglioramenti, evidenziando eventuali difficoltà, con disponibilità a modificare eventualmente l’approccio iniziale.” ( tratto da linee guida ministeriali)

                Nel nostro Ambulatorio ci si avvale delle Linee guida ministeriali sopra riportate.
 Per una maggiore completezza di indagine si effettua anche la calorimetria indiretta, per lo studio del metabolismo a riposo e la bioimpedenza per la valutazione della composizione corporea e dello stato nutrizionale.

                La letteratura medica evidenzia come l’assiduità alle visite periodiche   sia il parametro più predittivo del successo terapeutico. Pertanto il programma da noi proposto si articola con questa modalità ed è applicato anche nella prevenzione dell’Obesità e nella cura dei Disturbi Alimentari (DCA).

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