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mercoledì 22 novembre 2017

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Iniziative per un intervento precoce Stampa E-mail


D.ssa Dal Mas collabora ad iniziative di prevenzione? Quali fattori sono veramente aggredibili?

Si, dal 2007 sono socio-fondatore, di una associazione che si occupa di prevenzione e informazione sui dca. In questi anni abbiamo promosso attività di informazione attraverso incontri, convegni, articoli su giornali e interviste sulle radio e televisioni locali,  ma anche di prevenzione attraverso sportelli di ascolto, diagnostici, di informazione rispetto ai protocolli più efficaci di cura per i dca. Inoltre è attivo un sito internet informativo (www.anoressia.biz) e una finestra su facebook in cui soggetti anche anonimi possono incontrarsi, confrontarsi e avere le risposte degli esperti.
Quello che abbiamo riscontrato in questi 4 anni di lavoro è che l’informazione locale ma anche a livello nazionale ha permesso a molte famiglie e soggetti anoressici di avvicinarsi in un modo più precoce alla cura e sappiamo quanto questo sia importante. Uno degli scopi dell’associazione è infatti quello di dare la possibilità ai soggetti coinvolti di affrontare tempestivamente e con le cure più adeguate questi disturbi così complessi perché nonostante i dca siano patologie molto diffuse, c’è ancora troppa poca informazione sui protocolli di intervento, sui campanelli d’allarme, sui centri specializzati e riconosciuti.
Ritengo che dare uno spazio di ascolto individuale o di gruppo anche ai genitori,amici, parenti sia utile perché essi si avvicinino alla patologia in un modo più rispettoso che permette al soggetto di non rifiutare qualsiasi tipo di approccio. Dà inoltre la possibilità a familiari in confusione di affrontare il sintomo cibo in un modo non troppo aggressivo e ansioso ma cercare di avere una visione più ampia del problema. Gli incontri informativi organizzati con la tecnica del piccolo gruppo, cioè in incontri in cui si lascia grande spazio ai partecipanti per portare la loro esperienza, discutere riflettere, dà la possibilità di capire se il familiare ma anche lo studente, (abbiamo avuto molti insegnanti interessati agli incontri)ha effettivamente un disturbo alimentare o se è semplicemente in una difficile fase adolescenziale.
Ritengo che questi familiari, ma anche i soggetti con i disturbi alimentari, siano molto soli di fronte a una patologia che scardina la logica razionale e che mette in gioco la paura della morte, portando alla luce il d.c.a. come il problema di una società, la nostra, sempre più rivolta agli oggetti e che dà sempre meno spazio alle domande, ai sentimenti, alle questioni soggettive.

Lavorare  con pazienti anoressiche e bulimiche La mette ogni giorno a contatto con la morte. Come affronta e supera questa difficoltà?

Lavorare con pazienti anoressiche bulimiche è molto difficile poiché, tali soggetti, si presentano con patologie che richiamano l’operatore all’urgenza dell’intervento spesso negando l’esistenza stessa del disturbo.
Ritengo che, l’unico modo per l’operatore di lavorare con soggetti così in difficoltà, e con caratteristiche così peculiari, sia il lavoro d’équipe. Il lavoro d’équipe permette all’operatore di pensare prima di “fare” e quindi mantenere la giusta distanza .
L’équipe e il lavoro interdisciplinare permette di comprendere il soggetto e le sue difficoltà nella loro complessità, nel modo più oggettivo possibile. I soggetti anoressici bulimici innescano dinamiche di invischiamento, piuttosto che abbandono dell’operatore ed  è molto facile farsi “imprigionare” da queste dinamiche malate. Essenziale è allora mantenere il punto sulla terapia più che  sulla persona che sta male. E’ importante che ci sia un progetto terapeutico condiviso sul soggetto, in cui le varie professionalità, con le loro competenze distinte rendano il gruppo capace di tollerare le “manifestazioni angoscianti della patologia e costruire strategie terapeutiche efficaci.” 
La clinica dell’anoressia bulimia è una clinica della crisi, che si manifesta con la costante di momenti critici a interrompere la cura che il soggetto anoressico-bulimico mette in atto.
Quindi il problema che l’équipe deve quotidianamente valutare è la posizione da tenere nell’affrontare questi punti critici durante il trattamento.
Tale situazione tende a creare angoscia negli operatori spingendoli costantemente ad agire. Quando ciò si produce in assenza di un pensiero e di una lettura della situazione, abbiamo a che fare con degli agiti che si producono con la finalità inconscia di controllare l’ansia che le varie situazioni creano .
Per rispondere al pericolo di queste situazioni, l’operatore deve tenere a mente la centralità dell’équipe come punto che orienta il suo lavoro all’interno dell’istituzione. Solo in questo modo l’intervento dell’operatore prende la forma di un atto orientato nel quale viene conservata la propria specificità professionale all’interno di un orientamento comune. Solo così il soggetto curante diventa l’équipe. Quando questa funziona si assiste ad una bonifica degli aspetti distruttivi delle pazienti.  L’equipe supporta i vari professionisti nelle loro scelte e nello svolgimento del loro lavoro che comunque è guidato da un progetto integrato. Proprio perché le situazioni sono spesso complesse e impongono interventi su più fronti (organico e psicologico, con il paziente e con la famiglia), il confronto costante e la suddivisione dei compiti oltre al coordinamento degli interventi diventano protettivi per la salute e la motivazione degli operatori stessi.


Fa parte di un team multidisciplinare nel vero senso del termine, vale a dire con la presenza di tutte le professionalità nella struttura? E se si, vengono visti nello stesso ambito soggetti obesi e soggetti con DA contemplati nel dsm-iv?

Sì, faccio parte di un team multidisciplinare, con la presenza delle seguenti professionalità all’interno della struttura: due psicoterapeute, un medico nutrizionista, due dietiste.
Condividiamo un approccio comune di tipo bio-psico-sociale. Le psicologhe si occupano di d.c.a., immagine corporea, lavoro con la famiglia. Gli aspetti dietologici sono seguiti prevalentemente dalle dietiste, mentre il medico nutrizionista supervisiona il lavoro di tutta l’équipe e segue i casi di d.c.a. dal punto di vista nutrizionale.
Ci sono incontri di équipe periodici per condividere metodi, strumenti e confrontarsi sui casi. La messa in campo delle varie professionalità fa si che tutti i versanti coinvolti nella patologia (organico, psicologico, nutrizionale, sociale) siano valutati e trattati in modo specialistico e professionalmente qualificato. Questo è reso più agibile dall’essere presenti tutti nella stessa struttura e dal condividere lo stesso modello.
Vengono discussi dalla stessa équipe casi di obesità e d.c.a. anche se poi ogni singola patologia ha protocolli diversi, che a loro volta vengono declinati su soggetti diversi. Prevalentemente, i soggetti obesi senza d.c.a. sono seguiti dalle dietiste con la supervisione del medico nutrizionista mentre in casi di obesità con b.e.d., il caso viene seguito principalmente dalle psicoterapeute (vedi domanda sul bed). Tutto è discusso e supervisionato periodicamente dall’équipe e dal medico nutrizionista. Il fatto di avere molti protocolli di cura, e più professionalità diverse permette di modulare percorsi terapeutici diversi a seconda dei singoli pazienti ma anche dei cambiamenti che si instaurano nel paziente durante la cura . 
La prima visita ha un protocollo comune per tutti con esami strumentali e visita medica-nutrizionale.


Ultimo aggiornamento ( sabato 27 febbraio 2016 )

DISTURBI ALIMENTARI


OBESITA' INFANTILE


ANORESSIA BULIMIA



GRASSO VISCERALE ?


MEDICINA ESTETICA



LA DIETA GENETICA



LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO SITO NON SOSTITUISCONO IN NESSUN MODO IL MEDICO A CUI COMPETE LA DIAGNOSI E LA TERAPIA
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