2

aprile

2018

Sovrappeso e obesità: facciamo chiarezza

Di seguito sottoponiamo alcune domande al dottor Luigi Oliva, medico dietologo e direttore dell’omonimo Ambulatorio Specialistico specializzato nella prevenzione e nella terapia dell’obesità, dell’anoressia e dei principali disturbi alimentari.

Il dottor Oliva è inoltre il fondatore e il responsabile del portale magazine online Obesita.org.

Dottor Oliva, può spiegarci come si classifica il grado di sovrappeso?



Il parametro più semplice e quindi più utilizzato per definire il grado di sovrappeso è l’Indice di Massa Corporea (o IMC o BMI Body Mass Index) che si ricava dal rapporto tra il peso espresso in chilogrammi e l’altezza (in metri) al quadrato.

Per quanto l’indice sia affidabile per valutare l’eccesso di grasso nella popolazione, nel singolo soggetto ed in casi limite può sottostimare o sovrastimare il peso corporeo. 
Il peso esprime infatti la massa corporea e non la sua composizione.
 Per affinare questo indice si può associare la misura della circonferenza addominale che è un indice predittivo di grasso addominale o la bioimpedenza che tra le metodiche disponibili è la più semplice ed immediata.

Il sovrappeso non viene definito in maniera univoca. L’orientamento comune, però, è che al di sopra di un certo peso corporeo (BMI superiore a 30) lo si debba considerare una patologia cronica al pari del diabete e dell’ipertensione arteriosa.

Chi deve curare il sovrappeso?

In alcuni soggetti modificando di poco lo stile di vita si riesce ad ottenere un calo ponderale importante e definitivo. L’approccio dietetico educazionale e la motivazione ad un incremento dell’attività fisica possono essere una risposta adeguata. Nei soggetti che hanno una familiarità per l’obesità e una lunga storia di fallimenti dietologici la risposta deve essere medica, dietetica e psicocomportamentale. 
Medica, per la valutazione e la riabilitazione dello stato di salute, dietetica per una rieducazione nutrizionale, psico-comportamentale per la modifica di comportamenti e idee disfunzionali che causano e perpetuano l’obesità.

I soggetti con disturbi del comportamento alimentare, quali i binge eating disorders, vanno trattati a livello psicologico e comportamentale con il supporto medico e dietetico.

Le figure professionali che possono curare l’obesità, sono il dietologo, il nutrizionista, lo psicologo, il dietista, che preferibilmente dovrebbero lavorare in un team di sinergie. I dietisti e i nutrizionisti non medici non possono fare diagnosi né prescrivere diete. La dieta è un atto medico.

A chi compete la diagnosi?

Il medico dietologo/nutrizionista possibilmente esperto in disturbi del comportamento alimentare è il professionista a cui compete la diagnosi medica. Una valutazione psicologica deve, in alcuni soggetti, precedere la prescrizione del programma di terapia.

Attenzione a non confondere la figura del dietologo (medico specialista) con il/la dietista (laurea triennale) o con il nutrizionista (il più delle volte laureato in biologia).

La terapia richiede tempo?

Vista la complessità dell’obesità, che spesso è una condizione cronica, la terapia non può essere limitata ad una visita medica e ad una prescrizione dietetica. Si propone, invece, un periodo che va da un minimo di tre mesi ad un anno con incontri periodici settimanali o quindicinali. L’obeso va rieducato ma prima di tutto sostenuto. La modifica di alcuni comportamenti e la conseguente perdita di peso sono il rinforzo naturale alla motivazione al cambiamento che è il vero motore della terapia. Il percorso è lungo, difficile ma possibile.

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