23

maggio

2018

Obesità infantile: terapia

La successione di eventi che porta al rischio cardiovascolare aumentato nell’adulto, come conseguenza dell’obesità, parte nella maggior parte dei casi dall’età infantile e adolescenziale.

Non è dimostrato che un calo ponderale nell’adulto riduca il rischio di mortalità sebbene sia invece un dato di fatto che nelle persone normopeso si rileva un rischio minore.

Pertanto la terapia migliore è la prevenzione dell’obesità stessa. Prevenzione che deve iniziare nei soggetti a rischio fin dall’età evolutiva con un’educazione che attraversa i vari aspetti della loro quotidianità: scuola, mensa scolastica, genitori e mezzi di comunicazione.

Invertire la tendenza del fenomeno obesità infantile si dimostra attualmente molto difficile. Decenni di studi sottolineano l’inefficacia del trattamento costruito sulla sola dieta ipocalorica e prende sempre più importanza l’approccio multidisciplinare al problema considerato il risultato di cause complesse e multifattoriali.

L’obiettivo complessivo è quello di ottenere modifiche nel comportamento individuale e di eliminare le barriere sociali che si oppongono a scelte di vita salutari (piste ciclabili, campi sportivi, attività fisica a scuola, parchi gioco…) enfatizzando la gestione del peso a lungo termine più che estreme riduzioni di peso nel breve periodo.

Un vero e proprio dimagrimento è necessario solamente ove vi sia un BMI elevato o in presenza di complicanze (dislipidemia, ipertensione, intolleranza glucidica, etc.).

Informazioni per una corretta alimentazione devono essere necessariamente accompagnate da modificazioni del comportamento abituale innanzitutto con una riduzione della sedentarietà. 
L’obiettivo successivo è l’aumento dell’attività fisica e poiché sembra che l’attività fisica dei genitori determini un aumento del livello di attività dei bambini obesi è importante il loro coinvolgimento nel programma.

Il bambino deve diventare attore del programma.
 È stato visto inoltre che l’aspetto psicologico (es. autostima) è migliore nei ragazzi con un buon livello di attività fisica.

Le tecniche di terapia familiare hanno dato buoni risultati: l’approccio familiare va sempre perseguito in età pediatrica con la distinzione che nei bambini con età inferiore ai 12 anni il trattamento è combinato, mentre dai 12 anni in poi è contemporaneo, ma può avvenire separatamente.

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