15

febbraio

2018

Disturbi alimentari o somatoformi?

reflusso gastroesofageo

Il termine “somatoforme” proviene dal greco soma (corpo, fisico) e dal latino forma (aspetto, forma). La caratteristica comune in questi disturbi è infatti la presenza di sintomi fisici che fanno pensare ad una condizione medica generale e che non sono invece giustificati da essa, né dagli effetti di una sostanza o da un altro disturbo mentale.

 Il disturbo somatoforme

Mente e corpo sono due entità spesso considerate come separate che invece sono strettamente collegate e interdipendenti l’una dall’altra; la psiche rappresenta infatti una complessa funzione del nostro corpo inscindibile da esso, e insieme formano un unico sistema integrato, influenzato da fattori biologici, psicologici, sociali.

Il soggetto esprime un disagio attraverso il corpo: un tentativo inconsapevole di gestire una situazione di conflitto utilizzando l’organismo o parti di esso.

Molti disturbi hanno una matrice psichica come ad esempio alcune forme di allergia, intolleranze alimentari, herpes, cistiti, coliti, disturbi gastro-intestinali, sintomi pseudo-neurologici, bruxismo, asma, dolore cronico, emicranie, nevralgie, contratture muscolari, ecc.

È comunque doveroso precisare che la somatizzazione di per sé non è necessariamente patologica, può essere considerata come una modalità di risposta alle sollecitazioni ed agli stress della vita: si parla di veri e propri disturbi quando l’intensità e la frequenza di questo tipo di reazione divengono tali da generare una compromissione significativa del funzionamento della persona, quando creano un eccessivo ricorso all’assistenza sanitaria, quando il problema diventa invalidante.

 

Gessica Cervesato-psicoterapeuta-

 

 

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