30

Agosto

2022

Interdisciplinarietà: un approccio globale

Parla il dottor Luigi Oliva, direttore dell'omonimo Ambulatorio per la prevenzione e il trattamento dell'obesità dell'anoressia e dei disturbi alimentari di Mestre Venezia).

INTERDISCIPLINARIETA’: UNA RISPOSTA ADEGUATA AI DISTURBI ALIMENTARI

Anoressie e Bulimie

Intedisciplinarietà: una risposta di terapia adeguata ai disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare sono delle patologie caratterizzate da un’alterazione della condotta alimentare e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme del corpo.

Con il termine “disturbo del comportamento alimentare” si racchiudono una serie di patologie che vanno, come in un sistema circolare, dall’anoressia e bulimia nervosa al NAS con binge eating disorder incluso. Malattie della psiche che si ripercuotono sul soma, in manifestazioni e gravità differenti tanto da arrivare ad essere, in alcuni casi, addirittura letali. L’anoressia è la causa più frequente di morte tra le giovani donne, si calcola una mortalità tra il 5 e il 15 % dei casi se non trattata adeguatamente.

“L’anoressia, inoltre, presenta il più alto tasso di mortalità di tutte le malattie psichiche” (Davies,1987).

Si tratta di patologie complesse in quanto originano dall’interazione di diversi fattori: genetici, biologici, psicologici, micro e macro sociali che concorrono alla genesi e alla perpetuazione della malattia.
Malattie che nelle loro diverse forme usano il corpo e il cibo per esprimere un disagio psicologico.E’ frequente che uno stesso paziente entri ed esca tra varie categorie diagnostiche: il disturbo anoressico si converte spesso in senso bulimico e molti soggetti affetti da bulimia hanno sofferto in precedenza di un disturbo anoressico conclamato o, più spesso, parziale, breve; in altri casi si alternano nel tempo fasi anoressiche e bulimiche. Comportamenti anoressici e bulimici si combinano e si succedono perché in entrambi la costruzione del sintomo passa attraverso il codice alimentare ;si instaura un circolo vizioso, autoperpetuante, che parte dalla restrizione prolungata dell’introito calorico alla inevitabile perdita di controllo sull’alimentazione con abbuffata compulsiva e condotta compensatoria. Recentemente, secondo la teoria transdiagnostica, si tende a considerare i diversi disturbi alimentari in un unico disturbo dell’alimentazione, il quale può manifestarsi con caratteristiche diverse da un individuo all’altro ma anche in una stessa persona.

E’ nota da tempo l’implicazione e l’interazione di due aspetti ben distinti, ma inscindibili l’uno dall’altro, nell’eziologia, nel mantenimento e nella cronicizzazione di questi disturbi: quello fisico e quello psicologico.

Se da un lato, infatti, ci può essere una predisposizione biologica e/o una familiarità a sviluppare un determinato disturbo, una presunta anomalia funzionale a livello ipotalamico, una non conoscenza di aspetti metabolici e nutrizionali, dall’altro ci può essere uno scorretto comportamento alimentare appreso, un’influenza socioculturale centrata su modelli di bellezza fisica significativamente più magri rispetto a quelli del passato o un’incapacità di gestire le emozioni spiacevoli senza ricorrere al cibo. Per questo motivo l’intervento di un solo specialista è nella maggior parte dei casi insufficiente e, anzi, può contribuire alla cronicizzazione del disturbo.

Dunque il medico nutrizionista farà una valutazione dello stato nutrizionale con la calorimetria, la Bia e richiederà gli esami di laboratorio necessari.
Informerà il paziente dei rischi che corre attuando una dieta rigida (adattamento metabolico, compromissione della composizione corporea, alterazioni su organi e apparati) o con le abbuffate con condotta di eliminazione (alterazioni elettrolitiche , esofagite, etc.).

In collaborazione con la figura del dietista, proporrà una rieducazione alimentare basata sui concetti della normalità dietologica. La prescrizione dietetica rapportata alla misura del dispendio energetico rassicura il paziente che deve vincere la paura di ingrassare sperimentando la sazietà come arma utile per non perdere il controllo.
Il medico si occuperà della parte biologica che rappresenta uno dei maggiori fattori perpetuanti il disturbo.

Lo psicoterapeuta si occuperà invece di indagare e valorizzare le motivazioni al cambiamento, di gestire i disturbi dell’umore e/o i disturbi d’ansia (e le conseguenze ad essi legate) che spesso seguono o accompagnano i disturbi dell’alimentazione.

Sostenere e promuovere un cambiamento rispetto al disagio dovuto alla quasi sempre presente insoddisfazione corporea, alla bassa autostima, al senso di inadeguatezza, all’incapacità di sapersi valorizzare e alla ricerca di obiettivi che non gratificano mai.

Far riconoscere al paziente la connessione tra situazione, pensiero ed emozione per poi correggere eventuali distorsioni cognitive per rielaborare, ad esempio, i sensi di colpa associati alle trasgressioni. Altro aspetto fondamentale è il coinvolgimento della famiglia che da ostacolo diventa una risorsa terapeutica necessaria e spesso indispensabile per la guarigione.

 

I Disturbi del Comportamento Alimentare sono patologie complesse che coinvolgono il soggetto nella sfera psicologica, fisica e socio-familiare.

Nella cura di questi disturbi non è proponibile una risposta univoca e generalizzata perché diverse sono le modalità con cui i soggetti esprimono l’alto grado di sofferenza.

Per questo, il primo specialista che accoglie la paziente quando arriva presso il nostro ambulatorio è la psicologa, che offre uno spazio per l’ascolto della sofferenza, della paura e dei bisogni.

E’ un disturbo della mente che coinvolge il corpo nella sua globalità.
Nella prima visita perciò, oltre ad uno spazio di parola, una parte importante è dedicata alla valutazione dello stato nutrizionale.

Un altro aspetto rilevante nella cura è l’intervento a sostegno della famiglia che coinvolta diventa una risorsa terapeutica.

La terapia proposta procede, su più fronti, con graduali conquiste e piccoli compromessi.

Nel proporre un piano di trattamento adeguato per i disturbi del comportamento alimentare risulta perciò necessario il coinvolgimento di più figure professionali, con ruoli ben distinti ma allo stesso tempo complementari in un’ottica di interdisciplinarietà.

Gli attori coinvolti – paziente, famiglia, medico, psicologhe- contribuiscono tutte in egual misura al successo terapeutico. Tutti si interfacciano nello studio del caso, affinché ognuno possa modulare il proprio ruolo rispetto al raggiungimento di un unico scopo: il benessere del paziente.

 

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