Percorso dietologico

Vivi meglio e più a lungo

Lifestyle medicine

La medicina dello stile di vita

La parola dieta (diaita) nell’accezione propria del termine, per gli antichi greci e romani stava a significare uno stile di vita dove l’attenzione verso un giusto nutrimento, un adeguato movimento assieme alla capacità di vivere in tranquillità (otium) indicava loro la strada per la salute

Negli ultimi decenni alla parola dieta abbiamo, purtroppo, iniziato ad associare solo le calorie e quindi l’esclusione di cibi, attribuendo alla dieta un significato prevalentemente, se non esclusivamente dimagrante. Sono così nate le liste di cibi ingrassanti, da escludere a tutti i costi, e quelle dei cibi dimagranti, ai quali si attribuiscono spesso virtù terapeutiche più fantasiose che scientifiche.

Abbiamo incominciato allora a pensare che per dimagrire tanto bisognasse eliminare il massimo delle calorie. Meno mangio più dimagrisco è diventato lo slogan degli ultimi decenni.

La parola dieta pertanto anziché sinonimo di salute e benessere è diventata causa di vissuti fallimentari, obesità e disturbi alimentari.

Oggi alla luce della forte influenza, scientificamente dimostrata, dello stile di vita sulla salute emerge prepotentemente il concetto della Medicina dello stile di vita.

Lo stile di vita che impatta in maniera trasversale su tutti gli organi proteggendoli e migliorandone il   funzionamento.

E’ cosi che si riduce il rischio delle malattie cardiovascolari, metaboliche e oncologiche e in alcuni casi e in alcune patologie la cura avviene grazie a un cibo sano ( nutraceutici), un movimento adeguato, la cura di sé.

Perchè la medicina dello stile di vita e non la dieta?

La dieta restrittiva è un prodotto a scadenza, non educa, illude, porta al fallimento e paradossalmente alimenta il sovrappeso e spesso conduce all’obeistà.

La medicina dello stile di vita bonifica la situazione attuale causa del sovrappeso, delle malattie o del malessere. Ristabilisce nuovi equilibri, favorisce il pensare sano, il rispetto, il sentirsi adeguati. Lo stare bene con sè stessi e gli altri.

Se analizziamo le richieste che i pazienti ci portano in prima visita scopriamo che la domanda diretta esprime la volontà di perdere peso ma c’è sempre un desiderio nascosto che è quello di stare bene e trovare un equilibrio psico-fisico. La risposta a tale bisogna passa attraverso percorsi educazionali o di riabilitazione psico nutrizionali.

Programma dietologico educazionale  di primo livello

 Costo per singola prestazione :

  • incontro  con la dietista (60/80 euro ciascuno)

Programma di secondo livello, riabilitazione psiconutrizonale

La richiesta dimagrante dovrebbe sempre coincidere con un percorso di educazione alla Salute che comporta anche il sapere gestire il peso corporeo.

Poco sappiamo delle persone che da sole riescono a perdere peso e forse anche a mantenerlo, tanto sappiamo però di chi non riesce perché ha bisogno di aiuto.

Noi aiutiamo quelle persone che nonostante sappiano il “cosa fare” non riescono a mettere in pratica il “come fare” perché incontrano, lungo il percorso, ostacoli e resistenze che non riescono a gestire.

Per la cura proponiamo un tempo utile per fare una nuova esperienza dietologica guidata per apprendere da questa conoscenze e abilità per normalizzare e stabilizzare il peso corporeo.

Il concetto del tempo è il punto focale della terapia, inteso come rispetto reciproco del tempo che l’equipe e il paziente dedicano al percorso, ma anche quello adeguato da dedicarsi e da dedicare al percorso.

 Programma mensile che prevede un incontro settimanale con i professionisti che si occupano del percorso di riabilitazione psiconutrizionale, visita medica mensile compreso di esame BIA, consulenza telefonica.

Costo per singola prestazione 

  • incontro  con il professionista di riferimento (euro 80 ciascuno)

Telefono 041 531 76 38

Whatsapp 327 871 91 50


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    Disturbi alimentari o somatoformi?

    Nonostante il DSM – V° classifichi i disturbi alimentari in un capitolo a parte, essi possono essere letti come disturbi somatoformi, in quanto è il corpo che, con la sua magrezza o gli attacchi di fame senza controllo, parla al posto della mente ed esprime un disagio.
    I soggetti con disturbo alimentare, essendo caratterizzati dall’incapacità di riconoscere le proprie emozioni, esprimono ciò che provano attraverso il corpo: l’eccessiva magrezza o le abbuffate rappresentano un modo per esprimere la propria sofferenza interna.
    A volte i disturbi alimentari iniziano con un sintomo, localizzato soprattutto nel tratto gastroenterico (mal di stomaco, colite, sindrome del colon irritabile…) che è espressione di un disagio a livello psichico. A questo poi si associa un rapporto ansioso con il cibo che comporta una selezione di cibi ritenuti sicuri e l’esclusione di altri che di volta in volta sono ritenuti responsabili dei disturbi.
    La persona è in genere convinta che i propri disturbi dipendano dal cibo o comunque dalla reazione al cibo, e che quindi la causa debba essere alimentare, con difficoltà riconoscono un’eziologia psicologica ai loro problemi.
    La tendenza a utilizzare il corpo per esprimere un disagio psicologico, attraverso comportamenti alimentari disfunzionali che possono assumere anche connotazioni patologiche, è divenuta una realtà sempre più diffusa nella società in cui viviamo, tanto da essere considerata una vera e propria emergenza in ambito sia sociale sia sanitario. (Quaderni del Ministero della Salute)

    Il disturbo Somatoforme

    Mente e corpo sono due entità spesso considerate come separate che invece sono strettamente collegate e interdipendenti l’una dall’altra; la psiche rappresenta infatti una complessa funzione del nostro corpo inscindibile da esso, e insieme formano un unico sistema integrato, influenzato da fattori biologici, psicologici, sociali.
    Il termine “somatoforme” proviene dal greco soma (corpo, fisico) e dal latino forma (aspetto, forma). La caratteristica comune in questi disturbi è infatti la presenza di sintomi fisici che fanno pensare ad una condizione medica generale e che non sono invece giustificati da essa, né dagli effetti di una sostanza o da un altro disturbo mentale.
    Il soggetto esprime un disagio attraverso il corpo: un tentativo inconsapevole di gestire una situazione di conflitto utilizzando l’organismo o parti di esso.

    Molti disturbi hanno una matrice psichica come ad esempio alcune forme di allergia, intolleranze alimentari, herpes, cistiti, coliti, disturbi gastro-intestinali, sintomi pseudo-neurologici, bruxismo, asma, dolore cronico, emicranie, nevralgie, contratture muscolari, ecc.
    È comunque doveroso precisare che la somatizzazione di per sé non è necessariamente patologica, può essere considerata come una modalità di risposta alle sollecitazioni ed agli stress della vita: si parla di veri e propri disturbi quando l’intensità e la frequenza di questo tipo di reazione divengono tali da generare una compromissione significativa del funzionamento della persona, quando creano un eccessivo ricorso all’assistenza sanitaria, quando il problema diventa invalidante.

    Gessica Cervesato-psicoterapeuta-


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      La famiglia non è la causa del disturbo ma può costituirne il contesto

      Molte sono le domande che si pone il nucleo famigliare del soggetto affetto da disturbi alimentari: “Cosa devo fare con mia figlia? Come posso aiutarla?” ma a anche “Perché proprio a lei?

      COSA FARE?

      Molte sono le domande che si pone tutto il nucleo famigliare e la sfera di affetti che sta intorno al soggetto affetto: domande come “Cosa devo fare con mia figlia? Come posso aiutarla?”, ma a anche “Perchè proprio mia figlia? Cosa le è successo? Perchè è cambiata?”.

      L’anoressia e la bulimia, ma più in generale i disturbi del comportamento alimentare, sono patologie che investono i più diversi ambiti della vita del paziente. E’ in evidenza un corpo che soffre, ma è presente un dolore diffuso che colpisce tutti gli aspetti della vita del soggetto in questione.

      La sofferenza che si trova a gestire il soggetto anoressico-bulimico si riversa su tutto l’ambiente familiare che si trova spiazzato da un familiare “che non sembra più lo stesso”, che “non riesce più a riconoscere”.

      Il contributo della famiglia è fondamentale sia per quanto riguarda la prevenzione che per la cura.

      Il ruolo della famiglia nella prevenzione

      I disturbi del comportamento alimentare si sviluppano prevalentemente in età adolescenziale ma hanno basi che si manifestano già in età infantile, momento in cui il ruolo dei genitori è fondamentale nella salute fisica e psichica del bambino:

      • Conoscere i campanelli di allarme della sofferenza e come affrontarli riduce il rischio di sviluppo in età adolescenziale.
      • Capire la sofferenza che il disturbo alimentare esprime è importante poiché spesso i sintomi anoressico-bulimici portano alla luce un malessere più generale di tutta la famiglia.
      • Nella cura, affinché il disturbo venga affrontato tempestivamente. Troppo spesso si perde tempo prezioso alla ricerca di un metodo “fai da te”.

      L’attenzione non va focalizzata unicamente sul cibo, ma è utile aiutare il soggetto attraverso il dialogo. E’ importante un ascolto sincero e aperto delle problematiche del soggetto, senza preconcetti e punti di vista precostituiti. Spesso l’anoressia e la bulimia si manifestano in un’età difficile, di cambiamento, in cui il soggetto stesso non sa più chi è, e come gestire il proprio malessere.

      E’ altrettanto fondamentale sapere che il disturbo alimentare è solo un lato del problema e quindi il recupero del peso non implica necessariamente la guarigione. Sottovalutare questo aspetto implica il rischio di pericolose e dolorose ricadute.E’ il “contesto familiare” che, da fattore favorente il Disturbo, diventa una risorsa terapeutica indispensabile al percorso di guarigione.

      Il COUNSELING FAMIgLIARE

      È molto importante che il familiare sostenga il figlio nella cura, se possibile confrontandosi egli stesso con un esperto dei disturbi alimentari che può aiutarlo a:

      • Diminuire il carico emotivo e le tensioni accumulate nella gestione di comportamenti di rifiuto, difficili da capire e accettare, per un dialogo più sereno.
      • Sollevarlo da un carico familiare eccessivo, derivante dall’impossibilità di affrontare un problema così complesso senza un aiuto professionale.
      • Capire se ci sono elementi nelle dinamiche familiari che mantengono il disturbo al fine di favorire il percorso di guarigione e ridurre il rischi di ricadute.

      La scuola rappresenta un’estensione dell’ambiente familiare e diventa spesso un terreno favorente il disturbo alimentare.

      Il Disturbo Alimentare investe il soggetto in diversi ambiti, uno dei quali è quello affettivo-relazionale. Spesso questi soggetti si isolano dagli amici, e dagli interessi sociali e l’unico interlocutore al di fuori della famiglia, rimane la scuola.

      A volte, per un soggetto in età scolare è più facile esprimere la propria sofferenza con un adulto di riferimento esterno alla famiglia, piuttosto che all’interno. Ma spesso gli insegnanti si sentono disorientati rispetto ad alcune problematiche, quali ad esempio come affrontare la situazione, se informare i genitori o meno, come aiutare l’allievo.

      Altre volte può essere l’insegnante stesso che, messo in allarme da alcuni segnali come l’isolamento dai compagni, la difficoltà di relazione, o le innumerevoli scuse per non uscire al momento dell’intervallo, si preoccupa della salute psicofisica dell’allievo.

      E’ molto importante che gli insegnanti siano correttamente informati sui disturbi alimentari, sulla loro gravità, su come si manifestano e sulla sofferenza che nascondono anche per un’importante opera di prevenzione da attuare in classe.

      COSA POSSONO FARE GLI INSEGNANTI

      Informarsi e informare correttamente sui disturbi del comportamento alimentare (DCA) e possibilmente avere all’interno della scuola uno “sportello d’ascolto” gestito da personale sanitario esperto in tali problematiche. Se un allievo chiede aiuto:

      • Dare spazio all’ascolto dell’allievo, senza pregiudizi e senza la necessità di rispondere. A volte, tutto ciò che il soggetto affetto da questo tipo di Disturbo cerca, è un interlocutore con cui confrontarsi, in merito alle sue difficoltà.
      • Spiegare al soggetto che dal Disturbo Alimentare si può guarire ma che non può uscirne da solo, che ha bisogno di essere aiutato da personale qualificato.
      • Valutare la situazione, anche con l’aiuto di personale qualificato, e se necessario avvisare i genitori affinché si attivino relativamente alla cura.

      Se si hanno dei dubbi, rispetto ad un allievo, in merito a disturbi di tipo alimentare, è utile attivare dei gruppi di discussione sull’argomento, magari partendo da materiale appositamente preparato, affinché sia il soggetto sia i compagni di classe, siano informati sulle cause e conseguenze del disturbo ma anche sul disagio che esso nasconde.

      I disturbi del comportamento alimentare spesso compaiono nella fase adolescenziale, in cui il soggetto si confronta con un corpo che cambia e che non riesce a controllare, una maturità sessuale che arriva quando il soggetto non è ancora pronto.

      Inoltre questo è il momento in cui il soggetto deve affrontare la difficile separazione dalla famiglia e dall’età infantile per entrare nel mondo come adulto, come soggetto indipendente. Parlare di questi argomenti aiuta il giovane a sentirsi meno solo e può spingerlo a chiedere aiuto a qualcuno.E’ importante confrontarsi con i colleghi sull’argomento e se possibile creare delle occasioni di incontro per insegnanti e genitori con personale specializzato al fine di sensibilizzare tutti sull’argomento e confrontarsi sulla problematica nel modo più efficace possibile.

      Se l’insegnante si trova in empasse rispetto alla modalità migliore da attuare, può rivolgersi all’associazione ADAM che offre uno sportello gratuito informativo telefonico o di consultazione presso la propria sede.

      E’ un’opportunità importante che permette di avere delle risposte tempestive.

      I disturbi del comportamento alimentare non sono un capriccio del soggetto ma un disagio serio da affrontare il prima possibile con l’aiuto di professionisti qualificati.


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        Diabesità: obesità e diabete

        L’attenzione verso un’alimentazione equilibrata e un adeguato livello di attività motoria sono in grado di prevenire e curare il diabete di tipo 2, malattia che assume dimensioni sempre più preoccupanti.

        Diabesità, neologismo che mette in evidenza la stretta relazione tra obesità e diabete. L’una condizone alimenta l’altra cosi come la cura.

        Le persone affette da diabete di tipo 2 sono spesso in sovrappeso e sedentari. La cura del sovrappeso e della sedentarietà indirettamente cura anche il diabete.

        L’alimentazione del diabetico di tipo 2 sostanzialmente non si differenza dall’alimentazione del soggetto sano che tende all’obesità, cosi come la prescrizione dell’attività motoria che rappresenta un farmaco naturale altamente efficace nella gestione delle due condizioni.

        La prescrizione dietetica come apporto calorico deve soddisfare le richieste metaboliche ed essere almeno pari al metabolismo basale che può essere stimato con la Calorimetria Indiretta.

        Il dispendio energetico attivo dovrebbe essere di almeno il 20/30% in più rispetto al basale e lo si può ottenere con circa 10/15 passi al giorno o con una camminata di almeno un’ora frazionata in sessioni non inferiori ai dieci minuti.

        Una prescrizione corretta è preceduta pertanto da una valutazione strumentale con la calorimetria indiretta (misura del metabolismo basale) e l’armband (monitoraggio dello stile di vita).

        Dati americani avevano rivelato che 34.000 su oltre 55.000 decessi per diabete erano causati dall’obesità; studi epidemiologici hanno dato una risposta positiva, sull’esistenza di una correlazione fra i due fattori.
        Gli studi genetici hanno messo in evidenza che alterazioni metaboliche presenti in questi soggetti hanno come prima manifestazione l’insulina resistenza prima ancora dell’alterazione del metabolismo del glucosio e del peso.

        L’epidemiologia moderna ha dato una risposta convincente a tale convinzione: nei soggetti con familiarità per il diabete il BMI è significativamente più elevato rispetto a quello dei soggetti senza familiarità. Negli indiani Pima, una tribù con elevata prevalenza di diabete, è stata dimostrata una stretta correlazione tra familiarità per il diabete ed obesità.

        Nella relazione fra familiarità-diabete e obesità si è osservato che la prevalenza del diabete aumenta in modo consistente con l’aumentare del peso e del grado di familiarità per il diabete: nello studio di E. M. Allen, si è visto che, sul cane parzialmente pancreasectomizzato in concomitanza con aumento di peso,compariva il diabete; quando il peso veniva riportato alla normalità il diabete scompariva completamente.


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          Digiuno intermitente

          Dimagrire velocemente e in sicurezza
          Digiuno intermittente, integrazione mirata e terapie iniettive.

          Che cos’è il digiuno intermittente?

          Il digiuno intermittente (dall’inglese “Intermittent Fasting” o IF) è uno schema alimentare che prevede l’alternanza tra periodi di astensione dal cibo con periodi di assunzione controllata di cibo.

          Come funziona il digiuno intermittente 8/16

          Il digiuno intermittente può essere applicato in vari modi: uno dei metodi più studiati prevede di mangiare secondo il proprio fabbisogno calorico durante una precisa finestra temporale di 8 ore e di digiunare per le restanti 16 ore della giornata: ad esempio, se il primo pasto coincide con il pranzo (ore 13.00), secondo tale schema l’ultimo sarà alle 21.00, coincidendo, dunque, con la cena.

          Sarebbe preferibile, per motivi neuro endocrini e metabolici praticare l’intermittenza nella prima parte della giornata ovvero dalla 8 alle 16 ma per motivi pratici e logistici la maggior parte di persone può praticarlo nella seconda parte della giornata ( 13/21)

          Oltre la dieta, la proposta dimagrante del Dott.Oliva

          Dopo aver analizzato le pubblicazioni scientifche e le esperienze riportata da ricercatori nel campo della salute e della longevità abbiamo elaborato degli schemi dietetici e verificato, nella nostra attività ambulatoriale, la facile adesione e la relativa efficacia nella perdita di peso.

          Lo schema più frequentemente proposto prevede l’intermittenza 8/16 con apporto calorico pari al metabolismo basale misurato con la calorimetria indiretta.

          Per aumentare l’efficacia dimagrante nelle persone che presentano una resistenza dimagrante da esposizione alla dieta o che per necessità mediche   richiedono un dimagrimento più veloce proponiamo il digiuno a doppia intermittenza

          Questo schema prevede la doppia intermittenza ovvero all’ intermittenza 8/16 si aggiunge la 7/2. Il piano prevede due giorni ad alto contenuto di carboidrati alternati con  un giorno iperproteico e a ridotto apporto calorico.

          L’efficacia di tale proposta viene potenziata da una integrazione mirata con principi attivi che favoriscono la lipolisi (trasformazione dei grassi in energia) la microcircolazione e la tonicità tissutale.

          Per via orale vengono assunti gli stessi integratori che tramite la tecnica mesoterapica vengono iniettati nel grasso sottoocutaneo dei distretti corporei più rappresentati.

          Oltre l’integrazione giornaliera sono previste due sedute settimanali  di attivazione lipolitica mesodermica distrettuale con e senza aghi.

          Vengono suggeriti schemi dietetici “senza pesi” ma con porzioni di riferimento in base alla taglia metabolica della persona, stabilita con la calorimetria indiretta

          E’ sempre opportuno inserire una sessione di attività aerobica giornaliera ( es. 30 minuti di camminata veloce)

          Questo programma, viene proposto solo dopo attenta valutazione clinica, comportamentale e nutrizionale.

          Il programma è supervisionato direttamente dal Dott.L.Oliva

          prenota la tua consulenza gratuita per poter accedere al programma

          Annachiara, assistente di direzione

          0415317638 o ambulatorio@obesita.org

          Curare il corpo per aiutare la mente

          Curare il corpo significa aiutare la mente a pensare sano. Avere cura del corpo per volersi bene, amarsi. La capacità di mettere in pratica tali scelte, al di là della motivazioni e delle resistenze, non è legata allo stato ponderale ma alle attitudini del soggetto.

          “Riesco a stare a dieta, perdere peso, anche 20-30 chili (…) poi, improvvisamente è come se volessi distruggere tutto e incomincio a mangiare, fino quasi a volermi fare del male. Io sono quella prima della dieta, la nuova non mi appartiene.”

          “Non ho tempo per me (…) la mia giornata è piena di impegni, il lavoro, la casa (…)”

          Curare il corpo con il cibo e il movimento ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri.

          Rendersi presentabili, adeguati al contesto, rendersi piacevoli alla vista propria e altrui, valorizzare il proprio volto e la propria figura, porre attenzione al trucco e all’abbigliamento, coltivare e migliorare le risorse estetiche che si possiedono sono tutti aspetti che, nella giusta misura, arricchiscono la persona, la sua autostima, la gratificazione, il rispetto per il proprio corpo e per le persone che entrano in contatto con lei.

          Carla, 13 anni, normopeso. E’ alta e bella ma oggetto di derisione per il suo sviluppo precoce. Dopo un percorso nutrizionale e motorio dice:

          “Ho raggiunto l’obiettivo”. “Prima mi vedevo rotondetta, adesso so che quello che vedevo non era corretto. Adesso sto bene.”

          L’ambiente scolastico, fatto di derisione, l’aveva portata a sviluppare pensieri e comportamenti disfunzionali: pensava di essere rotondetta, cercava di stare a dieta, si isolava e non si muoveva.

          Adesso è consapevole che può alimentarsi normalmente, cammina regolarmente e si vede bene. Curare il corpo significa aiutare la mente a pensare sano. Avere cura del corpo per volersi bene, amarsi. La capacità di mettere in pratica tali scelte, al di là della motivazioni e delle resistenze, non è legata allo stato ponderale ma alle attitudini del soggetto. Alcuni smettono di fumare quando lo decidono, altri iniziano a fare attività motoria o modificano le abitudini alimentari rapportandole a principi di una sana alimentazione solo perché prescritti da uno specialista.

          Non tutti sono in grado di farcela da soli e sono proprio questi soggetti che hanno bisogno della cura, di essere presi per mano e portati, attraverso un percorso di riabilitazione psiconutrizionale e motorio, a una dimensione nuova fatta di benessere, dove la cura di sé coincide anche con la cura del corpo che lentamente e stabilmente si porta verso un peso sano e una dimensione dove si può anche partire dal corpo per avere nuovi equilibri mentali. Il fallimento lascia il campo al successo e fa svanire il corollario dei sintomi depressivi, negativi che da sempre hanno accompagnato quel corpo eccessivamente visibile. Successo/fallimento, ingrassare/dimagrire, mangiare/non mangiare, riuscire/non riuscire, sono figli del pensiero “tutto o nulla” che è alla base dei disturbi del comportamento alimentare e dell’obesità.

          Succede spesso che sin dall’inizio della terapia la persona ci riferisca una soddisfazione elevata e oggettivamente eccessiva rispetto agli obiettivi raggiunti. E’ bene non farsi trascinare da questi facili ma effimeri entusiasmi. La terapia prevede il sostegno, l’incoraggiamento ma a volte è più utile, anzi indispensabile, frenare gli entusiasmi. Un intervento corretto mira all’educazione, a quella via di mezzo che è la sola che aiuta ad ottenere un risultato stabile. Via di mezzo che prevede la regola e la trasgressione dove la prima rappresenta l’impegno necessario per ottenere dei risultati e la seconda il volersi bene, il sapersi fermare, l’equilibrio e la normalità. La normalità che sostituisce la diversità, che toglie la penalizzazione e cancella lo stigma sociale che segna da sempre quei corpi ingombranti, a volte o spesso ostacolo nella vita affettiva, lavorativa e sociale.

          Tratto dal libro “Corpi uguali Storie diverse” del dottor Luigi Oliva

          La centralità della persona, il rispetto, la sicurezza e la cura

          La persona che entra in contatto con noi, già dalla prima telefonata si inserisce in un sistema di accoglienza e trattamento peculiari appositamente voluti e pensati, dove anche i particolari hanno unsignificato e non sono lasciati al caso.

          L’idea di base riguarda in generale l’offrire un luogo e delle persone preparate in grado di comprendere, venire incontro, far sentire a proprio agio il paziente,dall’inizio alla fine del percorso e dargli opportunità personalizzate per la cura di sé nel miglior modo possibile.

          Dal punto di vista pratico questo si esplica in modalità organizzative, relazionali e ambientali appositamente create. Già a partire dal personale preposto alla ricezione delle telefonate e alla pianificazione degli appuntamenti vi è un atteggiamento di massima cordialità, flessibilità e disponibilità nel dare corretti chiarimenti e informazioni, nel trovare un momento per le visite che sia idoneo per il paziente in relazione ai suoi impegni quotidiani e lavorativi, così da rendere agilmente fattibile e costante la frequentazione dell’ambulatorio.

          Quest’ultimo poi, è predisposto all’accoglienza e all’agio dei pazienti anche dal punto vista materiale ed estetico. Lo spazio, ampio e molto curato, è suddiviso in una reception, in un’ampia e confortevole sala d’attesa e negli studi, ciascuno dedicato a un’attività e a uno specialista. L’atmosfera è calda e rilassata, ammorbidita da un leggero sottofondo musicale diffuso. L’arredamento, nei colori del legno, del bianco e del grigio scuro, è di tipo minimalista, ricercato e raffinato. La finalità di questo ambiente è innanzitutto predisporre la migliore accoglienza per la persona che giunge da noi portando un disagio e darle sin dal momento in cui entra la percezione di stare già meglio, di essere entrata in un luogo appositamente studiato per farle ricostruire e ritrovare uno stato di benessere e di salute.

          L’ordine, l’accuratezza, il minimalismo e la cura estetica hanno anche una funzione “educativa”: in particolare le persone che soffrono di sovrappeso ed obesità, spesso caratterizzate da uno stile alimentare e anche di vita vago, disordinato, con confini labili, hanno bisogno di imparare l’essenzialità, l’ordine, il rigore e di sentire in queste modalità un modo per vivere meglio.

          Ci prendiamo cura del vostro peso e della vostra alimentazione e di conseguenza di tutte quelle condizioni mediche che ne possono trarre vantaggio ( diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemie, disturbi del sonno in particolare sindrome delle apnee notturne, disturbi gastroenterici, intolleranze alimentari…)

          Desideriamo informarVi che in questo momento di emergenza sanitaria per l’infezione da Coronavirus, lo studio rimarrà aperto con orari ridotti e prestazioni limitate.

          Come sempre, vengono rispettate scrupolosamente tutte le norme di sicurezza igienica previste per gli Ambulatori medici che in questo momento sono potenziate con l’invito a tutti ( professionisti e pazienti) di indossare guanti e mascherine chirurgiche oltre che a rispettare la distanza di almeno un metro. Barriere anti soffi sono interposto tra le persone, il personale di segreteria e i professionisti.

          Massima attenzione alla vostra e nostra sicurezza

          Promuoviamo per la psicoterapia e i colloqui dietologici gli incontri a distanza tramite strumenti telematici ( es. skype ).


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            L’importanza della cura di sè

            Negli ultimi decenni alla parola dieta abbiamo, purtroppo, iniziato ad associare solo le calorie e quindi l’esclusione di cibi, attribuendo alla dieta un significato prevalentemente, se non esclusivamente dimagrante.

            La parola dieta (diaita) nell’accezione propria del termine, per gli antichi greci e romani stava a significare uno stile di vita dove l’attenzione verso un giusto nutrimento, un adeguato movimento assieme alla capacità di vivere in tranquillità (otium) indicava loro la strada per la salute.

            Salute intesa come percezione di benessere e non solo come assenza di malattia (OMS).

            Negli ultimi decenni alla parola dieta abbiamo, purtroppo, iniziato ad associare solo le calorie e quindi l’esclusione di cibi, attribuendo alla dieta un significato prevalentemente, se non esclusivamente dimagrante.

            Sono così nate le liste di cibi ingrassanti, da escludere a tutti i costi, e quelle dei cibi dimagranti, ai quali si attribuiscono spesso virtù terapeutiche più fantasiose che scientifiche.

            Abbiamo incominciato allora a pensare che per dimagrire tanto bisognasse eliminare il massimo delle calorie. Meno mangio più dimagrisco è diventato lo slogan degli ultimi decenni. La restrizione imposta o cercata ha così innescato danni al comportamento alimentare quali la perdita di controllo e danni alla sfera psicologica quali la colpevolizzazione e il fallimento.

            La parola dieta pertanto anziché sinonimo di salute e benessere è diventata causa di fallimenti, obesità e disturbi alimentari. E’ auspicabile quindi tornare alle origini e ridare al termine dieta il suo vero significato.

            Dobbiamo quindi considerare la dieta come strumento di terapia per la salute dosando, grazie all’aiuto della recente tecnologia (calorimetria, holter metabolico) quello che serve per la buona funzionalità ed efficienza metabolica.

            Parte integrante di diaita è il concetto della “cura di sè”, del volersi bene e riuscire ad avere quel “sano egoismo” che ci permette di pensare a noi stessi per pensare agli altri.

            Se analizziamo le richieste che i pazienti ci portano in prima visita scopriamo che la domanda diretta esprime la volontà di perdere peso ma c’è sempre un desiderio nascosto che è quello di stare bene e trovare un equilibrio psico-fisico, è per questo motivo che quando viene proposta la terapia che dovranno intraprendere parliamo di percorso di “cura di sé” e non di dieta.

            La cura di se stessi ha come obiettivo il benessere, il raggiungimento di un equilibrio globale della persona, gli strumenti impiegati in questo percorso sono un piano alimentare di riferimento personalizzato e l’attività fisica. Ma non si tratta semplicemente di seguire una dieta e fare del movimento bensì come prima cosa è fondamentale comprendere quali significati dare agli strumenti. Ad esempio si entra in un contesto di cura di sé se l’attività motoria viene fatta con il fine di stare bene, di sciogliere la tensione lavorativa, dedicarsi del tempo, conoscere persone nuove. La stessa cosa vale per l’alimentazione, non è funzionale seguire un’alimentazione sana per scopo dimagrante, mentre se il fine è la salute e il benessere psico-fisico sarà più facile raggiungere l’obiettivo. Si tratta di un metodo che non porta la persona ad identificarsi con la dieta e  non porta a manifestare modalità rigide nei confronti dello stile di vita.

             


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