8

marzo

2018

Disturbi alimentari o somatoformi?

reflusso gastroesofageo

 

Nonostante il DSM – V° classifichi i disturbi alimentari in un capitolo a parte, essi possono essere letti come disturbi somatoformi, in quanto è il corpo che, con la sua magrezza o gli attacchi di fame senza controllo, parla al posto della mente ed esprime un disagio.
I soggetti con disturbo alimentare, essendo caratterizzati dall’incapacità di riconoscere le proprie emozioni, esprimono ciò che provano attraverso il corpo: l’eccessiva magrezza o le abbuffate rappresentano un modo per esprimere la propria sofferenza interna.
A volte i disturbi alimentari iniziano con un sintomo, localizzato soprattutto nel tratto gastroenterico (mal di stomaco, colite, sindrome del colon irritabile…) che è espressione di un disagio a livello psichico. A questo poi si associa un rapporto ansioso con il cibo che comporta una selezione di cibi ritenuti sicuri e l’esclusione di altri che di volta in volta sono ritenuti responsabili dei disturbi.
La persona è in genere convinta che i propri disturbi dipendano dal cibo o comunque dalla reazione al cibo, e che quindi la causa debba essere alimentare, con difficoltà riconoscono un’eziologia psicologica ai loro problemi.
La tendenza a utilizzare il corpo per esprimere un disagio psicologico, attraverso comportamenti alimentari disfunzionali che possono assumere anche connotazioni patologiche, è divenuta una realtà sempre più diffusa nella società in cui viviamo, tanto da essere considerata una vera e propria emergenza in ambito sia sociale sia sanitario. (Quaderni del Ministero della Salute)

 

Il disturbo Somatoforme

Mente e corpo sono due entità spesso considerate come separate che invece sono strettamente collegate e interdipendenti l’una dall’altra; la psiche rappresenta infatti una complessa funzione del nostro corpo inscindibile da esso, e insieme formano un unico sistema integrato, influenzato da fattori biologici, psicologici, sociali.
Il termine “somatoforme” proviene dal greco soma (corpo, fisico) e dal latino forma (aspetto, forma). La caratteristica comune in questi disturbi è infatti la presenza di sintomi fisici che fanno pensare ad una condizione medica generale e che non sono invece giustificati da essa, né dagli effetti di una sostanza o da un altro disturbo mentale.
Il soggetto esprime un disagio attraverso il corpo: un tentativo inconsapevole di gestire una situazione di conflitto utilizzando l’organismo o parti di esso.

Molti disturbi hanno una matrice psichica come ad esempio alcune forme di allergia, intolleranze alimentari, herpes, cistiti, coliti, disturbi gastro-intestinali, sintomi pseudo-neurologici, bruxismo, asma, dolore cronico, emicranie, nevralgie, contratture muscolari, ecc.
È comunque doveroso precisare che la somatizzazione di per sé non è necessariamente patologica, può essere considerata come una modalità di risposta alle sollecitazioni ed agli stress della vita: si parla di veri e propri disturbi quando l’intensità e la frequenza di questo tipo di reazione divengono tali da generare una compromissione significativa del funzionamento della persona, quando creano un eccessivo ricorso all’assistenza sanitaria, quando il problema diventa invalidante.

Gessica Cervesato-psicoterapeuta-