17

Gennaio

2026

Nuove visioni nella gestione dell’obesità

consulenza e supporto dottor oliva ambulatorio

Da tempo l’obesità è definita come una condizione multidimensionale, complessa e talvolta complicata. Oggi, in modo sempre più chiaro e condiviso, viene riconosciuta come malattia cronica, progressiva e recidivante.
Questo passaggio non è solo formale: cambia profondamente il modo di pensare la cura.

Cosa è cambiato negli ultimi anni

Negli ultimi decenni sono stati sviluppati protocolli strutturati finalizzati a intervenire sui fattori che precedono e mantengono l’obesità, e che spesso impediscono alla persona di riuscire a governare il proprio comportamento alimentare.

Parliamo di:

  • fattori emotivi,
  • restrizioni caloriche ripetute,
  • restrizione cognitiva (“devo controllarmi”, “non posso”),
  • adattamenti neurobiologici legati all’iperstimolazione alimentare.

Il cervello si adatta precocemente all’eccesso di zuccheri, grassi e additivi, già nei primi mesi di vita. Non è un caso che oggi si raccomandi di non introdurre zuccheri aggiunti nei bambini sotto i due anni, proprio per ridurre quel condizionamento che favorisce adattamento e dipendenza.

L’arrivo della terapia farmacologica: cosa cambia davvero

La terapia farmacologica non azzera tutto, ma arricchisce e rende possibile ciò che prima era spesso irraggiungibile.

Il farmaco:

  • non “toglie la fame”,
  • riduce il pensiero costante e ossessivo sul cibo,
  • facilita una sazietà più precoce e riconoscibile,
  • sostituisce la privazione con la soddisfazione.

È un cambio di passo radicale.
Spesso, in modo sorprendentemente rapido — quasi come un meccanismo on/off — sembrano disattivarsi vie neurali consolidate negli anni e se ne rendono disponibili di nuove.

Il proposito di cambiare, che prima si scontrava con un ostacolo biologico insormontabile, trova finalmente spazio per diventare azione.
Il fallimento ripetuto si trasforma in capacità.
La colpa lascia il posto alla serenità.
Compare una scoperta semplice e potente: la normalità.

Cosa fare, allora

Dare spazio all’ascolto.
Riconnettersi.

Molte persone scoprono che, senza sforzo, le scelte alimentari si orientano spontaneamente verso cibi più semplici, meno elaborati, meno processati.

La cosiddetta “fame nervosa” o emotional eating cambia significato: spesso si spegne, talvolta si riaccende, ma con un’intensità molto minore. Questo permette di gestirla, persino di accoglierla, senza drammi né catastrofi.

Fare pace con la fame significa coltivarla e soddisfarla, sapendo che lo stop non è affidato alla forza di volontà, ma a un alleato terapeutico.

Il farmaco come alleato, non come scorciatoia

Il farmaco è un alleato.
Una cura che, nel tempo, sembra “ripulire” il cervello da meccanismi simili a quelli delle dipendenze.

Possiamo parlare di disaffezione?
È presto per dirlo, ma è probabile o quantomeno possibile, soprattutto se la terapia farmacologica è accompagnata da una riabilitazione psiconutrizionale.

Riabilitare significa fare, rifare, ripetere nel tempo.
Significa attivare nuove vie neurali finché il gesto diventa abitudine.
Ciò che prima portava sempre nella stessa direzione, oggi cambia verso. Cambia la corrente.

Farmaco per la vita?

Anche sì.
Come per molte malattie croniche.

Ma restano domande fondamentali:

  • come viene vissuto il cambiamento corporeo?
  • che significati assume?
  • che prospettive apre?
  • è possibile riconnettersi al proprio corpo e alle proprie emozioni?
  • è possibile diventare meno vulnerabili al giudizio degli altri?

Già oggi assistiamo alla colpevolizzazione di chi utilizza il farmaco, come se fosse una scorciatoia, una mancanza, una prova di debolezza. È un tema culturale che va affrontato.

Tornare al cuore della cura

Il monitoraggio mensile, da sempre parte del nostro metodo, è già un percorso.
Ma l’esperienza clinica e i dati raccolti mostrano con chiarezza una necessità ulteriore:

  • educazione alimentare,
  • educazione emotiva,
  • spazio di ascolto,
  • riflessione,
  • confronto,
  • lavoro condiviso.

Perché nel tempo si possa ristabilire la connessione tra mente e corpo, cibo e relazioni.

Andiamo avanti, ma allo stesso tempo torniamo al lavoro che abbiamo sempre fatto:
curare la persona per curare il corpo.

Oggi, grazie al farmaco, tutto diventa più facile, più efficace e più sostenibile nel lungo periodo.
Il farmaco può portare a una riduzione del peso anche duratura.
Il benessere mentale è una conquista personale, che passa dalla terapia psicologica.
Il benessere fisico nasce dalla capacità di fare scelte alimentari e motorie adeguate.

Mens sana in corpore sano.
Futuro e passato si incontrano per aiutare a vivere il presente e ad abitare il tempo, invece di lasciarlo semplicemente scorrere.

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