10

maggio

2018

“Ho il metabolismo lento, che ci posso fare?”

I numerosi fallimenti dietologici, comuni a tutti gli obesi che presentano la sindrome dello yo-yo, determinano l’instaurarsi di convinzioni che diventano sempre più radicate in rapporto al numero dei tentativi dimagranti.

Idee disfunzionali che portano a pensare di avere un metabolismo lento, di essere incapaci di rispettare un piano alimentare prescritto in quanto deboli e incapaci di controllarsi. Disconoscendo in questo modo la malattia, ovvero l’insieme di sintomi, che è causa e che perpetua la tendenza a modificare la composizione corporea a favore della massa grassa. La componente genetica condiziona fortemente ed è causa di alterazioni del comportamento alimentare che sono indispensabili per il manifestarsi dell’obesità.

Il bisogno di cibo pertanto non è più regolato dai meccanismi fisiologici della fame e della sazietà ma da situazioni ambientali individuali e sociali che portano all’assunzione di cibo per quantità e modalità di assunzione di certo differenti dai soggetti normopeso.

Senza la consapevolezza di questi meccanismi l’obeso – colpevolizzato dalla società e spesso da certi operatori sanitari che invitano a perdere peso facendo leva solo sulle capacità individuali – si convince che la soluzione al suo problema non è da ricercare nella classe medica ma nella propria volontà o, peggio ancora, cade vittima della trappola dell’industria delle diete dimagranti.

La terapia medica prima di tutto clinica e di consulenza educazionale informativa, trova il suo spazio ben preciso nell’universo delle terapie dell’obesità.

La diagnosi di laboratorio, con la ricerca di eventuali alterazioni ormonali (per la verità molto rari) o dismetabolismi e quella strumentale, con la calorimetria indiretta, la bioimpedenza e la valutazione antropometrica, sono alla base del programma dietologico.

Alcuni esempi di false idee che stabilizzano l’obesità:

  • ho un metabolismo lento
  • se dimagrisco poi recupero tutto
  • gli altri hanno una forza di volontà maggiore della mia
  • per dimagrire bisogna digiunare
  • spero di trovare un medico o una medicina capaci di guarirmi
  • ho una disfunzione ormonale
  • spero di trovare una dieta che mi faccia dimagrire per sempre

Prima di iniziare un programma dietologico, bisogna avere chiara la situazione di partenza sia da un punto di vista metabolico che psicologico.

La composizione corporea quantifica le percentuali dei vari distretti corporei (massa grassa, massa cellulare, acqua extra e intracellulare) e ci permette di valutare lo stato nutrizionale del soggetto.

Il comportamento del biavector (parametro ricavato dalla Bia) ci posiziona inoltre il soggetto nei quadranti nutrizionali di appartenenza: muscolare, obeso, malnutrito, cachettico (fig. bia) e fornisce informazioni sullo stato di idratazione.

L’intervento nutrizionale, pertanto, non è limitato alla perdita di peso, ma alla modifica della composizione corporea che può e deve essere monitorata nel tempo.

In questo modo cade il mito dell’ago della bilancia e del peso ideale e si sposta l’attenzione sulla composizione corporea. L’intervento dietetico sarà pertanto valutato periodicamente per mezzo di esami strumentali che prescindono dall’idea dell’operatore e dell’obeso.

Un mezzo asettico, obiettivo di valutazione che diventa utile in presenza di idee disfunzionali riguardo il peso e l’immagine corporea.
Capita infatti piuttosto frequentemente di abbandonare un programma dietologico perché l’ago della bilancia non si sposta come vorremmo.

L’ago della bilancia pesa e si sposta in funzione della massa corporea e non solo del grasso, pertanto situazioni che modificano l’acqua (il ciclo mestruale nella donna  o la massa muscolare (in chi pratica attività fisica) possono mascherare una perdita di massa grassa.

La bioimpedenza valuta quindi lo stato nutrizionale del soggetto che può avere lo stesso peso ma un diverso stato di salute.
Nella perdita di peso bisogna aggiungere al concetto di quantità ( la perdita del 10% del peso iniziale) quello di qualità.

Cosa perdo quando perdo peso? E’ questo un altro punto cardine. La perdita di peso deve corrispondere alla perdita di massa grassa e al rispetto della massa magra e della massa cellulare. Condizione questa essenziale per il mantenimento del peso raggiunto.

La perdita di sostanza non grassa (massa cellulare, acqua e massa muscolare), minaccia lo stato nutrizionale dell’organismo che si difende con un recupero immediato del peso.

L’adattamento metabolico o la resistenza alla perdita di peso altro non è che un meccanismo di difesa per la sopravvivenza della specie. La condizione essenziale per ottenere un dimagrimento sano è la riduzione controllata delle calorie prescritte che non deve possibilmente scendere al di sotto del dispendio energetico misurato.

Perdite di peso superiore al 0,5-1 Kg la settimana difficilmente possono garantirci questo risultato. Il tempo è la condizione essenziale per modificare la composizione corporea.

Nelle prime settimane -con diete standard -si assiste ad una perdita di peso che interessa in percentuale molto bassa la massa grassa ( 50%) mentre la si può ottimizzare con una prescrizione mirata.

La terapia educazionale o cognitivo comportamentale non può e non deve prescindere dai dati relativi al dispendio energetico, alla composizione corporea e alla prescrizione dietetica. Va evitato il consiglio generico di ridurre le calorie o di mangiare meno perché si rischia di svuotare di significato la terapia educazionale e di mettere l’individuo in condizione di sviluppare pensieri negativi riguardo il dimagrimento nel momento in cui non raggiunge l’obiettivo desiderato, spesso non realistico e pertanto non raggiungibile.

L’obeso ha bisogno di certezze. 
Essere seguiti durante il programma dietologico non significa avere un medico controllore del peso, ma un professionista in grado di valutare l’efficacia del programma educazionale e comportamentale. Un medico in grado di studiare strategie e di modificarle in corso di terapie in base ai risultati ottenuti.

La certezza di perdere peso se si segue il programma prescritto è una certezza assoluta che ci consente di ottenere i migliori risultati.

E’ nota la convinzione che ha l’obeso del suo dispendio energetico.
E’ di comune riscontro invece la misura del metabolismo che è superiore a quello predetto.

La calorimetria sfata il concetto del metabolismo lento e pone l’obeso sullo stesso piano del normopeso. Come il soggetto normopeso, anche l’obeso può assumere una quantità normale di calorie. A volte basta questa convinzione per riuscire a perdere peso senza sottoporsi a regimi drastici che finiscono sempre con la perdita di controllo e il recupero del peso perso.
In questo modo dopo avere sperimentato numerosi fallimenti l’obeso trova una forte motivazione per iniziare un nuovo programma.

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