9

maggio

2018

Epidemiologia dell’obesità in Italia

L’obesità è una delle patologie più diffuse, al punto da essere considerata quasi un’epidemia tra i paesi industrializzati e in quelli in fase di evoluzione tecnologica.

I tassi di incidenza sono infatti in rapida crescita e raggiungono anche il 70% della popolazione adulta. È riconosciuta come una malattia ad andamento cronico ed uno dei maggiori fattori determinanti in molte malattie non trasmissibili come il diabete mellito non insulino-dipendente e malattie coronariche, ma anche incrementa il rischio di disturbi biliari, di alcuni tipi di cancro, di disordini muscolo scheletrici e respiratori.

Ecco perché, sopra un certo livello di peso, l’eccesso ponderale deve essere considerato una malattia cronica.

L’eziopatogenesi è multifattoriale e la causa principale nell’uomo è identificabile solo occasionalmente.

Il vecchio adagio “l’obesità è un male di famiglia” riflette comunque molto bene il responso di molti lavori, i quali identificano proprio nella familiarità una delle concause principali: fino al 40% se uno dei due genitori è obeso, e fino al 70% se lo sono entrambi.

Considerati gli stretti rapporti tra obesità e patologie, e considerata la tendenza all’aumento dei tassi di prevalenza di soprappeso ed obesità, uno degli obiettivi di salute pubblica programmati nel Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 si propone di promuovere azioni di prevenzione sugli stili di vita, quali primi tra tutti, alimentazione ed attività fisica, al fine di ridurre la prevalenza degli individui obesi.

In Italia comunque i consumi alimentari sono diminuiti nell’ultimo decennio (D’Amicis, 2001) di circa il 10-15% arrivando perciò ad un apporto medio di 2200 kcal giornaliere. Anche il fabbisogno energetico medio si è modificato passando dalle 2550 kcal/die alle 2300 a causa della maggior presenza di anziani (i quali presentano una fisiologica diminuzione del fabbisogno) e alla ridotta attività fisica per il lavoro ed il tempo libero.

La copertura del fabbisogno dei macronutrienti ha visto modeste variazioni in positivo, ma non ancora soddisfacenti: si è passati dal 170% al 156% per le proteine, dal 160% al 120% per i grassi, e dall’83% all’84% per i carboidrati.

Gli unici nutrienti che non hanno la copertura adeguata sono il calcio (94%) e la vitamina D (51%).


In termini di alimenti quelli che hanno subito il maggior calo sono: vino, grassi da condimento, formaggi grassi, carni, latte intero.

Gli alimenti che invece hanno subito un aumento sono: pesce, ortaggi, pizza, latte parzialmente scremato.

Articoli correlati