24

aprile

2018

Leptina e obesità

I meccanismi fisiopatologici che portano all’accumulo e al mantenimento del tessuto adiposo nell’obeso, sono attualmente poco chiari. Risulta pertanto particolarmente interessante la scoperta nel 1994 di un ormone, la leptina, prodotto dal tessuto adiposo e in grado di regolare la massa corporea.

La leptina arriva nel Sistema Nervoso Centrale (SNC) attraverso la barriera ematoencefalica mediante un meccanismo di trasporto mediato da specifici recettori. Questo segnale di natura ormonale ha lo scopo di informare il SNC sullo stato di riserve energetiche dell’individuo. Agisce regolando l’apporto alimentare attraverso l’inibizione della sintesi e del rilascio del neuropeptide Y (NPY), sostanza stimolante l’appetito.

Nel soggetto obeso sono stati riscontrati quantitativi molto elevati di leptina circolante, ben più alti di quelli osservati nell’individuo normopeso. Tale quantitativo è risultato inoltre strettamente correlato con il BMI e la quantità di massa grassa. Tale condizione porta a supporre che nell’uomo l’obesità sia legata ad un’azione di resistenza all’azione della leptina a livello dei suoi centri ipotalamici piuttosto che a un suo deficit secretorio.

È stato tuttavia riscontrato un 5-10% di soggetti obesi con livelli di leptina molto bassi rispetto alla massa adiposa. Se da un lato quindi la leptina rappresenta un ormone strettamente correlato alla quantità di massa adiposa e al peso individuale, dall’altro le relazioni esistenti tra le fluttuazioni ponderali e le variazioni dell’ormone non risultano sempre lineari.

Il digiuno, ad esempio, indipendentemente dalle variazioni di peso, induce un rapido calo dei livelli di leptina circolanti rappresentando perciò un segnale precoce di deficit energetico per il SNC.

Potrebbe essere questo un responsabile della riduzione della spesa energetica normalmente associata ad un calo ponderale da drastica restrizione dietetica.

Inoltre un’interessante e recente lavoro di Bado et al. del 1998 ha riportato l’ipotesi di una secrezione di leptina da parte delle cellule parietali del fondo gastrico forse in risposta al pasto. 
La leptina potrebbe quindi essere uno dei fattori endocrini coinvolti nella genesi della sazietà post-prandiale. In realtà, poiché non sembra che l’assunzione di cibo modifichi in maniera sensibile le concentrazioni circolanti di leptina, è verosimile che la secrezione gastrointestinale di quest’ormone indotta dal pasto, non sia legata alla modulazione della sazietà.

Articoli correlati