7

dicembre

2017

Il concetto del tempo

Il tempo non è accessorio dell’esperienza ma è l’esperienza stessa che non sarebbe tale se non fosse “costituita” di tempo.

Il concetto del tempo è un punto focale della terapia, inteso come rispetto reciproco del tempo che l’equipe e il paziente dedicano al percorso, ma anche quello adeguato da dedicarsi e da dedicare all’esperienza dietologica indispensabile per un processo di cambiamento fisco e mentale.

Quando una persona intraprende un percorso di cura di sé il primo aspetto da comprendere è se dedica un tempo adeguato a se stesso. Si parla di tempo “utile” in quanto è impiegato per diversi scopi: per la terapia intesa come incontri con frequenza costante, per i 5 pasti giornalieri mettendo quindi in atto il frazionamento, il tempo per l’attività motoria, tempo per ascoltarsi e pensare, per fermarsi e cogliere i segnali di stop nel comportamento impulsivo, tempo per lavorare su un aspetto importante della terapia che definiamo “essere pronto” (comprensione della motivazione al percorso, ostacoli/resistenze incontrati con la compilazione di materiale cartaceo).

Un altro significato che dobbiamo cercare di associare al tempo è che sia “adeguato”, per cui non posso pensare che per consumare un pasto possano bastare 5 minuti, devo cercare di concedermi un tempo adeguato per prendermi cura di me e quindi dedicarmi almeno 30 minuti a pasto dove mi siedo a tavola e penso solo a consumare il pranzo, non impiego quel tempo per lavorare.

Questo aspetto può essere esteso anche in altri contesti, come ad esempio se parliamo del movimento: non posso dedicare all’attività motoria solo un momento temporale che va da uno spostamento ad un altro durante la giornata lavorativa, devo cercare di ritagliarmi del tempo per svolgere un’attività strutturata che sia piacevole e utile per gestire la tensione che accumulo durante le ore lavorative.

Sempre più richieste che giungono alla nostra attenzione sono la conseguenza del fatto che le persone non riescono nella quotidianità a ritagliarsi del tempo per sé. Spesso la causa principale è una modalità di pensiero che porta la persona a sbilanciarsi sui “devo” rispetto ai “voglio”. In questo caso la persona si fa travolgere dai numerosi impegni quotidiani tra cui il lavoro, la famiglia e tanti altri “devo”, dimenticandosi di sé. I pazienti si descrivono come travolti dalla quotidianità.

Pertanto un intervento che viene proposto nella fase iniziale è proprio sulla gestione del tempo, l’operatore che segue il paziente su questo aspetto in prima battuta raccoglie informazioni sulla quotidianità per comprendere quali ostacoli e resistenze portano alla mancata possibilità di ritagliarsi del tempo, successivamente viene chiesto al paziente di fare un’esperienza attraverso un approccio cognitivo-comportamentale dove la richiesta è quella di mettere in atto un’azione. Il terapeuta accompagnerà la persona a soffermarsi sui piccoli cambiamenti che giorno per giorno metterà in atto. In questo modo inizierà a notare che esistono altri significati che il tempo può acquisire e grazie a questi l’effetto dell’esperienza cambierà. Risulterà piacevole comprendere come il darsi tempo comporti un benessere oltre che fisico anche psichico.

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