5

febbraio

2018

Colesterolo alto: cosa fare

Il Colesterolo è il principale sterolo dei tessuti animali e precursore di ormoni steroidei, vitamina D e sali biliari.
Gli alimenti più ricchi di colesterolo sono le frattaglie (cervello, fegato, rognone), il tuorlo d’uovo, burro, gamberi, formaggi stagionati.

Si è visto che un’alimentazione ricca di trigliceridi e grassi saturi incrementa l’assorbimento del colesterolo da parte dell’organismo, pertanto un’alimentazione povera di questi componenti contribuisce alla riduzione della colesterolemia.
Anche un incremento del consumo di fibra (cereali integrali, legumi, frutta e verdura) può contribuire a questo scopo accelerando il tempo di transito intestinale e ostacolando l’assorbimento del colesterolo.

Il Ministero della Sanità afferma che il trattamento dietetico da solo ottiene una modesta riduzione dei livelli di colesterolo, ma può essere efficace in soggetti motivati e collaboranti, per cui deve essere sempre perseguito.

Tra i farmaci i ’fibrati’ riducono prevalentemente la concentrazione ematica di trigliceridi e aumentano la colesterolemia HDL, ma non si sono dimostrati in grado di ridurre la mortalità totale e la mortalità cardiaca.
Tutte le ’statine’ riducono la colesterolemia, ma solo per due di esse è stato dimostrato un effetto sulla mortalità.
Esistono inoltre ipercolesterolemie familiari non alimentari, la cui terapia specifica è specificatamente farmacologica.

Nonostante ciò colesterolo è comunque una sostanza fondamentale per il nostro organismo. È parte essenziale delle membrane cellulari e delle strutture neurologiche ed è precursore di ormoni quali gli steroidi.

È una molecola indispensabile per la vita che deve rimanere però entro certi livelli che se superati trasformano una sostanza utile in potenzialmente pericolosa. I livelli di colesterolo elevati rappresentano infatti uno dei maggiori fattori di rischio vascolare.

Viene assunto con gli alimenti (colesterolo esogeno) ma è anche prodotto dall’organismo, principalmente nel fegato (colesterolo endogeno). La quantità di colesterolo proveniente dagli alimenti modula la produzione endogena: se l’assunzione è elevata, viene soppressa nel fegato la sintesi di quello endogeno e promossa l’eliminazione con la bile.

Valori elevati di colesterolemia nel sangue, pertanto, possono essere dovuti ad una eccessiva introduzione con gli alimenti oppure a meccanismi di produzione ed eliminazione non ben funzionanti.
I valori elevati di colesterolo storicamente rappresentano un fattore di rischio vascolare. Negli ultimi anni, senza voler minimizzare il rischio colesterolo, si parla sempre di più di un rischio vascolare globale considerando da una parte l’insieme dei fattori negativi (la familiarità, l’obesità, la sedentarietà, l’eccesso di grasso addominale, l’ipertensione arteriosa, il fumo, il diabete o valori glicemici alterati, la trigliceridemia, l’uricemia) e dall’altra l’insieme dei fattori protettivi.

Fattori protettivi che rappresentano un forte valore di contrasto: l’attività motoria blanda ma costante, la frutta, la verdura, i cereali, specie se integrali, gli oli vegetali, i grassi di pesce e tutti i cibi naturalmente ricchi di antiossidanti.

Il livello di colesterolo nel sangue deve rimanere al di sotto di 200 mg/ml.
Tali livelli vanno sempre rapportati ai valori di hdl colesterolo, quello buono che esercita un’azione protettiva.

Il calcolo del colesterolo LDL, dosabile o ottenibile con la formula di Friedewald, ha tre livelli di normalità. Valori inferiori a 100 mg sono auspicabili nei soggetti con cardiopatia ischemica, valori compresi tra 100 e 130 nei soggetti con due fattori di rischio vascolari e valori compresi tra 130 e 160 in tutti gli altri.

Esistono infine alcuni indicatori di rischio quali i valori elevati di omocisteina, della Proteina C Reattiva(US) della Lp (a).
Interessanti sono anche i test che valutano lo stato ossidativo dell’organismo.

E’ possibile ridurre e normalizzare i valori elevati di colesterolo con l’uso di farmaci appropriati (statine) ma prima è bene modificare lo stile di vita che spesso è in grado di normalizzare tali valori.

In ogni caso anche se si dovesse intraprendere una terapia farmacologia deve essere sempre modificato lo stile di vita. L’uno (il farmaco) non esclude mai l’altro (lo stile di vita).

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