17

Marzo

2026

NEAT: il grande alleato segreto nella gestione dell’obesità

Perché il movimento quotidiano potrebbe essere uno degli strumenti più sottovalutati nella terapia dell’obesità

L’obesità è oggi riconosciuta dalla comunità scientifica come una malattia cronica, progressiva e recidivante, caratterizzata da un eccessivo accumulo di tessuto adiposo che può compromettere la salute e favorire lo sviluppo di numerose patologie metaboliche e cardiovascolari.

Nonostante questo, la percezione pubblica dell’obesità è ancora fortemente influenzata da alcuni cliché molto diffusi:

“basta mangiare meno”, “serve solo più forza di volontà”, oppure “bisogna andare in palestra e allenarsi duramente”.

Queste semplificazioni ignorano la complessità biologica e comportamentale della regolazione del peso corporeo. Il risultato è che molte strategie di dimagrimento vengono impostate in modo estremo e poco sostenibile, chiedendo alle persone di passare improvvisamente da uno stile di vita sedentario a cambiamenti radicali nella dieta e nell’attività fisica.

Il problema è che i cambiamenti troppo drastici raramente funzionano nel lungo periodo.

Quando si chiede a una persona di passare da zero a cento come seguire una perfetta dieta drastica, allenamenti intensi che non sono abituato a svolgere, rivoluzionando completamente lo stile di vita, la probabilità di drop-out aumenta significativamente. L’aderenza alle strategie di gestione del peso è infatti uno dei principali determinanti del successo terapeutico: quanto più un intervento è percepito come difficile da mantenere nel tempo, tanto più aumenta il rischio di abbandono.

In altre parole, la sfida più grande non è iniziare un cambiamento, ma riuscire a mantenerlo nel tempo.

Ed è proprio qui che entra in gioco un concetto spesso trascurato quando si parla di obesità e metabolismo energetico: il movimento quotidiano. Un tipo di attività fisica molto diverso dall’esercizio strutturato, ma potenzialmente determinante nella regolazione del bilancio energetico.

Questo fenomeno è noto come NEAT (Non-Exercise Activity Thermogenesis), e rappresenta uno degli aspetti più sottovalutati nella gestione del peso corporeo.

CHE COS’È IL NEAT?

Il termine NEAT deriva dall’inglese Non-Exercise Activity Thermogenesis. Tradotto in modo semplice significa energia consumata in tutte le attività quotidiane che non sono esercizio fisico vero e proprio.

In altre parole, il NEAT è il consumo energetico di tutti i movimenti che facciamo durante la giornata senza considerarli “allenamento”: camminare per andare al lavoro, salire le scale, cucinare, fare le pulizie, muoversi alla scrivania o anche solo cambiare postura e gesticolare mentre si parla.

Sono movimenti semplici, spesso banali.
Ma non sono irrilevanti.

Anzi, nel loro insieme possono rappresentare una quota molto importante del dispendio energetico giornaliero, arrivando in alcuni casi anche a una parte significativa delle calorie consumate ogni giorno.

Il punto interessante è che il NEAT varia moltissimo da persona a persona. Due individui con lo stesso peso e la stessa composizione corporea possono avere un dispendio energetico molto diverso semplicemente perché uno si muove di più nella vita quotidiana.

Questo significa una cosa molto importante: Il metabolismo non dipende solo da ciò che mangiamo o da quante volte andiamo in palestra.
Dipende anche da quanto ci muoviamo durante la giornata senza nemmeno accorgercene.

Ed è proprio qui che nasce il problema della società moderna.

Oggi passiamo molte ore seduti: in macchina, davanti al computer, sul divano. Questo stile di vita riduce drasticamente il movimento quotidiano e quindi abbassa il NEAT. Nel tempo, questa riduzione del movimento spontaneo può contribuire al bilancio energetico positivo e quindi allo sviluppo dell’obesità.

Ecco perché può diventare un alleato potente nella gestione del peso corporeo.
Non richiede allenamenti intensi, non richiede attrezzature e non richiede ore in palestra.

Richiede semplicemente più movimento nella vita quotidiana.

Ed è proprio questa semplicità che lo rende uno strumento spesso sottovalutato, ma estremamente interessante quando si parla di aderenza nel lungo periodo nella gestione dell’obesità.

NEAT, METABOLISMO E MITOCONDRI

Quando ci muoviamo, anche in modo leggero, il nostro corpo deve produrre energia.
Questa energia viene generata principalmente dai mitocondri, piccoli organelli presenti nelle cellule che funzionano come vere e proprie centrali energetiche dell’organismo.

I mitocondri utilizzano nutrienti come glucosio e acidi grassi per produrre ATP, la molecola che alimenta tutte le attività cellulari. Più il corpo si muove, più queste “centrali energetiche” vengono stimolate a lavorare.

Nelle persone con obesità, numerosi studi hanno osservato una riduzione dell’attività mitocondriale e della capacità ossidativa del muscolo, fattori che contribuiscono a una minore efficienza metabolica e a una maggiore difficoltà nel gestire il metabolismo dei grassi e degli zuccheri.

La buona notizia è che il movimento stimola direttamente i mitocondri. L’attività fisica aumenta la biogenesi mitocondriale, cioè la produzione di nuovi mitocondri nelle cellule muscolari, migliorando l’utilizzo dei nutrienti e la sensibilità insulinica.

E qui arriva un punto spesso trascurato: questo effetto non riguarda solo l’allenamento in palestra.

Anche il movimento quotidiano, se distribuito durante la giornata, contribuisce a mantenere attivi i sistemi energetici dell’organismo.

In altre parole: muoversi di più durante la giornata significa dare più lavoro ai nostri mitocondri.

COSA DICONO LE LINEE GUIDA INTERNAZIONALI

Non serve passare da zero a diecimila passi dall’oggi al domani.

Diversi studi mostrano che i benefici per la salute iniziano già a livelli di attività molto più bassi. Per esempio, raggiungere circa 7.000 passi al giorno è già associato a importanti benefici sulla salute, con una riduzione significativa del rischio di mortalità rispetto a livelli molto bassi di attività.

Inoltre, l’evidenza mostra che i benefici aumentano progressivamente con l’aumento dei passi, anche con incrementi relativamente piccoli rispetto al livello di partenza.

Ed è proprio qui che entra in gioco un concetto fondamentale quando si parla di cambiamento dello stile di vita.

Non bisogna passare da 0 a 100.

Bisogna passare da 0 a 1.

Il primo obiettivo non è trasformare radicalmente la propria vita, ma introdurre un piccolo cambiamento sostenibile: qualche centinaio di passi in più, una breve camminata, scegliere le scale invece dell’ascensore.

Solo quando 1 diventa un’abitudine, allora si può passare a 2.

Questo approccio progressivo è coerente con ciò che sappiamo sull’aderenza comportamentale: i cambiamenti graduali hanno molte più probabilità di essere mantenuti nel tempo, mentre le trasformazioni drastiche tendono ad aumentare il rischio di abbandono.

Ed è proprio per questo che il NEAT rappresenta uno strumento così potente nella gestione dell’obesità: non richiede rivoluzioni improvvise, ma piccoli cambiamenti ripetuti ogni giorno.

E nel lungo periodo, sono proprio questi piccoli cambiamenti a fare la differenza.

Dott. Alex Modenese
Dietista – MSc in Sport Nutrition

 

 

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