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dicembre

2017

Il Minnesota Study

Il Minnesota Study, avvenuto nel 1944, è tuttora lo studio più importante mai pubblicato che abbia valutato gli effetti della restrizione calorica e della perdita di peso nelle persone di peso normale.

Il Minnesota Study è lo studio più importante pubblicato che abbia valutato gli effetti della restrizione calorica e della perdita di peso nelle persone di peso normale.

Lo studio, effettuato per un anno presso l’Università del Minnesota nel 1944 fu ideato per valutare gli effetti fisiologici e psicologici di una severa e prolungata restrizione calorica e l’efficacia della riabilitazione nutrizionale.

Lo scopo principale dello studio fu di capire come assistere nel modo migliore le vittime della carestia in Europa e in Asia, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, usando i dati derivati da una simulazione della carestia in laboratorio.

Il Protocollo

L’alternativa al servizio militare

Più di 100 uomini si proposero come volontari in alternativa al servizio militare. In questo campione iniziale furono selezionati 36 uomini che avevano il migliore stato di salute fisica e psichica e un’elevata motivazione per la partecipazione allo studio. I partecipanti erano tutti bianchi di età compresa tra 22 e 33 anni e 25 erano membri delle Historic Peace Churches.

Lo studio fu diviso in tre fasi:

1. Nella fase 1, di 12 settimane, i volontari si cibarono normalmente mentre fu studiato dettagliatamente il loro comportamento, la loro personalità e le loro modalità alimentari. Durante questo periodo i partecipanti assunsero in media 3.492 kcal omeostasi energetica con mantenimento del peso.

2. Nella fase 2, di 24 settimane i partecipanti furono sottoposti a una restrizione che corrispondeva circa alla metà del loro introito calorico iniziale (in media 1.570 kcal) che era simile all’assunzione calorica media delle persone europee colpite dalla carestia bellica. Questo regime determinò nei partecipanti una perdita approssimativa del 25% del peso iniziale.

3. Nella fase 3, di 12 settimane, i partecipanti furono gradualmente nutriti in maniera normale. La maggior parte dei risultati fu riportata solo per 32 uomini, dato che quattro si ritirarono. Nonostante le risposte individuali, rispetto alla perdita di peso, variassero notevolmente, tutti gli uomini sperimentarono drammatici cambiamenti fisici, psicologici e sociali.

Effetti comportamentali, psicologici e psichiatrici

Ossessione per il cibo. Verso la fine del periodo di restrizione calorica i volontari impiegavano due ore per consumare un pasto che in precedenza richiedeva loro pochi minuti. Dedicavano ore a programmare come suddividere la quantità di cibo quotidiana. 19 cominciarono a leggere libri di cucina e a collezionare ricette. Vi fu un aumento del consumo di caffè e di tè: molti bevevano più di 15 caffè al giorno. I partecipanti cercavano di tenere lo stomaco pieno bevendo grandi quantità di liquidi (acqua e zuppe), chiedevano che il cibo fosse servito bollente, mischiavano gli alimenti in modo strano e vi fu un incremento notevole dell’uso di sale e spezie. Il consumo di gomme da masticare, per alcuni partecipanti, fu anche di 40 pacchetti al giorno, il fumo e l’onicofagia aumentarono marcatamente.

Perdita di controllo

Numerosi di questi cambiamenti persistettero anche durante le 12 settimane di recupero del peso. Durante la fase di restrizione calorica tutti i partecipanti riferivano un incremento della fame, alcuni riuscivano a tollerarla, per altri invece il fatto costituì un’intensa preoccupazione, fino a diventare insopportabile. Parecchi non riuscirono ad aderire alla dieta e manifestarono episodi bulimici, seguiti da auto-rimprovero, autodeprecazione e agiti autolesivi. Durante la fase di recupero del peso, quando era offerta loro una grande quantità di cibo, molti partecipanti perdevano il controllo dell’appetito, mangiando di più o di meno del necessario. Anche dopo 12 settimane di riabilitazione veniva segnalato un aumento della fame subito dopo un pasto abbondante.

Recupero stentato

La normalizzazione delle abitudini alimentari avvenne nella maggior parte dei casi solo dopo circa cinque mesi di riabilitazione, ma in un sottogruppo il consumo di cibo in eccesso continuò. Non si identificò il fattore discriminante fra chi normalizzò le abitudini alimentari e chi invece continuò a mangiare enormi quantità di cibo. Tuttavia è importante sottolineare il fatto che, tra i partecipanti, si verificarono differenze nella risposta alla denutrizione. In generale, gli uomini risposero alla restrizione calorica con una riduzione dell’attività fisica, stanchezza, debolezza, disattenzione, apatia e mancanza di energia.

Caduta della concentrazione

I movimenti dei volontari diventarono notevolmente più lenti. Alcuni uomini praticavano saltuariamente esercizio fisico in modo spontaneo. Qualcuno tentò di perdere più peso cercando di consumare più energie in modo tale da poter ottenere una razione di pane più abbondante o di evitare la riduzione delle razioni. Da un punto di vista più strettamente psicologico si osservò una caduta delle capacità di attenzione e di concentrazione, scarsa capacità di insight e giudizio critico, pensiero focalizzato sul cibo, sbalzi del tono dell’umore, irritabilità, ansia, depressione ed episodi psicotici.

Come nell’Anoressia Nervosa

Keys scriveva: “Il cibo diventò l’argomento centrale della conversazione…costantemente intrusivo dello stato di essere consapevoli …il pensiero coerente e creativo diventò alterato…Il tempo impegnato per la ricerca del cibo aumentò a spese dello svago. Sintomi psichiatrici furono la regola come la depressione e le idee suicidarie.

Si verificò frequentemente l’accaparramento del cibo sottraendolo ad altri. Si svilupparono ansia come conseguenza della fame, disordini mentali come le psicosi. Keys focalizza il concetto della somiglianza dei sintomi del digiuno sperimentale con quelli dell’anoressia nervosa. Considerando che il digiuno è una evenienza comune dell’evoluzione umana molte delle conseguenze descritte da Keys sono protettive, come l’amenorrea. La concentrazione per ottenere cibo appare inoltre come una strategia d’aiuto piuttosto che un segnale patologico.

Pertanto quello che accade nell’anoressia nervosa deve essere considerato un evento realistico piuttosto che qualcosa di inesplicabile.

Effetti sociali

Socializzazione alterata. La restrizione calorica determinò nei volontari cambiamenti nelle relazioni sociali, quali una minore capacità di socializzazione e un maggiore isolamento. L’umore generale subì un peggioramento, il cameratismo diminuì marcatamente, mentre crebbe il senso di inadeguatezza sociale. Inoltre, i partecipanti all’esperimento riferirono una marcata diminuzione dell’interesse sessuale e delle fantasie erotiche. Gli impulsi sessuali cessarono o diventarono meno comuni.

Effetti fisici

Disturbi a tutti i livelli. Dopo sei mesi di restrizione calorica, i partecipanti presentarono modificazioni fisiche tra cui: dolori addominali, digestione lenta e difficile, disturbi del sonno, vertigini, mal di testa, ipersensibilità alla luce e al rumore, riduzione della forza fisica, edemi, perdita di capelli, diminuita tolleranza al freddo, mani e piedi freddi, disturbi della visione (macchie nel campo visivo e difficoltà nella focalizzazione delle immagini), disturbi dell’udito (ronzii) e parestesie.

Perdita del 25% del peso

Si verificò una riduzione della temperatura e del metabolismo basale, oltre che della frequenza cardiaca e respiratoria, che alla fine dello studio si avvicinò addirittura al 40% della norma. Durante la riabilitazione il metabolismo basale aumentò in maniera proporzionale all’aumento delle calorie ingerite. Dopo la perdita di peso del 25%, i partecipanti furono sottoposti alla ri-alimentazione che li fece tornare mediamente al loro peso originale, accresciuto del 10%. Poi gradualmente i partecipanti ritornarono ai livelli di peso che avevano prima dell’esperimento.

La lezione di Keys dopo 50 anni

Purtroppo, dobbiamo riscontrare che non è ancora compresa. Gli effetti comportamentali che oggi possiamo leggere come “lezione di Keys”, sono fondamentali e non sono tuttavia stati compresi dalla comunità sanitaria perché il fenomeno della restrizione calorica è stato perseguito in maniera indiscriminata per la terapia dell’OB, nonostante l’evidenza della ricaduta comportamentale relativa alla perdita di controllo.

Una raccomandazione per l’Anoressia

La restrizione alimentare presente nell’anoressia nervosa è causa di molti sintomi descritti la Keys che vanno interpretati come manifestazioni secondarie al deficit di energia. Questo insegna che la ri-alimentazione assume un ruolo terapeutico primario che interrompe il circolo vizioso del rifiuto del cibo dovuto alla psicopatologia.

La restrizione “terapeutica” può essere dannosa

Solo oggi, alla luce delle conoscenze dei circuiti CNDR, possiamo tracciare delle raccomandazioni basate sulle evidenze che Keys aveva già messo in evidenza.
In poche parole la restrizione calorica può essere più dannosa del presunto effetto terapeutico anche quando si vorrebbe ottenere una perdita di peso nei soggetti OB.

La restrizione è il più potente rinforzo che viene dato al cibo che acquista un importante livello della salienza dell’incentivazione. Questo è importante perché l’approccio per cambiare il comportamento alimentare richiede una riduzione nel consumo di energia. Sono necessarie ricerche specifiche per identificare il rapporto fra restrizione alimentare e cambiamenti di rinforzo del cibo.

Tratto da “Food Addiction” di Nazario Melchionda. Il dott. Oliva ha collaborato alla stesura del libro.

 

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