14

febbraio

2018

Tiroide e gravidanza

Durante la gravidanza il buon funzionamento della tiroide materna è essenziale per il corretto sviluppo del nascituro e, tra i molti adattamenti del corpo della donna, anche la tiroide sin dal concepimento si adegua alle nuove necessità.

Durante la gravidanza il buon funzionamento della tiroide materna è essenziale per il corretto sviluppo del nascituro e, tra i molti adattamenti del corpo della donna, anche la tiroide sin dal concepimento si adegua alle nuove necessità. Per nove mesi aumenta il carico di lavoro per la ghiandola che deve potenziare la sua produzione ormonale a causa dell’espansione del volume di sangue che circola nella madre e nel feto. Inoltre la placenta possiede un enzima che degrada gli ormoni tiroidei materni e anche questo contribuisce a doverne aumentare la produzione.
Per tutti questi motivi il fabbisogno di ormoni tiroidei aumenta di circa il 50 per cento. Se la tiroide è sana e vi è un adeguato apporto di iodio, il cui fabbisogno aumenta anch’esso del 50 per cento, la ghiandola risponde aumentando temporaneamente la sua grandezza e il rilascio di ormoni in modo adeguato.

Ipotiroidismo in gravidanza. Rischi per il nascituro?

Il rischio per una donna di ipotiroidismo gestazionale non è trascurabile. È compreso tra il 10 e il 15 per cento e tende a salire con l’età. Quindi almeno una donna gravida su 10 sviluppa un ipotiroidismo durante la gravidanza.
Gli ormoni tiroidei materni sono indispensabili per la crescita dei tessuti fetali fin dalle prime settimane di gestazione, in particolare per lo sviluppo del sistema nervoso. Man mano che la gravidanza procede, il feto matura progressivamente la capacità di produrre gli ormoni tiroidei e non dipende più da quelli materni. Questo avviene verso il termine del primo trimestre. Quindi è importante che, soprattutto nei primi tre mesi, la madre abbia una normale concentrazione di ormoni tiroidei nel sangue. Un requisito affinché questo avvenga, oltre a una tiroide sana, è un adeguato apporto di iodio che durante la gravidanza dovrebbe crescere dai 150 ai 250 microgrammi al giorno. La carenza di iodio si può riflettere negativamente, oltre che sulla tiroide della madre, anche sulla tiroide del feto che, dall’inizio del secondo trimestre, produce autonomamente gli ormoni tiroidei.
La carenza di iodio o l’ipotiroidismo materno, se gravi, possono provocare conseguenze negative nel neonato che, nei casi più gravi, assumono la forma del cretinismo.
I bambini affetti da cretinismo hanno una bassa statura, sono sordomuti, hanno gravi ritardi mentali e particolari caratteristiche dell’aspetto come ispessimento delle labbra e delle palpebre, lingua ingrossata, pelle squamosa, testa molto sviluppata, fronte corrugata. Oggi fortunatamente lo screening della funzione tiroidea che spesso viene fatta sulla donna in gravidanza e su tutti i neonati in Italia ha permesso la scomparsa di questi casi gravi.
Anche le donne affette da ipotiroidismo più lieve, e quindi più facilmente misconosciuto, corrono però qualche rischio durante la gravidanza come l’ipertensione gestazionale, la pre-eclampsia e il parto prematuro. Ma le conseguenze possono manifestarsi anche sul feto e sul neonato con un ritardo di sviluppo intrauterino e un basso peso alla nascita, aborto spontaneo, distacco della placenta e malformazioni congenite.
Il rischio di danni dovuti all’ipotiroidismo materno però si annulla se la donna ipotiroidea assume una corretta terapia sostitutiva con tiroxina durante la gravidanza. È quindi raccomandabile che le donne ipotiroidee raggiungano un adeguato compenso terapeutico prima del concepimento.

L’ipertiroidismo in gravidanza.

L’eccesso di ormoni tiroidei nel sangue della gestante è associata anch’essa a un aumentato rischio di complicanze come la pre-eclampsia, il parto prematuro, il distacco della placenta, l’aborto spontaneo e un basso peso del neonato. È quindi necessaria una corretta terapia dell’ipertiroidismo in modo da regolarizzare la funzione tiroidea e ridurre o annullare questi rischi.

Farmaci tiroidei in gravidanza.

L’utilizzo della tiroxina (T4) come terapia sostitutiva nell’ipotiroidismo non ha alcuna controindicazione né motivo di preoccupazione durante la gravidanza. Si tratta infatti di un ormone identico a quello prodotto dalla tiroide e che quindi non viene distinto da quello naturale. La quantità assunta però deve essere attentamente verificata con ripetute misurazioni del TSH nel corso della gravidanza in modo da non assumerne in eccesso o una quantità insufficiente. Una raccomandazione che viene fatta alle donne affette da ipotiroidismo in terapia sostitutiva che scoprono di essere incinte è quella di aumentare la dose di tiroxina di 25 microgrammi non appena scoprono il loro stato. Questo è importante perché il fabbisogno di T4 aumenta fin dalle prime settimane di gravidanza e questo aumento del farmaco, prima ancora di fare gli esami della tiroide, soddisfa adeguatamente le aumentate esigenze materno-fetali.
I farmaci usati invece nella cura dell’ipertiroidismo sono due, il metimazolo e il propiltiouracile. Di questi però solo il primo è in commercio nelle farmacie italiane mentre il secondo è disponibile solo all’estero o nelle farmacie internazionali presenti sul territorio nazionale. Il propiltiouracile può anche essere preparato come galenico dal farmacista o, su proposta motivata di uno specialista del Servizio sanitario nazionale, può essere acquistato dalle farmacie ospedaliere o dalla aziende sanitarie.
Le attuali linee guida raccomandano l’utilizzo del propiltiouracile nel primo trimestre e del metimazolo nel secondo e terzo trimestre con l’obiettivo di utilizzare comunque la dose minima di farmaco necessaria a curare l’ipertiroidismo frazionata durante la giornata. Nei rari casi di pazienti intolleranti o allergici ai farmaci antitiroidei oppure in condizioni in cui siano necessarie dosi molto elevate del farmaco, si può prendere in considerazione l’intervento di tiroidectomia. È comunque importante sottolineare che alle donne ipertiroidee viene raccomandato il raggiungimento di una normale funzione tiroidea prima del concepimento. Vi è invece una controindicazione assoluta alla terapia con iodio radioattivo e le donne che sono state sottoposte a questa terapia dovrebbero attendere almeno sei mesi prima di cercare una gravidanza.

Parola d’ordine: Prevenzione!

Per tutti i motivi illustrati, e in particolare per la prevalenza non trascurabile dell’ipotiroidismo nella popolazione femminile in età fertile, le donne che stanno programmando una gravidanza dovrebbero eseguire uno screening tiroideo con il dosaggio del Tsh prima della gravidanza, soprattutto se si tratta di donne a rischio di ipotiroidismo o di carenza di iodio. I fattori di rischio per l’ipotiroidismo sono la familiarità per malattie tiroidee, la presenza di anticorpi anti tiroide o di altre malattie autoimmuni, la precedente esposizione a radiazioni nella regione del collo, l’obesità e l’età superiore a 30 anni, l’infertilità e la residenza in aree a carenza di iodio. Inoltre dovrebbe essere assicurato un adeguato apporto di iodio con l’alimentazione (250 microgrammi al giorno), privilegiando i cibi che ne contengono di più o eventualmente ricorrendo alla supplementazione.
In questo modo è possibile riconoscere precocemente le disfunzioni della ghiandola tiroidea e trattarle opportunamente, in modo che anche le donne affette da malattie della tiroide possano vivere la gravidanza con serenità e senza rischi di effetti negativi per la madre e per il nascituro.

Tratto da “La Tiroide dalla A alla Z” di Claudio Pagano, Pragmata Edizioni, Roma

Claudio Pagano-Endocrinologo-

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