7

dicembre

2017

I significati del cibo

I significati attribuiti al cibo spaziano dalla convivialità, alla fame e sazietà, alla consolazione, alla palatabilità, al potere calorico, fino al controllo.

Per chi vuole perdere peso, il cibo è solo calorie, tante o poche, quindi visto soprattutto per l’alto o basso potere ingrassante. La restrizione calorica è intesa come il mezzo dimagrante più efficace e l’eventuale iperalimentazione cercata o subita (fame compulsiva) viene vissuta per il suo potere ingrassante. La prima dà forza, la seconda deprime e colpevolizza.

Oltre alle calorie e al significato dimagrante o ingrassante attribuito al cibo, c’è ben altro. L’alimento è formato da tanti elementi nutritivi, centinaia di piccole o grandi molecole capaci di interagire con le strutture e i meccanismi del nostro organismo.

Il cibo può essere nocivo se assunto in quantità errate o in tipologie dannose oppure può essere benefico. Assunto in maniera corretta apporta infatti i nutrienti indispensabili per la vita e la salute.

Sono sempre più le evidenze scientifiche che dimostrano come certi nutrienti hanno un’azione protettiva e in certi casi terapeutica: i micronutrienti come il ferro curano l’anemia, lo zinco migliora il metabolismo glucidico, i polifenoli sono preziosi per la capacità antiossidante, grassi buoni come gli omega 3 hanno funzione protettiva vascolare e i semi di cumino ricchi di antiossidanti sono in grado di contrastare malattie cronico-degenerative e si associano alla longevità.

Da qualche anno si utilizza il termine nutraceutico per mettere in evidenza l’azione farmacologica di certi cibi. Nutrigenomica è la scienza che studia l’influenza dei fattori nutrizionali sui fattori genetici, polimorfismi (caratteristiche) genetici in grado di esprimersi o meno in merito alla dieta e la predisposizione che diventa o meno malattia. Si parla di alimenti funzionali, sostanze in grado di ottimizzare i complessi meccanismi del nostro corpo. Attribuire al cibo un significato prettamente calorico può essere limitativo e in certi casi controproducente. Un organismo privato di nutrienti indispensabili vede limitata la sua funzionalità e compromessa anche la sua capacità di mobilizzare i grassi. Perdere peso in questo caso non coincide con la perdita di grasso ma va ad intaccare strutture nobili come la massa magra per poi inesorabilmente recuperare quello che si è perso. Il cibo, alimento costituito da innumerevoli elementi, serve a far funzionare al meglio le innumerevoli reazioni che sono alla base della vita. Il cibo sano è il nutrimento per il corpo e la mente.

 “E’ la prima volta che non mi sento a dieta (…) anzi, mangio e sono tranquillo (…) non penso al cibo (…)” “E’ diventata un’esigenza alimentarmi in questo modo (…) sento di stare bene.” “Che strano, all’improvviso sono scomparse le abbuffate, la fame compulsiva che sentivo di non poter fermare (…) adesso mangio quello che mi serve e non cerco altro.” “Quando stavo a dieta pensavo sempre al cibo (…) dovevo sempre controllarmi (…) sentivo la tensione fi no a quando scoppiavo (…) pensavo di non avere una buona forza di volontà. Adesso non sono diventata più brava, forte è (…) che non serve controllarmi (…) ho quello che mi serve.” “Mi sento con più energia, con più voglia di fare (…) non è vero che stare a dieta significa necessariamente dover soffrire (…)”

Tratto dal libro “Corpi uguali, storie diverse” del dott. Luigi Oliva