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venerdì 23 giugno 2017

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Caratteristiche comuni dei DCA Stampa E-mail

La sezione “caratteristiche comuni” dei disturbi del comportamento alimentare racchiude una eterogenea categoria diagnostica che contempla al suo interno manifestazioni alimentari scorrette caratterizzate da una sintomatologia clinicamente significativa che però non soddisfa i criteri diagnostici dei disturbi del comportamento alimentare ad oggi inquadrati a livello nosologico

I criteri diagnostici per un disturbo del comportamento alimentare “classico”, come l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa, possono non essere soddisfatti a causa di una durata inferiore dei sintomi in termini di tempo, per una minore significatività clinica delle manifestazioni sintomatologiche, o per una sovrapposizione di sintomi appartenenti a diverse categorie diagnostiche. Sarebbe tuttavia un errore sottovalutare questi disturbi partendo dal presupposto che non godono ancora di una chiara ed autonoma collocazione diagnostica (Walsh, Garner 1997), soprattutto alla luce di recenti dati statistici che stimano molto elevata la loro incidenza sul totale dei disturbi del comportamento alimentare.

Di seguito sono riportate le caratteristiche più peculiari e comuni di questi tipi di disturbi del comportamento alimentare “non classificabili”. Esse, oltre ad essere facilmente identificabili dai soggetti che ne sono affetti, sono oramai da tempo parte del bagaglio culturale dei professionisti del settore, che negli ultimi anni hanno potuto formulare dei protocolli di trattamento adeguati.

Bassa autostima: è una delle caratteristiche più frequenti nei soggetti affetti da disturbi del comportamento alimentare. La bassa autostima spesso spinge gli individui a sovrastimare l’apparenza corporea, riponendo nel raggiungimento della migliore forma fisica aspettative irreali di successo e di realizzazione personale.

Inoltre, la poca stima di sé contribuisce a far affrontare in maniera eccessivamente negativa eventuali “sconfitte” o “ricadute” alimentari, favorendo l’insorgere di un altro aspetto comune nei soggetti con disturbi alimentari, e cioè i sensi di colpa.

Sensi di colpa: l’imporre a se stessi una dieta troppo rigida stigmatizzando eventuali trasgressioni, non solo è un atteggiamento che favorisce l’accadimento di queste ultime, ma soprattutto rende facile l’insorgenza dei sensi di colpa a causa della non adempienza alle proprie prescrizioni. I sensi di colpa dunque innescano un circolo vizioso grazie al quale il soggetto alterna momenti di restrizione alimentare con altri di perdita di controllo, modalità alimentare che altro non porta che allo sviluppo di pensieri e comportamenti perpetuanti l’obesità.

Sintomi depressivi: a lungo termine, l’incapacità di adempiere ad una rigida prescrizione alimentare unita allo sperimentare numerosi fallimenti, può favorire l’insorgenza di sintomi depressivi che, in alcuni casi, possono risultare così significativi da interferire con le attività affettive, sociali e lavorative dei soggetti. Inoltre, il probabile utilizzo del cibo come “antidepressivo”, tipico di questi soggetti, altro non fa che peggiorare in maniera inesorabile la situazione.

Pensiero dicotomico: è il modo di pensare contraddistinto dalla caratteristica di catalogare le cose in maniera estrema, cioè bianche o nere, belle o buone, ecc. Questo atteggiamento, comune alle persone con disturbi del comportamento alimentare, risulta molto pericoloso in quanto rafforza il senso di fallimento di fronte anche ad una piccola “ricaduta” alimentare, favorendo l’insorgenza dei sensi di colpa e l’insinuarsi e il successivo perpetuarsi dei sintomi depressivi.

Perfezionismo : con questo termine si fa riferimento all’abitudine di domandare a se stessi o agli altri una prestazione maggiore rispetto a quella richiesta dalla situazione. Questa tendenza è spesso accompagnata ad una valutazione critica del proprio comportamento (Frost et al., 1990).

Sbilanciamento Devo/ Voglia

Bisogno di esercitare il controllo

Vergogna

Eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee

Colpevolizzazione ( stigma sociale)



Alcune caratteristiche del perfezionismo possono essere viste come socialmente desiderabili ed appaiono essere funzionali dato che spesso sforzi elevati sono spesso associati a soddisfazione personale e ad un aumentato senso di autostima. D’altra parte la tendenza al perfezionismo può essere associata ad un forte bisogno di evitare fallimenti, ed in questo caso può favorire lo sviluppo di elementi stressiogeni, umore oscillante, difficoltà a creare legami ed incapacità a tollerare critiche, fallimenti ed errori con la conseguente rinuncia all’affrontare compiti giudicati difficili.

La terapia proposta nel nostro Ambulatorio

 

Ultimo aggiornamento ( domenica 27 settembre 2015 )






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