13

novembre

2017

Binge Eating Disorder (disturbo da fame compulsiva)

donna che mangia compulsivamente

Conosciuto anche come disturbo da fame compulsiva, è un disturbo del comportamento alimentare comune al 40% della totalità degli obesi. Scopriamo insieme a quali comportamenti è associato e come fare a riconoscerlo.

Il Binge Eating Disorder (conosciuto anche come BED, ovvero disturbo da fame compulsiva) è un disturbo alimentare in cui si verificano ricorrenti episodi di abbuffate – con sensazione di perdita del controllo – a cui fanno seguito sensi di colpa, disgusto e disagio verso se stessi e il proprio comportamento.

All’origine dell’abbuffata c’è spesso una storia fallimentare di diete dimagranti iniziate e poi abbandonate, ma soprattutto una incapacità di fondo nella gestione delle proprie emozioni. Rabbia, noia, depressione e ansia scatenano la perdita del controllo e determinano l’inevitabile abbuffata.

Il binge eating interferisce con la vita e il benessere della persona, chi ne soffre il più delle volte nasconde il problema, si isola, si colpevolizza, si rassegna. Il trattamento più efficace nel contrastare questo problema é costituito dalla terapia psiconutrizionale interdisciplinare, la quale è in grado di determinare un’importante diminuzione o addirittura la scomparsa delle abbuffate in tempi molto rapidi. E’ il disturbo del comportamento alimentare in assoluto più frequente, e anche quello che si cura con più facilità.

Il primo passo da fare è innanzitutto uscire dall’isolamento e chiedere aiuto.

Presso l’Ambulatorio Specialistico del Dott. Luigi Oliva questo modello di terapia viene proposto già da diversi anni riscontrando sempre più frequentemente la risoluzione della sintomatologia e la conseguente gestione del peso corporeo.

CRITERI DIAGNOSTICI DSM 5

EPISODI RICORRENTI DI ABBUFFATE

Un’abbuffata è determinata dalla presenza delle due seguenti caratteristiche:

  • Assumere in un periodo di tempo circoscritto (ad esempio nell’arco di due ore) una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso arco di tempo e in circostanze simili.
  • Avvertire, durante l’episodio,  un senso di mancanza di controllo nei confronti dell’atto di mangiare (per esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando).

Gli episodi di abbuffate compulsive sono associati ad almeno tre dei seguenti caratteri:

  1. Mangiare molto più rapidamente del normale;
  2. Mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di “troppo pieno”;
  3. Mangiare grandi quantità di cibo pur non avvertendo alcun senso di fame;
  4. Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
  5. Provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato troppo.
  6. Le abbuffate compulsive suscitano sofferenza e disagio.
  7. Le abbuffate compulsive avvengono, in media, almeno una volta la settimana per almeno sei mesi.
  8. Non vengono attuati comportamenti compensatori considerati “inappropriati” e il disturbo non si riscontra soltanto nel corso di anoressia o di bulimia nervosa.

GRADI DI SEVERITÀ DEL DISTURBO

Lieve: 1-3  abbuffate a settimana
Moderata: 4-7  abbuffate a settimana
Severa: 8-13  abbuffate a settimana

COS’È UN’ABBUFFATA COMPULSIVA

Per molte persone un’abbuffata è qualcosa di perfettamente innocuo: uno scivolone o un errore dietetico, un semplice abuso. Per altri, tuttavia, indica una perdita di controllo sul mangiare, e per molti è un problema serio, soprattutto per le donne dei paesi occidentali, ma sempre più spesso anche per gli uomini. Per chiarire le possibili definizioni di abbuffata, i ricercatori hanno esaminato in dettaglio le esperienze di coloro che hanno attacchi di alimentazione incontrollata. Anche se non ci sono due resoconti personali identici, risulta che le vere abbuffate compulsive hanno in comune due caratteristiche: la quantità di cibo mangiata è consistente e nello tempo c’è la sensazione di perdita di controllo. L’identificazione di questo filo comune ha consentito all’Associazione Psichiatrica Americana di arrivare ad una definizione tecnica generalmente accettata del termine abbuffata compulsiva.

QUANDO SI DEFINISCE ABBUFFATA

Un episodio di abbuffata compulsiva è caratterizzato dalla presenza di entrambi i seguenti elementi:

1. Assumere in poco tempo una grande quantità di cibo (una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso arco di tempo e in circostanze simili);

2. Avvertire un senso di perdita di controllo nei confronti dell’atto di mangiare.

L’elemento centrale dell’abbuffata compulsiva è proprio la sensazione di perdita di controllo.

E’ soprattutto questa caratteristica che distingue l’abbuffata compulsiva dall’alimentazione quotidiana eccessiva e dalla semplice indulgenza. Le descrizioni personali delle abbuffate compulsive sono molto rivelatrici. Per varie ragioni, tuttavia, qualcuno potrebbe non riconoscersi del tutto in questi racconti.

“Prendo qualsiasi cibo mi capiti sottomano e me lo ficco in bocca, a volte senza nemmeno masticarlo. Ma quando lo stomaco inizia a farmi male e mi sento tutta accaldata, comincio a sentirmi in colpa e spaventata. E’ solo quando sto proprio male che smetto di mangiare”.

SENSAZIONI

I primi momenti di un’abbuffata compulsiva possono essere piacevoli. Il gusto e la composizione del cibo possono sembrare molto apprezzabili. Tuttavia raramente queste sensazioni durano a lungo. Nel giro di poco tempo vengono sostituite da sensazioni di disgusto, mano a mano che si continua a mangiare. Alcune persone provano ribrezzo per ciò che stanno facendo, ma non riescono a smettere.

MANGIARE VELOCEMENTE

Di norma la gente mangia velocemente durante un’abbuffata compulsiva. Si è visto che le persone con bulimia nervosa mangiano ad una velocità doppia e anche più, rispetto a quelle che non hanno disturbi del comportamento alimentare. Molte si riempiono la bocca di cibo in maniera meccanica, masticandolo appena. Altre bevono in abbondanza per fare andare giù il cibo più facilmente, e questo contribuisce a farle sentire piene e gonfie. Ad alcune persone questo facilita anche il vomito successivo.

AGITAZIONE

Alcuni camminano su e giù o gironzolano mentre mangiano. A volte sembrano disperati. Avvertono un desiderio irresistibile di cibo che li porta a mangiare avidamente. Ecco perché si utilizza l’espressione “abbuffata compulsiva”. Avere del cibo a disposizione diventa estremamente importante: si può prendere quello degli altri, rubarlo ai grandi magazzini, o mangiare cibo scartato. I più considerano questo comportamento vergognoso, disgustoso e degradante.

“Comincio con una scodella di cereali. La mangio molto velocemente e subito dopo ne prendo altre due o tre. In quel momento so che il mio controllo è partito e continuerò ad abbuffarmi fino in fondo. Mi sento ancora molto tesa e vado disperatamente alla ricerca di cibo. So che è davvero disgustoso. Mando giù il cibo in fretta. Qualche volta vado in centro e mi fermo nei negozi lungo la strada. Compero poco in ogni negozio, in modo da non suscitare sospetti. Smetto quando rimango senza soldi, o più spesso perché sono così piena che fisicamente non ce la faccio più”.

STATO ALTERATO DI COSCIENZA

La gente spesso descrive le proprie sensazioni come se durante un attacco bulimico fosse in trance. Se l’avete provato, sapete che tale comportamento risulta quasi automatico, come se in realtà non foste voi ad abbuffarvi.

“Tutto dipende da come mi sento quando mi sveglio. Se sono infelice o qualcuno ha detto qualcosa che mi ha fatto arrabbiare provo un forte bisogno di mangiare. Quando arriva questo impulso sono accaldata e sudata. La mente è vuota e automaticamente vado verso il cibo. Mangio molto in fretta, come se temessi che mangiando lentamente avrei troppo tempo per pensare a quello che sto facendo. Mangio stando in piedi o camminando. Spesso mangio guardando la televisione o una rivista. Tutto questo per impedirmi di pensare perché pensare significherebbe affrontare quello che sto facendo”.

SEGRETEZZA

Una caratteristica dell’abbuffata compulsiva tipica è che avviene in segreto. Alcune persone si vergognano talmente tanto del fatto che si abbuffano che fanno di tutto per tenerlo nascosto e a volte ci riescono per anni. Una tecnica che usano è quella di mangiare in modo abbastanza normale quando sono con gli altri; un’altra è di ricorrere a notevoli sotterfugi. Forse conoscete alcuni degli escamotage utilizzati per tenere nascosto questo comportamento: dopo un pasto normale alcune persone ritornano in modo furtivo a mangiare tutti gli avanzi, altre portano il cibo in camera o in bagno per mangiarlo senza timore di essere scoperte.

“Lascio il lavoro e vado a comperare da mangiare. Comincio a mangiare prima di arrivare a casa, ma in modo furtivo. Il cibo è nascosto nelle tasche, arrivata a casa inizio sul serio. Mangio finché lo stomaco mi fa male e non riesco più a continuare. E’ solo a questo punto che esco dalla trance e penso a quello che ho fatto”.

PERDITA DI CONTROLLO

Come detto prima, questa è la caratteristica fondamentale delle abbuffate compulsive, ma varia notevolmente da individuo a individuo. Alcune persone la sentono molto prima di cominciare a mangiare. Per altre c’è un’evoluzione graduale dal momento in cui iniziano ad abbuffarsi. Per altre ancora potrebbe arrivare all’improvviso, quando si rendono conto che hanno mangiato troppo. E’ interessante notare che alcune persone che si abbuffano da anni riferiscono che la sensazione di perdita di controllo si è attenuata con il tempo, perché l’esperienza ha insegnato loro che questi attacchi di abbuffate sono inevitabili, costruendo in tal modo una profezia che si autoadempie. Il fatto di progettarle, consente loro di esercitare un certo controllo su quando e dove avverranno, minimizzando così lo sconvolgimento delle proprie attività quotidiane. Pertanto sentono che in realtà non hanno perso il controllo. Tuttavia non è affatto vero, dal momento che non riescono ancora ad evitare le abbuffate; inoltre riferiscono di non essere capaci di smettere di mangiare una volta che hanno cominciato. Lo stesso vale anche quando s’interrompe un attacco bulimico. Le provviste possono essere esaurite, può suonare il telefono o può arrivare qualcuno. In questi casi l’abbuffata ricomincia più tardi, dal punto in cui era stata interrotta. E’ come se chi si abbuffa in questi momenti fosse “in pausa”.

IL MODELLO DI AUTO-PERPETUAZIONE DELLE ABBUFFATE

Spesso i soggetti in soprappeso presentano delle caratteristiche di personalità come il perfezionismo, la bassa autostima e l’insoddisfazione nei confronti della vita e verso sé stessi che talvolta li porta ad avere un’estrema preoccupazione per la forma e il peso corporeo. Per far fronte all’insoddisfazione vissuta per il peso e per la forma del corpo, una delle soluzioni adottate è quella di iniziare una nuova dieta, spesso molto ristretta, che consiste nell’evitare alcuni cibi, nella sensibile riduzione delle porzioni o addirittura nel saltare alcuni pasti. Lo stare a dieta induce un senso di deprivazione che può essere avvertito sia dal punto di vista fisiologico che cognitivo e ciò può scaturire l’insorgere del fenomeno dell’abbuffate. L’abbuffata compulsiva è una risposta naturale all’essere cronicamente in dieta e agli sforzi prolungati di mantenere un peso corporeo più basso. Tale comportamento può essere vissuto come fuori dal controllo personale, inducendo un senso di vergogna e di colpa per aver infranto le regole personali e per non essere stati, ancora una volta, capaci di controllarsi. Inoltre la paura di aumentare di peso può essere così forte da portare a misure compensatorie estreme come l’utilizzo del vomito autoindotto e/o l’abuso di lassativi e diuretici. Più di frequente, però, c’é il tentativo di riacquistare il controllo intraprendendo un nuovo periodo di diete che creeranno, con l’andare del tempo, un ciclo che diviene autoperpetuante, in quanto ad ogni nuova perdita di controllo sul cibo si avrà un peggioramento generale delle caratteristiche personali evidenziate all’inizio e un aumento delle preoccupazioni nei confronti delle forme e del peso corporeo. E’ solo quando la persona inizia ad interrompere questo schema mangiando normalmente, che gli impulsi ad abbuffarsi recedono, ed il cammino verso la guarigione può dirsi finalmente iniziato. I soggetti con questo disturbo che giungono in un ambulatorio specialistico presentano di solito gradi variabili di obesità, hanno una storia alle spalle di ripetuti tentativi di perdere peso e si sentono disperati per la loro incapacità di controllare l’assunzione di cibo. Fra questi c’è ancora chi continua ciclicamente a ripetere tentativi autonomi di limitare le calorie assunte, altri oramai hanno perso tutte le speranze di riuscirci. Questi soggetti hanno generalmente una storia di fluttuazioni di peso più marcata rispetto ai soggetti che non presentano il problema dell’alimentazione incontrollata.